Le possibili insidie al sub-tropicale di fine decade


Quando si affronta la problematica del global warming antropico non si può disconoscere che la stragrande maggioranza dei climatologi indica l’influenza dei gas serra.

La scienza, infatti, ha oggi caratteristiche tali da rendere insignificanti le teorie delle piccole minoranze che, o per ignoranza, o per il desiderio di porsi come la scienza eretica alla galilei, criticano tale maggioranza scientifica. Ben venga il sano eretico, ed ovviamente quello intelligente e ricco di conoscenza.

Ma in scienza si tratta di una figura che non ha più senso perché il metodo, la tecnologia disponibile e il rigore epistemologico sono oggi tali da offrire risultati ineccepibili ed evidenze che non possono non uniformare tutti o quasi tutti i medesimi scienziati di un certo settore del sapere. Ecco perché, al netto di piccole discordanze e di sfumature che nel grande campo della scienza sempre sussistono, certe minoranze che negano quanto dice la scienza e l’evidenza rientrano in un quadro non di nobile eresia ma di ridicolo, di pregiudizio, di assenza di doti razionali e di totale ignoranza.

Venendo alla situazione meteo non possiamo non continuare a trattare del nostro poco amato ramo africano del sub-tropicale, giacché tuttora protagonista. Occorre, però ed in proposito, fare un minimo di chiarezza, perché il caldo da esso fornito non ha sempre le medesime caratteristiche. Dire che è caldo perché affluisce aria africana non è sempre corretto, anzi. Giorni fa, con un minimo di pressione in mediterraneo centrale, c’è stata, effettivamente ed a tutte le quote, una avvezione calda da sud e dall’entroterra africano.

Ma il più delle volte e quando c’è l’africano detta avvezione, soprattutto al suolo, non c’è. La barica dei bassi strati, ovvero, non presenta una struttura in grado di produrre richiami di aria da sud. Per cui il grande caldo del medesimo promontorio non è legato ad avvezione ma è legato, principalmente, alla subsidenza ed alla compressione adiabatica. Nell’anticiclone dinamico, presente soprattutto in quota, l’aria scende ed opera un processo di compressione.

La medesima compressione è, poi, adiabatica, si svolge, cioè, senza scambi di calore con l’esterno per cui produce, secondo le leggi della termodinamica ed anche dei gas, calore. La P (pressione) ed il V (volume) sono proporzionali alla T (temperatura), e se la P aumenta, a meno di diminuzioni sufficientemente condizionanti del V, la T deve aumentare (PV=nRT). Il nostro africano, che stavolta non è associato come giorni fa ad una avvezione da sud, è in fase di ulteriore crescita e consolidamento e ci accompagnerà per tutta la settimana.

Si prospetta, tuttavia e per fortuna, un cambio ad inizio prossima settimana, che lascia sperare in un certo trasferimento dei massimi verso ovest ed in una apertura ad infiltrazioni da settentrione o da nord-ovest, in grado di innescare un cambio circolatorio, più o meno temporaneo, favorevole all’ingresso di correnti più fresche ed instabili, soprattutto per i settori orientali (vedi disegno della situazione prevista in quota intorno ai giorni 7/8). Non che la faccenda sia così chiara, tant’è che non tutti i modelli vedono questo cambio come deciso o netto, ma, in ogni caso, speriamo bene…

Please follow and like us:
0
Tweet 20
Pin Share20

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *