Il grande freddo dei sogni…


Coloro che amano sognare guardando il futuro, ed in relazione a questo credere alle fandonie e farsi imbonire, continueranno a farlo, anche a dispetto di situazioni annunciate che non si realizzano. A molti piace credere alle favole e tutto ciò che riguarda il futuro rientra in questo negativo fenomeno a sfondo psicologico. E la meteo, che il futuro lo contempla, finisce, non volendo ed ahimé, per rientrare nel concetto. Titoloni ed articoli che, guardando carte di ben oltre 10 giorni e guardando la corrispondente stratosfera, annunciano grandi eventi con modi anche strampalati, dicendo, nella sostanza, poco o niente, continueranno ad esistere e continueranno ad esistere coloro che tutto questo lo seguono, e, curiosi ed attratti, lo apprezzano anche. E se esiste gente che segue ed apprezza qualcuno che racconta del clima che sarà nei prossimi decenni, beh, questo ed altro. Bontà loro e complimenti!! Le strombazzate sul grande inverno, anche quest’anno, sono inziate molto presto e sono andate avanti per un bel pò. E il grande split del VPS; e il ribaltone di inizio gennaio; e il grande freddo della seconda metà di gennaio. E mica si sono fermate; macché. Stanno andando avanti. Adesso, ad es., c’è il gelo di san valentino; tra un pò ci sarà la neve a roma di inzio marzo; e così via. Avanti così. Certo è che bisognerebbe introdurre nelle scuole, sin dalle elementari, una materia che educa ad interpretare bene quanto si guarda, si ascolta e si legge su internet e che fa capire anche certi modi con cui si approfitta di una certa psicologia delle persone, dei creduloni e della ignoranza. Quando scrivo di meteo tendo ad insistere su questo concetto perché, credetemi, il quadro relativo è davvero variopinto, ampio e grottesco, al punto da non crederci che una materia come la meteo, immaginandola detta da grandi persone e meteorologi come i bernacca, i baroni, i caroselli, i giuliacci, i sottocorona, presenti oggi questo discutibile aspetto. Il grande freddo spesso annunciato e tutt’ora nei programmi di qualcuno, dicevo. Se n’è visto poco e, se si guardano le carte anche del lungo tempo, non se ne vede molto. Dicendola tutta a 360 gradi va detto che qualcosa sembra muoversi nel medio termine a favore di un maggiore dinamismo meridiano che rende possibile qualche sbuffata o qualche spinta fredda dal nord-atlantico o dai mari del nord; ma sempre nell’ambito di un contesto relativamente mobile in cui le eventuali irruzioni si presentano moderate, di breve durata ed entro lo schema di onde successive di opposto segno. Il mio disegno della situazione generale relativo ai giorni 13/14 indica, appunto, udite udite, il profilo di una possibile irruzione ed indica, nel contempo e per come sopra descritto, il contesto di una dinamica generale un pò diversa dall’attuale perché, appunto, fatta di più ampie oscillazioni positive e negative, per quanto sempre relativamente mobile. E le possibilità di qualcosa di più consistente e duraturo in termini di freddo? Beh, se si guarda anche fino a fine seconda decade non se ne vedono, ed anzi, si vede tutt’altro. Ma si sa, guardare troppo oltre serve a poco, anche se qualche “meteorologo/climatologo” non lo sa, o fa finta di non saperlo…

Autore Pierangelo Perelli

Atlantico senza tregua…


Il quadro della situazione che persiste da tempo e che tende a persistere ancora per giorni ce lo racconta l’andamento del Jet Stream dei 300 hPa (vedi frecce), sintomatico di un fronte polare relativamente basso di latitudine ed associato ad un flusso perfettamente zonale, con ondulazioni poco pronunciate. Il mio disegno si riferisce alla configurazione generale prevista a 96 ore o intorno ai giorni 09/10. La medesima configurazione fa un pò da simbolo rappresentativo di quanto sta accadendo da tempo ed accadrà, e che descrive un contesto climatico mediterraneo da autunno inoltrato più che da vero inverno. Si tratta del classico tempo atlantico che traina moderate onde negative, in grado anche di disegnarsi come circolazioni cicloniche ed in cui si collocano ben definiti sistemi frontali, con tanto di fronte caldo e fronte freddo. Il tempo associato presenta temperature tendenzialmente, e più o meno, sopra-media, anche se non così alte, nonché grande variabilità e frequenti fasi piovose. Sul quando le cose cambieranno si accaniscono con ossessione pagine e siti, che, magari, guardano alla stratosfera, scrivono inutili e patetici poemi epici strappa applausi su trend degli indici teleconnettivi e cose del genere, osservano mappe a 10 giorni od oltre, esprimendo ipotesi su ipotesi che, però, ahimé e per come l’esperienza e la conoscenza della meteo insegnano, lasciano il tempo che trovano. In libertà non che sia proibito scrivere certe cose, fare dissertazioni, lavorare di fantasia, guardare le carte a 15 giorni, guardare ai trend di medio-lungo termine degli indici, guardare alla stratosfera, ecc. Ma, pur avendo un minimo di valenza da certi punti di vista, tutto ciò, e per come il più delle volte la meteo ci dimostra, ne ha davvero poca sul piano delle previsioni. Tant’è che, ad es., è da dicembre che, sulla base di proiezioni varie e di altro, si legge di grandi afflussi freddi in arrivo, che poi non si sono verificati, che non si stanno verificando, e che, nonostante questo, non demordendo, si continuano a prospettare rimandandoli. Magari alla fine un afflusso freddo arriverà; ma per essere una conferma di certe illuminate visioni sarà, comunque e davvero, un pò troppo tardi. A me rimane davvero difficile prospettare probabili situazioni guardando mappe già oltre i 7/8 giorni. Ben più logico considerarle pure ipotesi che stanno tra altre possibilità e che acquisiscono un minimo di maggiore credibilità quando sussista una corrispondente netta uniformità di tutti i modelli. In questo caso, ad es., si nota una certa evoluzione intorno a metà mese associata a rimonte di alta pressione in atlantico, possibile motivo di un contesto più settentrionale o nord-occidentale (vedi freccia grande), magari capace di definire eventuali transiti perturbati come irruzioni. Ma è davvero troppo presto per prendere il tutto per buono…

Autore Pierangelo Perelli

Il tipico tempo variabile perturbato di matrice oceanica…


Quello che accadrà tra vari giorni e nel lungo termine lo vedremo. Si stanno considerando molto il displacement e lo split del vortice polare stratosferico che i modelli continuano a prevedere tra fine decade e metà mese ma è perfettamente inutile, guardando a detta evoluzione, fare dissertazioni sulle possibilità di certe relative influenze sul tempo mediterraneo. Guardando ai prossimi giorni e spingendosi fino alla fine della prima decade del mese circa, e considerando, ovvero, un termine temporale tale da consentire un minimo di ipotesi realistiche, il fatto sostanziale e che continuerà ad essere dominante sembra essere quello di un quadro con aspetti configurativi più di tipo autunnale che invernale. Un contesto atlantico, occidentale e piovoso di questo tipo, infatti, non è certo tipico di questo periodo stagionale. E, tra l’altro, con il freddo che, per ora, rimane solo nei sogni di certe fantasiose e grottesche visioni meteo che pervadono la rete e che risultano, oltre che ripetitive, irrealistiche ed inaffidabili, assai stucchevoli. In relazione alla fase atlantica suddetta e ad uno dei momenti più perturbati del periodo ho voluto fissare l’attenzione sulla situazione generale prevista nel breve termine in quanto la medesima presenta elementi dal valore didattico e di interesse. Lo spedito flusso occidentale che traina successive onde e relativi fronti incontra, proprio al livello del mediterraneo, una certa temporanea resistenza che lo frena e lo costringe ad un certo sviluppo meridiano. E questo con la conseguenza dello sviluppo di una linea frontale che, per come tipicamente accade in detti casi, tende a rallentare ed a disegnarsi con ondulazioni lungo un frontogenetico flusso meridionale. Il sistema sfonderà verso est, ma, per tale tipo di evoluzione, non in maniera così spedita, e proponendosi con il transito, nell’ambito delle prossime 24/48 ore, di onde da sud o sud-sud-ovest. Tutto questo ce lo racconta in maniera chiara il medesimo disegno della situazione a 24 ore, in cui si può apprezzare la linea frontale sud/nord ondulata che si prolunga sino all’entroterra africano e disposta proprio all’altezza della penisola e del mediterraneo centrale. Di interesse e da sottolineare anche la presenza di una figura anticiclonica presente dall’islanda all’europa orientale, che delinea un marcato flusso antizonale ben freddo, nonché una sorta di blocco rispetto al flusso meridionale che interessa le basse altitudini, tale da produrre disposizioni frontali stazionarie o semistazionarie. Con detto freddo ben lontano e, a noi, estraneo, questa sorta di autunno mediterraneo avrà ancora giorni a disposizione giacché il corso atlantico sembra voler persistere, magari e forse, per come vuole indicare la freccia grande e come linea di tendenza del medio termine, associato ad un flusso più teso e meno ostacolato verso levante…

Autore Pierangelo Perelli

Dominio atlantico, fino a quando?


Scrutare lo split del vortice stratosferico che i modelli, al momento, confermano per fine prima decade di febbraio, è lecito ma non può, in alcun modo, indicare la probabilità che lo stesso abbia una qualche influenza sul tempo mediterraneo. Potrebbe averla, oppure averla su altre aree dell’emisfero, oppure non averla. Fenomeni come un Sudden Stratospheric Warming (SSW) (in questo caso con valori max di -20) ed uno split possono far sperare, ma occorre, sempre, attendere e attendere parecchio prima di scrivere titoloni ed articoli previsionali nel merito. Il Winter Coupling Index (WCI), quando la sua previsione nel medio/breve indichi valori di 3 o superiori, ci può dare un’idea più concreta nel merito. Ma anche in questo caso potremmo sempre aspettarci che gli effetti sul VP, sul piano della distribuzione delle onde e dei centri barici a livello emisferico, non sia tale da creare effetti particolari in mediterraneo ed in Italia. Se esaminiamo, infatti, la statistica degli stratwarming degni di tale nome e le volte che questi producono eventi freddi o molto freddi in Italia, si hanno dati non proprio, per i freddisti, confortanti. Ovvio che tutto può succedere e vedremo. Al momento, alle latitudini medio-basse, continua, imperterrito e piuttosto restìo a cedere, il contesto atlantico da tempo in azione ed associato a temperature né troppo alte e né troppo basse, non proprio ascrivibile ad un clima invernale freddo ed anzi, ascrivibile, anche in termini di precipitazioni, ad un autunno inoltrato o ad un inverno maturo ed in stanca. Un contesto del genere, in considerazione delle latitudini in cui si colloca, più o meno, il fronte polare, è ascrivibile ad un flusso ondulato che, con le sue perturbazioni, coinvolge, in pieno o giù di lì, il mediterraneo. Tra intervalli di breve durata con modesta componente anticiclonica e transiti perturbati, di questo tipo di tempo ne avremo, probabilmente, ancora per giorni. E ne avremo per giorni con la, ancora da confermare, possibilità, che solo intorno al 10, si possa avere un certo rialzo barico ad ovest sull’oceano, magari in grado di, almeno temporaneamente, arrestare tale flusso zonale e configurare una saccatura a carattere freddo capace di estendersi al mediterraneo. Vari modelli, intorno a questa ipotesi, concordano, ma è chiaro che, considerata la distanza temporale che non consente di avere certezze, ci sarà da attendere e molto da verificare. Il mio disegno illustra la situazione generale prevista intorno ai giorni 3/4 e mostra la fascia depressionaria che, dal nord-atlantico groenlandese, spinge in direzione del mediterraneo, con le sue correnti occidentali. Nel contempo mostra anche una certa figura anticiclonica, anche dinamica tra Islanda e Groenlandia e più termica sull’europa nord-orientale, che, però, in termini di flusso anti-zonale e per il momento, ha ben poca influenza. Ed ha ben poca influenza, come detto, almeno sino, molto probabilmente, a fine decade, ed ovvero a quando, se assumiamo come veri certi forecast, un certo rialzo barico di tipo dinamico in atlantico potrebbe venire a costituire una disposizione anticiclonica tra oceano iberico ed Islanda (frecce grandi)…

Autore Pierangelo Perelli

I 3 GIORNI DELLA MERLA

I GIORNI DELLA MERLA

Secondo la tradizione popolare, i giorni della merla sono gli ultimi tre giorni del mese di gennaio, ovvero il 29, 30 e 31, e sarebbero i giorni più freddi dell’anno.
Come ogni leggenda, anche questa ha varie versioni . Quelle più conosciute sono due . La prima dice che a causa del gran freddo , una merla cercò riparo insieme ai suoi piccoli pulcini dentro ad un comignolo, dal quale ne uscirono completamente ricoperti di fuliggine, solo il 1° febbraio e, da quel giorno si racconta che le femmine del merlo , originariamente dal piumaggio nero come i maschi, furono grigie.


L’altra versione, forse un po’ più nota rispetto alla precedente, racconta che gennaio mese molto freddo, si divertisse a far si che ogni volta che la merla usciva dal nido in cerca di cibo, ci fosse sempre gelo.
La merla , stanca di subire tali soprusi, decise di fare provviste per tutto il mese che a differenza di oggi contava 28 giorni.

L’ultimo giorno del mese , il 28 quindi , la merla sicura di essere ormai al riparo dalle angherie di gennaio, uscì dal nido cantando.
Gennaio, sentendosi deriso dalla merla chiese in prestito 3 giorni al mese di febbraio scatenando pioggia , gelo, neve e bufere.
La merla cercò riparo dentro ad un camino e quando ne uscì le sue piume, a causa della fuliggine, non erano più nere ma grigie , e così rimase per sempre.
Altre leggende narrano che la merla avesse le piume bianche e soffici ma a causa dei dispetti di gennaio , si rifugiò in un camino e quando ne uscì le sue piume erano nere.

Secondo la tradizione popolare se i giorni della merla sono freddi la primavera sarà bella, al contrario la primavera tarderà ad arrivare.
Tutte le leggende però nascono da un fondo di verità.
Nel calendario Romano ,( Istituito da Romolo nel 753 a.c ) , il mese di gennaio ( che aveva appena 28 giorni ), venne introdotto solo nel 713 a.c con le modifiche apportate da Numa Pompilio, che introdusse anche il mese di febbraio.
Con le riforme di Numa Pompilio, i mesi originariamente istituiti da Romolo, passarono quindi da 10 a 12.
Gennaio ( Iannuarius ) venne dedicato al Dio Giano ( Ianus) , divinità romana raffigurata con due volti; colui che può guardare il passato e il futuro e quindi perfetto ad apertura e chiusura di un anno.
Da aggiungere inoltre che quella della ” Leggenda della merla” se ne trovano citazioni anche nella Divina Commedia.
Già nel 300 la favola ed il motto erano noti. Ecco perché gli ultimi tre giorni del mese di gennaio erano, e sono , chiamati ” DELLA MERLA ” !

Fonte web

L’inverno del freddo rimandato a data da destinarsi…


Coloro a cui poco interessa fare, scrivere, dire, relativamente ad una qualunque materia scientifica o artistica, cose riconoscibili in termini di valore e di pensiero, hanno, comunque e sul piano delle interazioni sul web, pane per i loro denti. Il numero di like, le interazioni di approvazione, la quantità di seguito relativo nei confronti di post ed articoli il cui valore, scientifico o artistico, è scarso, nullo o di segno negativo, superano, spesso e volentieri, quelli relativi a post ed articoli che meritano, invece, considerazione. E’ un brutto segno di tempi in cui, su internet, e social soprattutto, domina la sottocultura piuttosto che la cultura. Ed è un peccato giacché un mondo dove la gente trascura cose insignificanti, fake, e similari, e considera, invece, cose che hanno valore, che hanno un senso, che informano correttamente, che corrispondono alla realtà dei fatti, ecc. sarebbe un mondo migliore. La meteo sta dentro a questo concetto per intero; tant’è che quando si legge da qualche parte, nel bel mezzo dei tanti discutibili modi di, questa povera meteo, trattarla, che l’attuale grande freddo USA è sinonimo del fatto che non esiste il GW, e si vede che certa roba riceve molte interazioni, una domanda dobbiamo porcela. E dobbiamo porcela per vari motivi; ad es. perché se questo dire lo dice l’uomo della strada è un conto, mentre se lo dice qualcuno che si definisce esperto posso cominciare a ritenere che tanto esperto non sia, a meno che non rientri nel quadro di coloro a cui poco interessa dire o scrivere cose con un senso ed a cui interessa piuttosto fare cassa di interazioni. Io credo che trattando di meteo pubblicamente, ma anche di altro, bisognerebbe, tutti, sia esperti che appassionati, fare uno forzo per scrivere o dire cose che hanno un minimo di senso scientifico. E questo, per fortuna, in molti casi accade; ma, in molti altri, no. La situazione meteo in corso e che proseguirà anche nei prossimi giorni è rappresentata da un dominio incontrastato dell’atlantico e da una corrente che traina, lungo l’oceano e lungo l’europa centro-meridionale, successive onde negative o sistemi perturbati. Da cui il tipico tempo tanto variabile/perturbato quanto associato ad una perfetta situazione mobile, fatta di ondulazioni poco marcate. Quanto attiene, in termini di bassi strati, alle aree anticicloniche, soprattutto di natura termica che, in inverno, tendono a dominare la scena siberiana, artica o delle alte latitudini, attiene a qualcosa che, per il momento, ci riguarda assai poco, giacché le stesse configurazioni, tenute a bada dalla dominante zonale, se ne rimangono distanti e, appunto, alle alte latitudini. Dinamica di flussi e di centri barici non può del tutto escludere che, anche in un contesto oceanico come questo, l’aria fredda possa scendere di latitudine fino a coinvolgere quanto meno le latitudini delle nostre regioni settentrionali; ma la possibilità di una tale discesa del fronte polare rimane alquanto remota ed occorrono evoluzioni che, al momento e per il prossimo futuro, non sembrano potersi concretizzare. Anche la possibilità che il flusso atlantico subisca una interruzione così da configurare una storia decisamente diversa ed in grado di alimentare speranze freddiste da situazione dinamica appare alquanto lontana. Il mio disegno indica la situazione generale prevista per l’inizio di febbraio e conferma, in pieno, il solido dominio atlantico suddetto…

Autore Pierangelo Perelli

Più autunno che inverno…


Il riscaldamento di natura antropica è nelle dimostrazioni scientifiche della scienza dei grandi istituti di livello mondiale. Pertanto la discussione con tutti coloro che sostengono il contrario non si pone. Una volta, sul treno che mi portava all’università, mentre stavo leggendo un importante libro di genetica ci fu un ragazzo che mi indicò quella roba lì come fuffa e roba inutile. Non lo considerai. Pensate che ogni dialogo o discussione con questa persona avrebbe sortito effetti di qualche tipo o che, in detta persona, avrei instillato almeno qualche minimo dubbio? Non credo che chi scrive o sostiene cose che non hanno basi scientifiche, in qualunque campo, e che si oppone alla scienza dimostrata, meriti considerazione o dialogo. D’altra parte, almeno per quanto riguarda la mia esperienza, il più delle volte si tratta di soggetti che, non solo dimostrano un atteggiamento marcatamente pregiudiziale, ma tendono ad avere un atteggiamento irrispettoso, deridente, non curandosi in alcun modo della realtà che li sconfessa, che essa sia fatta di semplici esperti o sia fatta di premi Nobel. Oltretutto, poi, nel merito del clima e del GW, non credo proprio che i ricercatori, i grandi scienziati del clima, i relativi premi Nobel, enti o istituti come IPCC, NOAA, AEA, CNR-ISAC, WMO, ecc. ecc. vivano di incubi notturni perché esistono alcuni movimenti o alcune persone che professano teorie contro. C’è, poi, anche da dire che, internet e social, dove si può scrivere qualunque cosa, o quasi, in libertà, un certo desiderio di protagonismo, associato al mostrarsi alternativi, lo assecondino ben bene, anche o soprattutto per il fatto che di gente che interagisce su argomenti di cui non sa nulla, o che crede a cose campate in aria, ovvero senza un minimo di base scientifica, ce n’è a volontà. Ovvio che chi sostiene che non esiste il GW antropico, chi prevede grandi freddi che poi, puntualmente, non arrivano, o chi sostiene teorie alternative a quello che sostengono i premi Nobel, continuerà a farlo. E che lo faccia. Ma, riguardo all’influenza che può avere sugli scienziati e a livello degli istituti di cui sopra, può tranquillamente mettersi l’anima in pace, credo. Ed il tempo in corso di questo fine gennaio? Beh, lo abbiamo già detto in precedenza. E’ un tempo più da autunno che da inverno, e lo sarà ancora per giorni, con il freddo che non ci cura neanche di striscio; e questo dopo che benpensanti, esperti e studiosi avevano, a più riprese, indicato che l’ultima decade del mese sarebbe stata da freddo artico. Ma pensate che gli stessi benpensanti, appena vedranno forecast a 12 giorni con la possibilità di afflussi freddi, non tornino alla carica con titoloni da urlo? Lo faranno, lo faranno. Intanto ecco il mio disegno, che illustra, a grandi linee, la situazione generale prevista a fine mese, dove si può apprezzare la fisionomia di una tipica situazione variabile/perturbata di netta e solida matrice oceanica. Ne usciremo da questa fisionomia, e quando? Beh, difficile dirlo. Le proiezioni di lungo termine lasciano il tempo che trovano, ma se diamo loro un minimo di credito, sulla base di quello che dicono certi importanti istituti al momento, dobbiamo considerare la possibilità di un ulteriore allontanamento del freddo ed un subentrare di flussi di natura, magari meno instabile, ma ancora più meridionale…

Autore Pierangelo Perelli

Stabile dominio dell’atlantico…

24 gennaio 2026
Stabile dominio dell’atlantico…
La brutta cosa di questo mondo di internet dello scrivere a proprio piacimento cose assurde, che si tratti di scienza o anche di altre cose, ma nel caso della scienza con ovvia aggravante, è, certamente, legata, alla ricerca spasmodica di visibilità ed a scopi commerciali. E non importa se detta visibilità passa attraverso critiche e derisioni piuttosto che attraverso consenso. Contano le molte interazioni a prescindere. Del resto, in un mondo in cui le baggianate sul clima le dicono illustri presidenti, questo ed altro. Dopo il fallimento, abbondantemente già scritto in epoca non sospetta, di previsioni di una seconda metà di gennaio da freddo storico, certi benpensanti, abituati ai fallimenti ma che non demordono neanche se li metti alla gogna, hanno già cominciato a trasferire detto freddo storico a febbraio, come se, in una meteo che, quando appena credibile, non è in grado di dirti, in modo preciso, cosa succede oltre i 5-7 giorni, ne sapessero più della meteo che è materia di grandi meteorologi di fama mondiale. C’è anche chi guarda alla stratosfera e sta osservando, con interesse, il possibile split del VPS che, certe proiezioni, indicano per fine prima decade di febbraio. Qui, però e naturalmente, siamo in una dimensione ben più seria e razionale, tant’è che guardare alla stratosfera è cosa, per meteorologi e climatologi, assai naturale, viste le implicazioni che la stratosfera ha sul VP. Un pò meno serio, a mio parere, è, però, un modo superficiale di utilizzare dette proiezioni di stratwarming, peraltro di lungo termine e, dunque, con l’affidabilità che hanno le proiezioni di lungo termine, per disegnare scenari futuri su scenari futuri, che, ahimé, lasciano il tempo che trovano per vari motivi. Infatti il cosiddetto coupling avviene, ma non spesso, anzi; se avviene non è detto che incida sul VP in maniera da portarci il freddo, anche se la storia ci insegna che, in alcuni casi, rari, lo può portare (gli esempi del 1985 e del 2018); le proiezioni di così lungo termine hanno probabilità bassa. Il grande freddo di questo fine gennaio ce lo racconta il mio disegno che, molto schematicamente ed approssimativamente, illustra la situazione generale prevista a livello emisferico intorno ai giorni 27/28. Detta rappresentazione è perfettamente simbolica, della tendenza, come minimo, dei giorni con i quali andrà a concludersi gennaio, e mostra, oltre al quadro del VP (colori) associato ad un contesto mediterraneo perfettamente atlantico, quello del freddo che corre tra la fascia depressionaria, oceanica appunto, e le figure anticicloniche, di matrice dinamica e/o termica (vedi colori e vedi linee bianche delle isobare) che interessano le alte latitudini, l’area artica e l’area siberiana. Un confine, questo, rappresentato dal cosiddetto flusso antizonale delle easterlies o delle correnti fredde che corrono da est ad ovest (vedi frecce blu). E si può vedere come le medesime siano disposte stabilmente ben distanti e come il mediterraneo sia interessato da flussi di opposta matrice…

Autore Pierangelo Perelli

Il freddo immaginario

NotiziemeteoItalia


Sulla legittimità di pagine che, pubblicamente e con modi ironici, mettono in luce e criticano quanto, in termini di materiale meteo, è pubblicato sulla rete e considerato non appropriato per qualche motivo, non mi pronuncio perché non sono un esperto di leggi. So, però, una cosa. E so che se, dopo aver fatto uno dei miei semplici e, da semplice appassionato, editoriali meteo, mi vedessi su una di quel tipo di pagine prima di arrabbiarmi analizzerei bene quanto ho scritto onde verificare eventuali inesattezze, errori, strafalcioni, stravaganze. In ogni caso penso che, data la totale assenza di controlli o censure di tipo istituzionale, per quanto si vede e si legge in rete, ben venga, al netto della opportunità di criticare con modi consoni e legittimi, ogni tipo di critica, anche ironica. Ognuno, naturalmente, è libero di giudicare le cose a suo modo; e c’è anche, ad es., chi continua a fare complimenti a previsori che insistono da anni nel vedere e prevedere storiche ondate di freddo che rimangono, ogni volta, nei sogni. Ma se per un mese in parecchi hanno urlato al gelo e a un gennaio di altri tempi, sulla base di carte di lungo termine che, come si sa, hanno il valore che hanno, ed hanno, in alcuni casi, insistito anche quando le medesime carte hanno cominciato a mostrare tendenze meno freddisticamente entusiasmanti, la vogliamo o no, certa meteo, definire, come urlata, sensazionalista, poco realistica ? Esprimo, sempre e naturalmente, il mio, e con rispetto, personale parere. E dico che, si, lo possiamo e dobbiamo dire, senza mancare di rispetto a nessuno, nei limiti della critica legittima e, evidentemente, facendo, in questo modo, credo, anche il bene dell’informazione. Ed ecco perché il mio livello di attenzione, e non da oggi, verso ciò che, in generale, compare sulla rete, è inversamente proporzionale al grado di urlo o di clamore nonché al grado futuristico se si tratta di previsioni. A tutto questo discorso si conforma, perfettamente, l’evoluzione che si prospetta da qui a fine mese, evoluzione che sconfessa anche le ultime, residue, illusioni fredde, negando, per l’ennesima volta, a molti, la possibilità di vedere realizzate certe loro previsioni o indicazioni precedenti tinte di bianco, di ghiaccio, di siberia e di similari. Perché se in meteorologia il realismo e la prudenza sono elementi obbligati va da sé che siano molto da considerare il basso valore di mappe oltre i 7 giorni ed il valore della statistica che, come si sa, tra le varie ipotesi sul tempo mediterraneo ed italico, non privilegia di sicuro le ondate di freddo storico. Ma tutto può ancora succedere? Beh, non metto mai limiti alla provvidenza. Ma da freddista il vedere che il flusso freddo si allontana sempre di più, si spinge a latitudini sempre più elevate, e che prevale, con le sue depressioni e le sue componenti di ovest, sud-ovest, o anche sud, il grande atlantico, non mi viene di pensare a chissà che cosa e di farmi illusioni, quanto meno. Il disegno mostra la situazione generale prevista intorno ai giorni 24/25 ed è eloquente nel descrivere e rappresentare la tendenza di fine mese descritta…

Autore Pierangelo Perelli

La depressione mediterranea, non un medicane e, tanto meno, un uragano.


Il motivo per il quale una depressione mediterranea, anche intensa, profonda ed associata a fenomeni di una certa entità, debba essere definita, qua e là sulla rete ed anche su certi TG, uragano o medicane, è difficile da capire. E’ un pò come dire mela al posto di pera. E se si sa cosa sono una mela ed una pera come si fa a scambiarle? O le si scambiano volutamente, per motivi da capire, oppure le si scambiano per svista o errore, o ancora le si scambiano perché non si sanno distinguere. A voi la risposta. Non ci sono e non ci sono state indicazioni che segnalassero la formazione di un uragano mediterraneo, più esattamente definito medicane. La cosa, tra l’altro, si ripete, e si ripete proprio ogni volta che si creano situazioni di questo tipo. E trovo che, a volte, si finisca per definire una depressione extratropicale uragano sulla base della sua intensità; si, un pò come quando certe aree temporalesche vengono definite supercelle perché si tratta di aree temporalesche intense o violente. Ma una pera, per quanto un pò più rotonda e magari dalla forma simile ad una mela, pera rimane. Il mio disegno, con cui ho voluto indicare la situazione generale prevista nelle prossime ore, nell’inquadrare la tipica depressione, o anche un ciclone, a cuore freddo o cold core e, pertanto, di natura perfettamente extratropicale, è chiaro. I colori definiscono la situazione a 500 hPa ed identificano l’aria fredda in un vortice che, del sistema, caratterizza uno degli aspetti fondamentali; le linee bianche, a loro volta, definiscono il quadro barico e, di conseguenza, dei venti, nei bassi strati, dove la medesima circolazione si alimenta con il richiamo di correnti sciroccali umide. Una certa struttura barotropa non deve poi ingannare giacché di depressioni extratropicali che evolvono in cicloni o depressioni chiuse a struttura barotropa è pieno il mondo. In questo caso, poi, detta struttura non risulta neanche così stretta e vi assicuro che siamo in presenza di una depressione di tipo cold core che, come tale, a meno di grossissime sorprese, e mai dire mai, continuerà ad evolvere. Parliamoci chiaro, mica è così remoto che sul mediterraneo possano formarsi cicloni a cuore caldo, detti medicane; possono formarsi anche a partire, addirittura, da un ciclone a cuore freddo, oppure un ciclone a cuore freddo può intrappolare dell’aria calda per effetto di una dinamica particolare delle masse d’aria e dei fronti al suo interno e diventare una sorta di ibrido o sistema warm seclusion. Ma si tratta di eventi relativamente rari ed ancora più rari nella stagione invernale, oltre che facilmente identificabili come tali nella loro evoluzione…

Autore Pierangelo Perelli

Le prospettive meteo di fine mese…


Continuo a consigliare vivamente di cercare e leggere pagine FB ironiche che si dedicano alla raccolta delle meteo comiche. Dette pagine forniscono idea ed informazione su chi e cosa rappresenta, sulla rete e secondo me, una meteo quanto meno stravagante e surreale, sempre secondo me immeritevole di essere seguita. Purtroppo certe cose che ritengo strafalcioni, titoloni senza senso, scritti senza senso, addirittura riformulazioni delle leggi della fisica dell’atmosfera, raccolgono consenso e seguito. E lo raccolgono, per me ed in buona parte, da parte di chi la meteo non la sa, come se si approfittasse dell’ignoranza. E non ci sono solo gli strafalcioni palesi. Nella zuppa ci sono anche i bravini, ovvero quelli che per raccontarti cosa farà il tempo in un’area nei prossimi giorni scomodano la stratosfera, le regole della fisica dell’atmosfera, tutti gli indici teleconnettivi, ed oltre, scrivendo poemi epici che giudico stucchevoli e magari incomprensibili, anche, forse, per chi la fisica dell’atmosfera la conosce, oltre che, sempre a mio giudizio, sostanzialmente retorici ed inutili. Sul tempo e sul freddo di questo fine gennaio, ad es., si sono succeduti e si succederanno indicazioni e previsioni post-apocalittiche, fatte di ondate di freddo storico, penisola in ghiaccio, e via dicendo, sulla base di carte a 7-12 giorni. Ebbene, intanto non c’è stata corsa dei modelli, nel corso di questi ultimi giorni, che non abbia ogni volta quasi ribaltato i forecast; e poi non è meglio rimanere pacati, analizzare le carte, magari anche di medio-lungo, prospettando ipotesi o possibilità ancora, però, molto da verificare nel futuro? Io penso di si. Ma se un afflusso freddo di metà o fine gennaio diventa un’era glaciale ed il segno di un futuro in ghiacciaia o se una depressione mediterranea diventa un uragano, cosa vogliamo farci? (NB una depressione mediterranea può essere anche profonda e catastrofica, ma l’uragano, tecnicamente, è tutt’altra cosa). Beh, leggiamole queste robe, sulle pagine delle meteo comiche, per riderci su; e pazienza. Il freddo di fine mese? Tutto ancora da scrivere. L’ultima emissione di ECMWF, che mi pare essere uno degli istituti degli ultimi giorni meno ballerini, non è, da questo punto di vista, molto, ahimé, entusiasmante. Denota l’evoluzione già da me indicata in precedenza che vede, al seguito dell’azione depressionaria mediterranea sul sud-italia, un pronunciato sopravanzare dell’atlantico che allontana il freddo o che tiene a distanza l’evidente flusso antizonale in azione a più alte latitudini, in un contesto di ricompattazione del VP nonché della fascia depressionaria associata al contesto zonale. Assai più confortanti per i freddisti, invece, le prospettive di altri modelli, come ad es. GFS, che per fine mese vedono ancora la possibilità di frenate ad occidente e richiami freddi od interessanti fasi di interazione tra l’atlantico ed il freddo di estensioni del polo asiatico del VP. Nulla di più interessante e, naturalmente da seguire, ma senza megafoni o scenate dell’assurdo. Il mio disegno mostra la situazione generale prevista da ECMWF intorno ai giorni 22/23 ed identifica quanto sopra descritto…

AUTORE PIERANGELO PERELLI

La possibile dinamica del VP da qui a metà terza decade…


Nel valutare la tendenza o le possibili tendenze meteo dei prossimi giorni, soprattutto in relazione ad eventuali programmi freddi, un pò troppo precocemente e con l’inappropriato clamore, sbandierati qua e là, ho voluto disegnare questa piccola animazione che, pur nella ovvia approssimazione, serve ad esporre un possibile trend del vortice polare sullo scacchiere euro-oceanico, tra i più indicati dagli ultimi run dei modelli. L’animazione, che in tre passaggi inquadra l’andamento del VP da qui a metà terza decade, mostra quella che, in fondo, è una delle evoluzioni più classiche e più frequenti in questi casi. Si parte da un disegno che indica un profilo da blocco ad omega intorno al quale incalza una spinta retrograda fredda da est ed una spinta atlantica che forza in senso meridiano ed in sede iberica. I sogni freddisti che può innescare l’estensione retrograda del lobo asiatico del VP sono, però, almeno temporaneamente, disturbati da una evoluzione nelle successive 72 ore che vede prevalere l’incalzare dell’atlantico, un pò ostacolato dall’alta pressione ma, alla fine, in grado almeno di progredire da ovest alle basse latitudini; da cui il molto probabile peggioramento da depressione mediterranea su isole e sud-italia in particolare. Nei successivi 3 giorni che portano alle 144 ore la tendenza prevalente, suggerita dal secondo step dell’animazione, mostra qualcosa che, ulteriormente, non rientra proprio nel gradimento dei freddisti ma che rientra molto nel quadro, come sopra detto, di una delle più classiche evoluzioni in queste situazioni, e vale a dire nel quadro della evoluzione che vede ridursi il blocco e che vede un ridisporsi dei forcing o dei grandi flussi in quota lungo i paralleli, con apertura ad ovest, ricompattazione, almeno parziale, del VP, e tendenza del flusso freddo antizonale a disporsi oltre una certa latitudine, nell’ambito della tendenza al ricostituirsi di un contesto zonale. Con l’ultimo step che ci porta a metà terza decade, ed ovvero un pò troppo lontano nel tempo per prenderlo proprio per buono, la dinamica del VP sembra, poi, almeno temporaneamente, voler consolidare la tendenza indicata che tiene il freddo a latitudini elevate rispetto al mediterraneo e che, a più basse latitudini, fa prevalere il flusso da ovest. Ma, ripeto, qua si comincia ad essere, anche se statisticamente con la tendenza più probabile, nel fantameteo, tant’è che le speranze freddiste associate alla fine del mese, non solo possono non cancellarsi, ma possono addirittura rianimarsi in relazione alla ipotesi che, in dirittura di fine mese, appunto, lo spavaldo flusso da ovest torni in sofferenza…

AUTORE PIERANGELO PERELLI

Scienza e decenza

Scienza e decenza…
Conoscenza vera e logica fanno il paio degli strumenti per poter affrontare, in maniera sensata, ogni argomento. Diversamente si rischia di dire inesattezze o peggio. E troppe, effettivamente, sono le inesattezze e le fantasie che scorrono nella rete a proposito, ad es., della meteo. Ha poco senso guardare carte a 8-12 gg, presentarle e, nel contempo, esaltarsi e fare dissertazioni speranzose, che il più delle volte sono anche fantasiose. Chi si dichiara esperto dovrebbe sapere che dette carte hanno un valore molto limitato e che vanno tutt’altro che prese per buone. C’è poi chi fa l’osservatore, e sempre del lungo periodo, del vortice polare stratosferico, con l’obbiettivo di scorgere qualche segnale di riscaldamento da associare a speranze e a mezze certezze in relazione ad afflussi freddi. Ma si dovrebbe sapere che il cosiddetto coupling per prima cosa è infrequente, che se anche si verifica non è affatto detto che ci tocchi il freddo, anzi, e si dovrebbe anche e soprattutto considerare che si tratta di carte, per come detto sopra, di lungo termine, e con la probabilità bassa che hanno le carte di lungo termine. Un caso curioso nel senso negativo del termine è, quindi, quello di chi fa il visionario e regala prospettive dilatate ai prossimi anni o ai prossimi decenni, basandosi su sue teorie fantasiose prive di fondamento scientifico e prove, o basate, peggio, sull’andamento dell’anno in corso. Si dovrebbe sapere che l’andamento del clima lo si esamina su periodi di decine o, ancora meglio, centinaia e migliaia di anni almeno, e che l’andamento di un anno, o anche di qualche anno non ha nessun significato in tal senso. Non parlo di tutti coloro che, prospettando qualcosa per un futuro senza indicare le relative serie basi scientifiche a supporto, hanno il conforto di vedere concretizzarsi quanto hanno prospettato e ti dicono che hanno avuto ragione e che sono stati bravi, perché in questo caso siamo davvero nel grottesco. Scienza e logica sanno perfettamente che gli indovini non esistono e che il realizzarsi di una, chiamiamola “profezia”, è completamente casuale. Della serie: punto su testa, ottengo il testa e sono stato indovino. Robe da morire dalle risate. In ultimo c’è il discorso della ciclicità del clima, a cui, certi santoni del clima e della meteo, si appellano, ed utilizzano per elaborare, sempre fantasiosamente, visioni su visioni. E’ pur vero che il clima presenta, analizzato scientificamente nella sua lunga storia, ciclicità, più o meno di lungo e di meno lungo con, peraltro, anche variabilità e dinamiche apparentemente non cicliche, ma è anche vero che l’azione dell’inquinamento dall’inizio, soprattutto, della prima rivoluzione industriale, ha scompaginato la situazione, rendendo assolutamente ulteriormente complicata ogni possibilità di rendere dette ciclicità un criterio per trattare di futuro. Tant’è che l’unico elemento serio in tal senso per fare valutazioni sul futuro rimane l’andamento dell’aumento della temperatura degli ultimi secoli, che ha reso relativamente non precisamente misurabile l’esito dell’influenza di altri elementi naturali. Sul discorso, poi, delle ere glaciali e delle ere interglaciali, quello che affermano certuni è davvero privo di senso, giacché anche nel caso in cui il clima procedesse davvero in tale direzione dovremmo considerare che si tratta di periodi il cui andamento termico corrisponde ad una curva sinusoidale fatta di onde di scale temporali enormi, e molto variabili, con scarti di migliaia e migliaia di anni. Ecco perché non bisogna né leggere e né considerare tutto ciò che, in meteorologia e climatologia, esce da certi limiti, e dai limiti di scienza e decenza…

Autore Pierangelo Perelli

Niente freddo per ora, ed almeno, forse, sino a circa metà terza decade…


Le carte di medio ed anche di lungo confermano, al momento, quanto già visto in precedenza, ed ovvero un quadro in cui l’incalzare da ovest dell’atlantico risulta, almeno in parte, ostacolato da una configurazione anticiclonica simil-omega che costringe lo stesso atlantico a strutturarsi in una saccatura a sviluppo meridiano in sedi iberiche. Lo stesso sviluppo procederà ulteriormente in senso meridiano estendendosi al nord-africa. Ma c’è, tuttavia, da considerare l’ipotesi che, alla fine, l’anticiclone possa cedere, almeno al livello di mediterraneo, fino a delineare una fase ciclonica e più perturbata, e, più o meno, ad inizio terza decade. Nell’ambito di tale possibile evoluzione, caratterizzata da una spinta oceanica umida ed instabile alle basse latitudini, si può, poi e senz’altro, valutare l’influenza e l’interazione di tutto un contesto orientale, all’inizio più di sbarramento e più foriero di correnti sciroccali piuttosto che di correnti fredde, ma poi, in una progressione evolutiva che raggiunge metà decade, non da escludere come possibilità che, per un ridisegno delle figure bariche, possa, l’aria fredda continentale, abbassarla di latitudine ed avvicinarla, quanto meno al mediterraneo settentrionale. Siamo, naturalmente, nel campo delle ipotesi ed il sogno, dei freddisti, di vedere realizzata la classica situazione in cui, in una depressione mediterranea, interagiscono aria umida da sud-est e aria molto fredda promossa da un anticiclone termico, e magari anche dinamico, sul nord-europa, sogno, al momento, rimane. La distanza temporale non può consentire ancora di scrivere certezze. E poi l’esperienza insegna che, il più delle volte, l’aria fredda che corre in senso antizonale coinvolge latitudini più settentrionali mentre in mediterraneo prevalgono le correnti meridionali. Tuttavia il disegno prospettico, per quei giorni ed al momento, di una situazione depressionaria alle basse latitudini e di una figura anticiclonica sull’europa nord-orientale che muove aria fredda continentale verso ovest, è una delle semplici ipotesi sul piatto che, come tale, consideriamo. Il disegno, con il supporto della simbologia (frecce medie della situazione in quota, frecce piccole dei flussi nei bassi strati e frecce grandi della evoluzione) mostra la situazione generale prevista intorno ai giorni 17/18 ed indica il blocco ad omega che ostacola la depressione atlantica e che disegna la tipica situazione con alta pressione a levante che tende poi a cedere alle basse latitudini…

Autore Pierangelo Perelli

Cosa dicono i fatti meteo e non le opinioni…


Il tifo, fatto di opinioni e di opinioni opposte, fa parte di ogni settore, che si tratti di sport, di politica e di altro. Certo che in scienza sa davvero di sgradevole e, in nessun caso, quando di scienza si tratta, dovrebbe esserci. La scienza non vive di opinioni, tanto meno di emotività, ma di fatti oggettivi e di prove. E la meteorologia è una scienza; ma, ahimé, intorno alla medesima fioccano opinioni da tifo che è una bellezza. C’è chi, ad es, poiché sostenitore di teorie, prive di prove, sull’arrivo di decenni di freddo e dell’era glaciale, parla di un inverno diverso dai precedenti e ben più freddo. Personalmente, da freddista, spero davvero in un inverno freddo, che, peraltro, nel caso si verificasse non dimostrerebbe, in termini di teorie e di quale futuro, alcunché (lo storico inverno del 1985 spinse non pochi a definirlo l’inizio dell’era glaciale, che, però, non mi sembra sia arrivata). Finora, però, questo inverno ha fornito i fatti oggettivi di un inverno un pò a metà del guado, né troppo mite e né troppo freddo, con qualche sbuffatina artica, moderata, di breve durata, e niente di più. La memoria di chi, per profonda passione, segue bene il tempo sin da bambino e dagli anni ’60, non può non sapere e ricordare a cosa corrispondono i veri duraturi afflussi freddi, ed ovvero quelli che producono, nelle pozzanghere di campagna delle, come nel mio caso, colline pisane di 100-150 mt di altitudine, quel ghiaccio che non fonde mai o che fonde solo in tarda mattinata o nel pomeriggio. In una delle mattine più fredde del recente afflusso freddo passeggiando in campagna non ho notato pozzanghere di acqua che fossero ghiacciate. Ed eccolo il grande afflusso artico che non si vedeva da decenni; ed eccoli i fatti, inconfutabili, naturalmente associati a temperature, si basse ma, di sicuro, non da vero grande afflusso freddo. Ed a proposito di grande inverno ci attende una fase più mite e umida, di quelle in cui giocano un ruolo in contemporanea il promontorio sub-tropicale e l’aria umida atlantica. Niente di più bello per i freddisti. Torneremo ad osservare qualcosa di interessante dopo metà mese o in dirittura di fine decade, quando prenderà quota una configurazione anticiclonica sull’europa nord-orientale, ibrida per la contemporanea sua affermazione in quota ed anche al suolo nelle vesti dell’anticiclone russo-siberiano. Detta affermazione, vista la partecipazione del sub-tropicale ramo afro-mediterraneo, troverà il modo di strutturarsi come il classico blocco ad omega, disposto tra una sacca oceanica che preme in senso meridiano ed una saccatura fredda sulla parte orientale del continente. Tutto questo ce lo racconta il disegno della situazione generale prevista intorno ai giorni 16/17 (frecce medie indicative della situazione a 500 hPa, frecce piccole indicative dei flussi nei bassi strati), che bene detta le condizioni di un gioco di forza tra i protagonisti suddetti, che può anche creare sogni freddisti, ma la cui evoluzione successiva è bene da valutare nel corso dei prossimi giorni, visto che, al momento, la stessa evoluzione appare assai incerta e, semmai, più favorevole alle componenti occidentali (frecce più grandi). Ma vedremo…

Autore Pierangelo Perelli

Inverno si, ma, per ora, senza veri acuti…


Qualcuno risponde, con “vai a zappare ignorante” al mio modo di criticare santoni, maghi e gente che parla di un futuro meteo scritto nella luna, di arrivo dell’era glaciale, e che, alcuni giorni fa, facendo previsioni su internet, ha indicato questo breve e normale afflusso freddo come un afflusso freddo storico inizio di un grande periodo di decenni più freddo. Sempre questo qualcuno non può, pertanto, aver gradito certi miei consigli su chi leggere se si vuole imparare la climatologia, avendo io segnalato alcuni grandi scienziati di fama mondiale, fisici e fisici dell’atmosfera, anche premi nobel, come James Hansen, Syukuro Manabe, Keywan Riahi, Klaus Hasselmann ecc. Evidentemente questo qualcuno non considera scienza certi premi nobel mentre considera scienza chi ha visto in questo afflussino freddo di 2-3 giorni un afflusso freddo storico e duraturo, inizio di un pluridecennale periodo più freddo. Che dire? Beh, le solite cose. E, per quanto mi riguarda, ad es. il fatto, e mi tocca ribadirlo, che uno dei grandi mali di questo mondo è rappresentato da chi, credendo metaforicamente nella terra piatta, chiama ignorante chi ritiene che la terra non sia piatta. Pazienza. Mi si scuserà per queste mie divagazioni, ma da persona che ha studiato scienza, nutro una sorta di avversione viscerale nei confronti di tutto ciò che, senza naturalmente e per senso di educazione e rispetto, fare riferimento a qualcosa o qualcuno in particolare, verità non è, è della fuffa pura, e trova comunque il modo di salire sul palco e di essere considerata, seguita ed incorniciata, a causa di chi crede nella terra piatta. Sperando che il tempo finisca sempre per dar ragione a chi la ragione la merita. Il grande evento di freddo storico, preambolo del prossimo arrivo dell’era glaciale, è in corso e corrisponde ad un normalissimo, per il periodo, evento freddo dovuto ad una moderata discesa fredda dai mari del nord in un contesto depressionario. Non solo; il medesimo grande e duraturo afflusso freddo tenderà a sfumare entro 48 ore, assumendo la sostanza di una fase, certamente sempre invernale, ma meno assimilabile a discese artico-marittime ed assimilabile, piuttosto, a flussi di matrice polare, più da nord-atlantico. Il prossimo impulso, segnalato nel disegno della situazione prevista intorno al giorno 10, si presenta, infatti, come il perfetto impulso nord-oceanico, associato ad una relativa ricompattazione del VP che, in sede euro-atlantica, orienta i forcing o i grandi flussi da nord-ovest a sud-est. Ed il grande freddo? Beh, vedremo. C’è sempre la speranza, da parte di noi freddisti che questo inverno qualche bella sorpresa la riservi. Se si osserva il medio-lungo, tuttavia, non si scopre più di un quadro climatico che presenta fasi un pò più fredde e fasi un pò più miti; e di certo, almeno sino a metà mese, nulla che possa essere descritto come un vero afflusso freddo, di quelli significativi, duraturi e specialmente dettati dall’artico-continentale…

Autore Pierangelo Perelli

Le favole le porta via il vento, o il jet stream…

Tra le varie piaghe di questo mondo, a mio parere, ce ne sono due di tutto rispetto. La prima è quella rappresentata da maghi, santoni, sensitivi, narratori di oroscopi, visionari favolistici che si oppongono a scienza e prove scientifiche raccontando propri ridicoli romanzi, e la seconda è quella rappresentata dall’informazione asservita al mercato. Purtroppo, e come dico da tempo ripetendomi, anche la meteo, di queste due piaghe, fa le spese. Tutto questo è nei fatti, tant’è che lo dimostrano, ancora una volta, l’attuale fase meteo e la corrispondente evoluzione. L’attuale fase meteo è quella, per come ho scritto in precedenza, invernale ma senza estremi, rappresentata da una fase più fredda associata a spinta settentrionale in un contesto depressionario mediterraneo, che non merita nessuna strombazzata, nessun titolone sul freddo, e, tantomeno, da parte di gente che espone teorie fiabesche sul clima, la veste di una ondata di freddo storico quale inizio di una fase di decenni ben più freddi. Sempre a mio parere credere a certa gente che senza uno stralcio di prova deride la climatologia seria e propaganda l’arrivo dell’era glaciale è come credere a certi santoni che vendono prodotti miracolosi capaci di vincere malattie su malattie. Purtroppo i creduloni, che fanno parte della prima piaga sopra indicata, sono una stirpe che esiste ed esisterà sempre, inconsapevole, secondo me, del fatto che rappresenta l’alimento o il portafoglio di detti santoni, più o meno convinti delle loro capacità, naturalmente fasulle, oppure furboni manipolatori alla ricerca di facile denaro. Altrettanto sgradevole, naturalmente, l’invasiva informazione che, pur trattando temi seri, li cavalca più con lo scopo di attirare e colpire che di informare. Passando alla situazione e disegnando quella prevista a 72 ore ho voluto, con le due frecce rappresentative di una isoipsa, indicare l’evoluzione che la maggior parte degli istituti prevede nel corso delle prossime 72 ore appunto. La freccia meno marcata si riferisce al quadro meteo prossimo a 24 ore e simboleggia perfettamente, con il profilo di una saccatura estesa dai mari del nord all’europa meridionale, la moderata discesa fredda associata ad aria più fredda in quota e ad aria fredda dell’europa orientale richiamata dalla depressione al suolo. Il tutto corrispondente ad un evento si freddo ma tutt’altro che eclatante ed anzi, abbastanza normale visto che siamo all’inizio di gennaio. La freccia più marcata si riferisce al quadro a 72 ore, e simboleggia come la medesima fase più fredda entri già nel solco di una configurazione meno settentrionale e più nord-occidentale, nonché, ovviamente, meno fredda. Si nota, infatti, come il disturbo del VP, segnato dalla protrusione di un suo lobo verso l’europa meridionale, venga meno a causa di una ricompattazione che, almeno per qualche tempo, pur mantenendo le condizioni di un tempo relativamente invernale, andrà annullando eventuali possibilità di vere significative irruzioni, rimandando, con buona pace di qualcuno, le possibilità di una italia tutta o quasi imbiancata e l’arrivo dell’era glaciale…

Autore Pierangelo Perelli

Fase invernale in linea con il periodo, senza estremi…


Esemplare l’evoluzione in corso e che ci attende per i prossimi giorni, ancorata ad uno schema certamente invernale, che, si consideri bene, non è di gelo e né di particolari o marcati afflussi freddi artico-continentali, ma è, di sicuro, abbastanza in linea con il momento stagionale. Peraltro, a fronte di una situazione invernale ma non di gelo, e perfettamente normale per il periodo, mi domando cosa scriverebbero pagine e siti vari al posto degli attuali roboanti titoli su cicloni di neve e di freddo se tornassero gli inverni di una volta, e quelli in cui certe fasi ben più fredde dell’attuale erano la norma. Va beh. Dunque l’evoluzione in corso e che ci attende è, come detto, esemplare rispetto ad uno schema classico e di un certo tipo, ed è anche perfettamente in linea con quanto indicato ed argomentato in precedenza. La fuga dell’aria fredda verso occidente ad agganciare una falla in oceano riporta verso l’alto le temperature perché la stessa aria fredda viene ad essere sostituita da correnti occidentali. Da cui il rialzo termico e il contesto più perturbato. Tuttavia la persistenza, a seguire, del blocco in atlantico, può finire per rendere la medesima depressione, che si muove lenta da ovest alle latitudini del mediterraneo, una depressione che richiama aria da nord-est più fredda, in un quadro in cui tutta la dinamica, sia dei bassi strati che in quota, finisce per disegnarsi o ridisegnarsi come una sistema di segno settentrionale. Da cui la classica situazione con saccatura in quota disposta dai mari del nord al mediterraneo e con depressione sul mediterraneo centro-occidentale. Detto contesto ce lo racconta il disegno della situazione prevista da ECMWF intorno ai giorni 5/6 (colori della situazione in quota e linee bianche isobariche della situazione nei bassi strati). Si tratta di una situazione figlia dell’aggancio della depressione atlantica, trascinata verso la nostra penisola. E si tratta della classica evoluzione in cui sussiste un peggioramento, inizialmente con rialzi termici e correnti occidentali, seguito da una fase generalmente più fredda o in cui si rifà strada il freddo assaggiato in precedenza. Tant’è che se osserviamo la simbologia indicativa della situazione di 48 ore dopo possiamo apprezzare la struttura di una estensione della saccatura in quota verso sud a costituire un vero e proprio nucleo freddo in quota (frecce blu) e la struttura della menzionata depressione al suolo (linee viola) ancora presente per quanto disposta più a nord o più verso nord-est. E’ il momento in cui la suddetta fase invernale, anche variabile e perturbata a tratti durante i giorni intorno all’epifania, in termini di basse temperature potrebbe raggiungere il suo apice, anche se una previsione dettagliata delle temperature e della distribuzione della instabilità sulla penisola è sempre, in casi come questo, assai difficile…

Autore Pierangelo Perelli

L’evoluzione possibile nei primi giorni di gennaio…


Sulle situazioni di freddo promesse e mancate o promesse ed offerte con modi meno entusiasmanti per i freddisti ci sarebbe molto da dire. E l’evoluzione in vista, che conferma quanto indicato dal sottoscritto in precedenza, a dire molte cose si presterebbe. A dirla in stretta sintesi ci pensa il disegno della situazione prevista intorno al 2 gennaio ed il disegno di due ipotetiche situazioni analoghe che ho elaborato a modello e come riferimento esplicativo. Dette due situazioni ipotetiche sono, di fatto, simili, ma sono anche, nel contempo e per la nostra penisola, apportatrici di condizioni meteo molto diverse. In entrambi i casi, per come accadrà nel reale e nei prossimi giorni, la grande sacca fredda dell’est, anziché affondare verso sud, risucchiata, in un contesto simil split flow, da una figura depressionaria atlantica o da una falla nella configurazione anticiclonica oceanica, devia verso occidente a largo ad agganciare la stessa circolazione ciclonica e ad innescare, di conseguenza ed alle basse latitudini, un flusso occidentale. Tra le due situazioni, però, sussistono differenze, e non ultima differenza la distribuzione in latitudine dei centri barici e dei flussi medesimi, che definisce, alla nostra latitudine, il grado di influenza della componente occidentale mite e della componente fredda artico-continentale. Per come ci raccontano i due disegni di fatto non è sempre vero che una falla nel blocco anticiclonico annulla le possibilità del freddo perché lo devia verso l’atlantico; in molti casi le annulla completamente e definitivamente, in altri, al contrario, fa maturare situazioni di interazione tra l’aria artica e l’aria umida atlantica che sono decisamente di matrice invernale e che sono, talora, assai interessanti riguardo a possibilità di contesti di tipo nevoso a bassa quota, generalmente più probabili sul centro-nord. La situazione più in alto è quella in cui prevalgono in modo significativo le correnti occidentali miti; l’altra situazione è quella in cui la forte influenza del blocco anticiclonico non impedisce l’infiltrazione atlantica che, però, finisce per favorire, nei modi con cui si propone in mediterraneo e a relative basse latitudini, un richiamo dell’aria fredda da levante ed una interazione tra masse d’aria di opposta origine. Ma riguardo alla evoluzione della situazione meteo del reale che cosa accadrà o potrà accadere? Beh, per come già detto, la grande fase duratura e ad impulsi di aria fredda artica e di gelo postulata dai modelli giorni fa, verosimilmente non ci sarà. La stessa aria fredda, prima di deviare verso l’atlantico ad agganciare la depressione lì presente, determinerà una molto rapida e temporanea sbuffata nel breve termine capace di produrre anche significative diminuzioni termiche; ma poi ci saluterà, facendo prevalere i flussi rappresentati dalle frecce grandi che puntano più verso ovest; e, pertanto, a definire, quanto meno temporaneamente, un contesto occidentale più umido e più instabile, anche se nell’ambito di un trend relativamente sempre di matrice invernale e non esente dalla possibilità che la persistenza del blocco anticiclonico ad ovest delinei, al seguito del transito della menzionata depressione ed intorno all’epifania, ulteriori nuovi tentativi di sfondamento da parte dell’aria fredda continentale…

Autore Pierangelo Perelli

Il gelo artico? Forse si, anzi no…


Mentre i roboanti annunci relativi al gelo dei primi di gennaio non si sono ancora spenti il tempo sta pensando bene di, almeno in buona parte, sconfessarli. La storia si ripete e si ripeterà. Il vizio di, osservando carte a 7-10 giorni che annunciano grandi eventi, scrivere grandi titoli ed articoli acchiappa click, è una delle mode, o dei luoghi comuni, o dei mali di questo mondo del mercato e della fraseologia retorica al servizio del medesimo mercato, che non fanno certamente bene all’informazione basata su dati oggettivi e su sostanza. Pazienza. Ma il freddo arriverà? Beh, mai dire mai, ma… Fino a ieri la maggioranza dei modelli mostrava una sorta di blocco ad omega o a cresta in grado di stabilire una duratura fase di impulsi artici maggiormente diretti lungo la penisola balcanica e, magari, anche in grado di produrre qualche estensione, tutta, però, da valutare, verso la nostra penisola. Questa mattina si delinea però, e non piacerà ai freddisti come il sottoscritto, un ridisegno che con il freddo o, quanto meno, con afflussi artici, non è troppo in sintonia. Anche se eventuali ulteriori variazioni o modifiche future che ci facciano sperare non sono senz’altro ed ancora da escludere, di quanto vediamo nel momento e, soprattutto, rispetto a forecast di breve/medio termine, dobbiamo prendere atto. E se ne prendiamo atto non possiamo che osservare un primo step in cui una onda di irruzione ci coinvolge effettivamente, seguita però dalla classica evoluzione che vede la grande onda negativa dell’europa orientale ridistribuirsi lungo i paralleli e sfogare verso occidente a riaprire la porta del grande ovest. Una vicenda, questa, che, in inverno, accade di frequente, sempre pronta a rendere bugiardi i propositi artici che, talora, i modelli suggeriscono per giorni. E’ evidente che, come sempre dico, quando si osservano carte di forecast a 7-10 giorni, non si dovrebbe mai prenderle per buone, trasformarle in verità e in titoloni ed articoli. Si dovrebbe considerarle, a bassa voce, come una delle possibilità future e niente di più. Il mio disegno serve ad illustrare la situazione generale prevista tra fine anno ed inizio anno nuovo, certamente assai stimolante per i freddisti perché caratterizzata da alte pressioni di apparente chiusura ad ovest sino sul nord-atlantico e caratterizzata da una grande estensione depressionaria dinamica che si estende dalle regioni artiche all’europa sud-orientale potenzialmente in grado, apparentemente, di spingere verso sud ad impulsi. Purtroppo, però, occorre considerare anche e soprattutto, la tendenza delle stesse alte pressioni a cedere ed a prestare il fianco a movimenti erosivi degli stessi assi di saccatura verso ovest piuttosto che verso sud. Una evoluzione questa illustrata dalla simbologia isoipsica delle frecce, da quelle piccole a quelle medie, che serve a raccontare quello che potrebbe accadere nel corso dei primi di gennaio e che farebbe sfumare, in modo abbastanza deciso, la possibilità di affondi, più o meno diretti, di matrice artica…

Autore Pierangelo Perelli

Un pò di inverno, e, almeno per ora, niente di più…

Il tempo fa il suo corso e non da certamente retta a quanto i modelli indicano a 5-7-10 giorni. Le analisi di medio e, soprattutto, lungo termine sono calcoli rispettabilissimi ma sempre da considerare ancorati a determinati valori di probabilità. E come detto in precedenza è certamente legittimo esaminare dette analisi ma senza presentare le medesime come quasi certezze o urlare, entusiasti, alla grande situazione che esse presentano. Tutto questo ce lo dimostra, per l’ennesima volta, quanto accaduto negli ultimi giorni e nelle ultime ore. Giorni fa più modelli mostravano la possibilità, dopo natale, e/o oltre, di afflussi freddi di una certa consistenza. Le ultime analisi detta possibilità la sfumano molto, pur confermando quel pò di inverno da me tracciato in precedenza. Il rex blocking sul continente, come apportatore di correnti fredde in mediterraneo, ha il suo teorico valore, ma poi occorre sempre inquadrarne la disposizione nonché l’evoluzione. Evoluzione che, in questo caso, propone qualcosa di poco gradito ai freddisti, ed ovvero una preliminare allettante situazione di depressione mediterranea che tende a richiamare correnti orientali o nord-orientali, seguita, però, da una invadenza anticiclonica che detta circolazione la delocalizza ad ovest, isolandola e chiudendo, almeno in buona parte, alle stesse correnti dell’est. Il mio disegno, relativo alla situazione generale prevista a 48 ore, inquadra perfettamente il contesto sopra descritto in cui risulta, infatti, ben evidente, in quota, la separazione tra la depressione mediterranea in spostamento verso ovest e la saccatura fredda sull’europa nord-orientale. Tra le due configurazioni si interpone una sella o una disposizione relativamente anticiclonica che fa da area di separazione, ponendo le due circolazioni negative in opposizione di fase. Inutile segnalare la possibilità, comunque, di un certo richiamo balcanico al suolo, soprattutto sul mediterraneo settentrionale, ma moderato e, certamente, tutt’altro che in consolidamento. Visto il contesto ciclonico mediterraneo non è di sicuro da escludere un momento di segno invernale con venti dai quadranti orientali e tempo molto incerto, ma è sicuramente da escludere, almeno nel breve/medio, la possibilità di un afflusso freddo significativo. Che i freddisti, comunque, non disperino, perché l’aria artica ci riproverà, e magari tra fine anno e capodanno o, più probabilmente, ad inizio gennaio. Ma stiamo parlando di lungo termine, e, dunque, di analisi tutte molto da verificare nei prossimi giorni e, come sempre, da prendere con le dovute molle…

Autore Pierangelo Perelli

Inizia l’inverno astronomico: d’ora in poi le giornate si allungano di nuovo.

Il solstizio d’inverno segna l’inizio calendariale e astronomico dell’inverno.

Il sole è direttamente sopra il tropico meridionale. Esattamente il 21 dicembre alle 15:03 GMT (ossia le 16:03 orario italiano.

Da questo momento, il sole si sposta di nuovo verso nord e si troverà quindi verticalmente sopra l’equatore all’inizio della primavera a fine del mese di marzo.

Le giornate si allungano di nuovo dopo il solstizio d’inverno, ma in un modo non omogeneo.

Rimane buio un po’ più a lungo la mattina, ma diventa più luminosa la sera, solo da Gennaio il sole sorgerà prima.

A cura del dott. Centra Massimo

IRRUZIONE FREDDA SI o No??


Anche nelle ultime emissioni i modelli evidenziano una discesa di aria fredda importante dalle latitudini artiche verso
il nostro continente.
Ovviamente a noi italiani interessa sapere se tale irruzione colpirà lo stivale oppure no.
Non è sbagliato a 10 giorni fare l’analisi di un possibile scenario atmosferico se i dati presi
in considerazione vengono estrapolati dalle carte probabilistiche, (SI RAGIONA SULLA PROBABILITÀ) al contrario lo è farlo
guardando solo i dati deterministici, i quali
non rappresentano la media di un insieme
di scenari ma solo di uno.

*Il blocco anticiclonico tra l’Atlantico e l’Europa settentrionale è oramai confermato.
Valori di geopotenziale (volgarmente la pressione in quota) più bassi della media interesseranno il mediterraneo a iniziare già
dal periodo antecedente il giorno di Natale, infatti il tempo sull’Italia in questo frangente risulterà a tratti perturbato e più freddo su tutti i settori, soprattutto al nord.
(FREDDO MODERATO e NO INTENSO…)

(ANALISI PROBABILISTICA)
Sotto sono riportati i clusters del modello Ecmwf riferiti al periodo di capodanno.
Come detto sono carte probabilistiche che riportano i dati di un insieme di corse.
Nel cluster della PRIMA riga orizzontale si
può vedere la saccatura scivolare fin nel cuore
del mediterraneo. Così per l’Italia aumenta la possibilità di vivere una fase fredda; l’esatta disposizione dei perni depressionari sul mediterraneo come sempre decide le aree
più o meno colpite.
(Scenario supportato da 22 membri)

Nel cluster della SECONDA riga orizzontale
la saccatura passa oltralpe, da nord est verso sud ovest, in direzione della penisola Iberica. Lo scenario in questo caso vede l’aria fredda transitare a nord dell’Italia a favore di quella mite meridionale veicolata su di noi dalle
spire cicloniche come effetto di risposta.
In questo caso il tempo sulla nostra penisola risulta pertubato, poco freddo e nevoso solo sui monti.(Scenario supportato da 16 nembri)

Nel cluster della TERZA riga orizzontale la stessa saccatura sceglie un percorso orientale, scorrendo da nord verso sud sul settore balcanico, un classico degli ultimi anni….
Tale configurazione solitamente vede più esposte ai flussi freddi le regioni del medio basso versante adriatico e quelle meridionali, mentre rimangono asciutte le rimanenti aree centro settentrionali.
(Scenario supportato da 13 membri)

Quindi: Aria fredda in arrivo sul nostro continente si ,.. tempo pertubato sul mediterraneo si,…da vedere ancora se e come l’Italia verrà coinvolta dalle masse gelide di matrice artica.

L.Colangelo
Notizie meteo Italia

Ecco un pò d’inverno…

L’inverno sta decidendo, finalmente, di fare l’inverno, con modi che si confanno perfettamente ad una delle più classiche delle situazioni della stagione. Tale situazione, che maturerà gradualmente nel corso proprio dei giorni intorno al natale, forse non sarà tale da enfatizzare chissà quali estreme fantasie freddiste, ma, di sicuro, servirà a proporre qualcosa che con l’inverno ha parecchio a che fare. Lo sviluppo, su scala continentale, di un rex-blocking, non è qualcosa, comunque, che, per il mediterraneo, definisce un solo contesto meteo. Ne definisce vari ed a seconda di tanti parametri, di carattere dinamico, termico ed in relazione alla disposizione degli stessi centri barici. In questo caso definisce, oltre che, certamente, il tipico contesto con alta pressione di blocco tra vicino oceano e scandinavia e fascia depressionaria balcanico-mediterranea, la misura di un afflusso freddo quanto meno moderato e di matrice orientale. La faccenda è bene fissata dal disegno della situazione prevista proprio nel giorno di natale, frutto del prolungarsi di una ampia saccatura groenlandese sino sull’iberia, simboleggiata dalla freccia grande, con associato moderato polo freddo in quota, e frutto della contemporanea rimonta di alta pressione dinamica a costituire il menzionato blocco. Tipici, allora e come avviene in questi casi, l’apparente rotazione antioraria dell’asse della saccatura e lo split, a determinare la chiusura ad ovest e lo sviluppo di depressione mediterranea capace di richiamare aria fredda dai balcani e dai quadranti orientali del continente. Vista la situazione depressionaria è certamente da mettere in conto anche un corrispondente quadro di instabilità o di tempo variabile o perturbato, variamente distribuito ma, probabilmente, più presente sul centro-sud e sui settori adriatici. C’è poi anche da dire che situazioni bloccate come questa, in consolidamento nei giorni successivi al natale, non sono facili ad evolvere o a cambiare. Sono, infatti, abbastanza bloccate e tendono a persistere per almeno un pò di giorni, con poche variazioni, al netto, naturalmente, dei piccoli eventuali spostamenti o delle piccole modifiche della circolazione depressionaria. E comunque come detto contesto evolverà nel corso dei giorni di fine anno ed a seguire non è ancora ben definito, anche se si può senz’altro ammettere la non bassa probabilità che il quadro rimanga ad impronta di segno orientale o settentrionale, per un bel pò di tempo…

Autore Pierangelo Perelli

Conferme sulla svolta meteo natalizia…

L’ipotesi di una svolta meteo natalizia, intravista già in precedenza, prende quota e promette, quanto meno, l’evoluzione verso una fase decisamente più consona al periodo. Il grado dell’eventuale raffreddamento è ancora in fase di verifica ed occorreranno ulteriori run modellistici per averne conoscenza più precisa. In ogni caso sembra che, a partire dai primi giorni di terza decade, la configurazione generale tenda a maturare nella direzione di qualcosa di assai diverso dalla situazione attuale, quale situazione a metà tra l’ingresso di sofferte infiltrazioni atlantiche e l’influenza del sub-tropicale. La causa del cambio suddetto è da assegnare ad un affondo iberico-mediterraneo, stavolta ben più deciso dei precedenti e, soprattutto, legato ad una rimonta di alta pressione in sede islandese e scandinava che, quando si verifica, promette spesso e volentieri evoluzioni nella direzione di situazioni retrograde e da rex-blocking. Da qui a dire che avremo un rex-blocking di quelli che governano afflussi freddi artico-continentali in mediterraneo ce ne corre. Ma è chiaro che la possibilità di una fase continentale o balcanica, successiva all’affondo suddetto, e da inquadrare nei giorni successivi al natale e di fine anno, non è più, certamente ed alla luce di quanto mostrano le ultime emissioni modellistiche, ipotesi così remota. Naturalmente vedremo. Il disegno mostra la situazione generale prevista intorno ai giorni 22/23 ed inquadra perfettamente, con il supporto della freccia blu, l’affondo del nord-atlantico che, con asse nord/sud o nord-ovest/sud-est, ingloba l’europa occidentale sino all’entroterra africano. La freccia più piccola viola intende, a sua volta, indicare l’evoluzione della medesima isoipsa nei giorni immediatamente successivi e, soprattutto, sottolineare come lo stesso profilo depressionario tenda a muovere verso est e tenda ad acquisire un assetto ad asse più ovest/est, eventuale preludio di un disegno, per come segnalato dalle due frecce grandi, con alta pressione sul nord-europa, con fascia depressionaria a più basse latitudini e, di conseguenza, con afflusso dai quadranti orientali o nord-orientali. In detti casi, naturalmente, la cautela, nel considerare la possibilità di afflussi freddi del genere, è sempre d’obbligo, un pò per la distanza temporale non trascurabile e un pò perché se evoluzioni del genere possono effettivamente sfociare in afflussi freddi dalle nostre parti lo possono fare ammesso che l’eventuale blocco si distribuisca in maniera tale da inglobare nella corrente che fluisce da est latitudini sufficientemente meridionali…

Autore Pierangelo Perelli

Inverno opaco, fino a quando?…


Il momento in cui questo inizio d’inverno indecente proverà a cambiare marcia assumendo connotati più consoni non è ancora possibile stabilirlo con certezza. Certe proiezioni natalizie o post-natalizie che incoraggiano qualcuno a stabilire che avremo una certa svolta sono ancora troppo lontane e, di conseguenza, poco affidabili. E non solo, giacché in tal senso sussiste ancora anche una certa difformità tra i modelli. Di sicuro abbiamo che nel corso della prossima settimana l’atlantico, in questo momento assai poco incisivo ed associato ad infiltrazioni che sbattono contro il promontorio anticiclonico scivolando lungo gibilterra e sino al marocco occidentale, proverà ad essere più influente; e ci proverà con una saccatura, per come indicato dal disegno della situazione prevista intorno ai giorni 16/17, non lontana dalla possibilità di creare un peggioramento, soprattutto lungo il profilo occidentale della penisola. La faccenda maturerà senza, comunque, e sempre per merito di un contesto con promontorio anticiclonico duro a morire, un vero e proprio sfondamento da occidente, tant’è che, anche in questo caso, la relativa depressione andrà poi scivolando nell’entroterra africano piuttosto che traslare verso levante. Andando poi oltre o molto oltre, provando ad esaminare certe proiezioni di lungo termine alquanto stimolanti ma ancora piuttosto vaghe nella possibilità di chiarire l’ipotesi di una vera svolta in senso invernale, si può prendere ad es. l’ultima proiezione di ECMWF e relativa ad inizio terza decade, la quale mostra, con il supporto nel disegno della simbologia relativa alla evoluzione della disposizione di una isoipsa di riferimento (frecce più grandi identificative della isoipsa nei giorni 16/17 e frecce più piccole identificative della stessa isoipsa nei giorni 21/22), un tendenziale aumento dei valori barici sui mari del nord a tutte le quote. Ed un aumento che, effettivamente, può anche stimolare certe fantasie freddiste corrispondenti all’intravedere, in detto aumento, la possibilità di richiami di saccature fredde dall’europa orientale che interagiscono con infiltrazioni oceaniche alle basse latitudini e che, pertanto, possono creare allettanti e mediterranee condizioni da rex o da dipole blocking. Magari!! E’ altresì, però, assai chiaro che stiamo parlando di qualcosa che sarà, e molto, da riesaminare, oltretutto nei suoi possibili e vari risvolti, nel prossimo futuro…

Autore Pierangelo Perelli

Prospettive meteo miti, poco invernali…


Il prossimo futuro e, forse, non solo, si prospetta assai poco invernale. Tutti i segni, anche a livello di alta troposfera e di stratosfera, sono favorevoli ad un contesto con nessuna prospettiva, almeno sino a metà mese ed oltre, di aspetti invernali. Tutto questo, peraltro, non rappresenta certo una novità. Se il quadro è dominato da rimonte dinamiche dell’anticiclone sub-tropicale in area mediterranea e se lo stesso sub-tropicale risulta disposto a latitudini elevate, sia per quanto riguarda il suo ramo afro-mediterraneo e sia per quanto riguarda, spesso e volentieri, anche il suo ramo asiatico, che si inneschino afflussi freddi non può che essere assai problematico. In primis per ragioni di tipo dinamico, con gli affondi artici ben ostacolati, e poi per ragioni di tipo termico, con l’anticiclone russo-siberiano che non può consolidarsi ed espandersi verso ovest. E’ emblematica, in tal senso, la situazione generale prevista intorno ai giorni 10/11, illustrata dal disegno. Vi risulta evidente l’invadenza del sub-tropicale che costringe le mosse oceaniche e del nord-atlantico a scorrere a latitudini elevate o, tuttalpiù, ad affondare con modeste saccature molto meridiane e destinate ad affogare nelle alte pressioni sul vicino atlantico iberico e sino nell’entroterra africano. E vi si può ben notare anche come lo stesso flusso oceanico muova ben verso nord-est sull’europa nord-orientale, riducendo le possibilità dell’anticiclone termico russo-siberiano. Per osservare, e non si tratta comunque di cose attinenti al freddo ma sempre ad aria mite, una infiltrazione atlantica in grado di minare il sub-tropicale, occorre scrutare in direzione di metà mese. E per quanto riguarda il freddo, o qualcosa che sappia di inverno? Beh, va detto, in proposito, che le attuali proiezioni non parlano di veri afflussi freddi almeno sino ai giorni che precedono il natale, anche se, e lo sappiamo bene, guardare le carte oltre i 5-7 giorni serve davvero a poco…

Autore Pierangelo Perelli

La dinamica prevista del sistema depressionario in arrivo…


L’evoluzione che, nella sostanza, conferma quanto visto in precedenza privilegiando un quadro di moderate infiltrazioni oceaniche in mediterraneo, presenta, nel contempo, aspetti e dettagli che meritano un approfondimento anche per il loro valore didattico. La prossima azione atlantica, infatti, si configura con modi relativamente meridiani, tali da disegnare una moderata ma ampia saccatura capace di affondare sino sul nord-africa. Tanto più le disposizioni cicloniche risultano meridiane e tanto più le medesime acquisiscono carattere di stazionarietà fino alla possibilità della maturazione di cut-off o circolazioni chiuse. E tutto questo è, almeno in parte, quanto è molto probabile che avvenga nel corso dei prossimi giorni. Tant’è che il sistema tenderà, almeno inizialmente, a sfogare più verso sud che verso levante, riducendo la possibilità di una sua marcata influenza verso est e sulla parte occidentale del centro-nord della penisola. Accanto a questo lato della medaglia positivo, però, occorre considerare l’altro lato, che, invece, risulta alquanto negativo, in quanto corrisponde all’azione ciclonica che scava sino alle basse latitudini e che attiva un flusso di correnti sciroccali calde ed umide in convergenza rispetto alla ritornante da sud in quota. Il disegno, che illustra la situazione generale prevista a 36/48 ore circa, ci fornisce l’idea dell’affondo meridiano sopra descritto e che indica sia la saccatura semi-bloccata che raggiunge il nord-africa e sia la sua ritornante da sud, evidentemente ben attiva nel promuovere lo sviluppo di corpi nuvolosi là dove risulta associata a correnti caldo-umide e sciroccali nei bassi strati. Una tale convergenza, indicata dalla simbologia delle frecce rosse (correnti sciroccali nei bassi strati) e delle frecce blu (descrittive della saccatura in quota), può essere all’origine di sviluppi nuvolosi e molto piovosi sulle aree da tale situazione interessate, e che, nel caso specifico, corrispondono alle aree meridionali ionica ed adriatica della penisola. L’affondo relativo, per come detto e per sua natura, tenderà inizialmente ad una traslazione verso levante non così rapida; ma c’è da considerare una incipiente dinamica atlantica e zonale fatta di una spinta più ovest/est che riuscirà poi, in qualche modo, a muovere il sistema verso est e verso la grecia, magari isolandolo, e preludendo, anche, ad un certo, più o meno temporaneo, aumento della pressione…

Autore Pierangelo Perelli

Oggi, Primo Dicembre, inizia l’inverno meteorologico.

Un inizio dell’inverno a metà mese sarebbe poco pratico, soprattutto per le statistiche.

La decisione di impostare l’inizio dell’inverno è stata presa dall’OMM(organizzazione meteorologica MONDIALE) per semplificare la creazione di medie mensili e statistiche sulle temperature , così rendendo più agevole l’acquisizione dei dati. 

Pertanto, l’inverno meteorologico va dal 1° al 28 dicembre o negli anni bisestili fino al 29 febbraio.

L’inverno astronomico invece inizia nell’emisfero settentrionale nel giorno più corto dell’anno, il 21 o il 22 dicembre. Questo è il solstizio d’inverno.

Autore Dott. Centra Massimo

Dicembre inizia nel segno di un tempo incerto da tardo autunno…


L’aspetto principale della situazione e della evoluzione dei prossimi giorni risiede nel fatto che la possibile espansione anticiclonica dicembrina sull’europa occidentale, intravista dalle analisi di lungo termine di giorni fa, non sembra concretizzarsi. Sembra, invece, che possa continuare una fase sostanzialmente atlantica, o, comunque, aperta alla possibilità di infiltrazioni successive dall’atlantico o dal nord-atlantico. Mentre tende ad andare in archivio l’azione del cut-off o della depressione mediterranea, ancora presente sul mediterraneo centrale e frutto di una di tali infiltrazioni oceaniche, c’è da considerare che la prossima infiltrazione, imminente, potrebbe non risultare particolarmente incisiva e perdersi in un’affondo iberico piuttosto meridiano e destinato ad indebolimento. Un fatto, questo, però, che non annulla il proposito oceanico di insistere nel muovere azioni depressionarie in direzione di iberia e di mediterraneo occidentale. Tant’è che c’è da mettere in conto una previsione di azioni atlantiche successive destinate a fare dell’area mediterranea medesima un’area di tempo tutt’altro che stabile o, quanto meno, variabile e, senz’altro, associato a fasi con passaggi di sistemi nuvolosi e di piogge, proprio nel corso dei primi giorni del mese. Il disegno, che si riferisce alla situazione generale prevista ad inizio mese, mostra, con il supporto della simbologia, il quadro sopra descritto, che è quello di una porta atlantica relativamente aperta ed in grado di consentire moderate infiltrazioni di aria umida ed instabile. In qualche modo potrebbe non trattarsi di affondi così marcati, e questo in virtù di un campo barico delle basse latitudini poco propenso a cedimenti particolarmente significativi. Ma c’è sempre da tener conto della imprevedibilità che la stessa orografia mediterranea offre ogni volta che la relativa area diventa obiettivo totale o parziale dell’atlantico…

Autore Pierangelo Perelli

Tipico tempo da nord-atlantico, in attesa di una graduale stabilizzazione…


Novembre fa novembre e ci regala un finale di mese nel segno di una classica stagione da autunno avanzato. Il risultato della relativa fisionomia meteo può essere anche quello di temperature più basse della media in certe aree e di aspetti da inverno precoce, ma la realtà generale, per come già indicato in precedenza, non è quella di vere azioni fredde. E’, invece, quella della classica corrente ondulata groenlandese o del nord-atlantico, talora capace di azioni più settentrionali, ma, nella sostanza, ancorata all’effetto di successive spinte depressionarie oceaniche associate ad aria umida ed instabile. Temperature relativamente basse e fenomeni da neve in montagna ed a quote non così alte possono poi far parte della scena, in certe aree ed in certi momenti, per effetto della stessa aria fredda in quota che arriva dai mari del nord, ma in maniera relativamente temporanea e certamente non sulla base di ben definiti e duraturi afflussi freddi di matrice artica o artico-continentale. Il disegno della situazione generale prevista nel medio termine dei giorni 27/28 è eloquente nel descrivere il quadro indicato, con le frecce più grandi che segnano la dominante corrente in quota groenlandese che traina successive saccature che affondano in mediterraneo e che poi possono maturare in circolazioni depressionarie mediterranee, appunto. Quella che ci sta interessando è proprio quella che nel corso dei prossimi giorni determinerà la falla centrata sul mediterraneo centrale evidente nel disegno, la quale poi andrà gradualmente spostandosi verso levante. Dal nord-atlantico, ed al seguito di un intervallo, andrà, quindi, evolvendo la possibilità di un successivo assalto, nel disegno rappresentato dalla saccatura a ridosso delle isole britanniche, il cui destino, però, non appare ancora ben definito. E non appare ancora ben definito perché tra la fine del mese e l’inizio di dicembre si intravedono manovre anticicloniche che potrebbero creare un ostacolo fino a rendere effimera detta nuova azione depressionaria e ad affogarla in una sorta di cut-off iberico poco incisivo per la nostra penisola. Naturalmente vedremo, anche se si sta rafforzando, in ogni caso, la prospettiva di un inizio dicembre nel segno di una bella alta pressione dinamica sull’europa occidentale e, pertanto, di una fase relativamente stabile anche per il mediterraneo occidentale. La simbologia delle frecce serve indicare: con le frecce grandi la corrente dominante groenlandese, con le frecce blu medie le successive azioni cicloniche in movimento entro detta corrente dominante, con le frecce rosse la prospettiva anticiclonica del lungo termine che vede una decisa affermazione di alta pressione in grado di arrestare la medesima corrente instabile del nord-atlantico…

Autore Pierangelo Perelli

Ecco una stagione da vero e classico fine novembre…


La fase di transizione tra quella del promontorio del sub-tropicale e quella del nord-atlantico o settentrionale, sta lasciando il posto al contesto settentrionale, appunto, già ben intravisto giorni fa. E’ bene chiarire, in relazione alle strombazzate sul freddo, sul grande freddo e sull’artico, che si leggono o si ascoltano qua e là, che la realtà con cui avremo a che fare si disegna come qualcosa che rientra, o quasi, nella norma del periodo. Non trovo nulla di particolare o di eccezionale nelle temperature che si profilano per i prossimi giorni e che appartengono alla fine del mese di novembre, non alla fine del mese di aprile. Detto questo va anche, altresì, detto, che un certo prematuro assaggio di inverno sarà anche possibile, in varie zone ed in certi momenti, avvertirlo. Così come è possibile che detta fase con temperature relativamente basse o contenute si prolunghi per vari giorni. Ed è ovvio anche che oltre alle temperature contenute non potranno mancare gli elementi del tempo variabile, instabile o perturbato che alle irruzioni in mediterraneo, eventualmente anche ciclogenetiche, appartengono. Ma, tornando al fatto che non sarà o non dovrebbe essere nulla di eccezionale o particolare per il periodo, al netto di temperature in alcuni casi o per alcuni giorni anche sotto media, va detto che detta dinamica di segno settentrionale è da assegnare ad un corso mobile ed al corso mobile di una corrente groenlandese, certamente assai vivace ed ancorato ad onde di una certa ampiezza, ma non a blocchi o a quelli sbarramenti in grado di apportare veri afflussi freddi di segno artico o, meglio, artico-continentale. Nulla di tutto questo. Tutto, invece e come detto, da assegnare alla classica configurazione ad onde o pulsante, mobile, fatta di impulsi capaci di affondare in mediterraneo e di trascinare aria dei mari del nord. Tra l’altro l’impulso successivo a quello dei prossimi giorni e che si profila per metà terza decade sembra avere una evoluzione non proprio in sintonia con la natura degli affondi che maturano in afflusso freddo, ma che maturano in un cut-off mediterraneo, incastonato tra promontori, ad ovest ed ad est, sulla base di un disegno che non depone certo a favore di spinte fredde orientali o nord-orientali. Ma vedremo. Il disegno mostra la situazione generale prevista a 48-72 ore ed è eloquente nel marcare l’affondo deciso di un vero e proprio polo freddo in quota relativamente ciclogenetico e, inevitabilmente, foriero di decisa instabilità e richiamo di correnti più fredde. Lo stesso disegno mostra anche, con il supporto della simbologia, lo schema della classica situazione da flusso groenlandese, associato a successive saccature o onde negative in movimento da nord-ovest a sud-est…

Autore Pierangelo Perelli

Il maltempo ligure e l’evoluzione prevista…


Sui fenomeni piovosi insistenti e tuttora in atto sulla liguria e su parte dell’emilia romagna occorre, ancora una volta e come sempre, scomodare la sfera delle situazioni stazionarie. Tutto, e come detto in precedenza, concorre nella direzione di una temporanea spinta settentrionale. Ma la transizione dal disegno di un promontorio dinamico mediterraneo a quella di un flusso settentrionale ciclogenetico è difficile che sia rapida e priva di una fase intermedia piovosa e con gli elementi dei sistemi stazionari o semi-stazionari. Nel disegno della situazione generale riferita a questa mattina si può notare la tipica configurazione a sella che che vede la disposizione di una circolazione quasi isolata ad ovest sull’atlantico, e che quasi ha perso rapporto con la saccatura madre sui mari del nord, risultando in un cut-off o in un quasi cut-off. La stessa circolazione, però, non maturerà ulteriormente in una circolazione chiusa e stazionaria, poiché sollecitata da una dinamica che tende ad ostacolare detta evoluzione. Ma nel frattempo staziona in quella posizione, ostacolata ad est dal residuo del promontorio dei giorni corsi, ed alimenta la classica situazione stazionaria con correnti instabili in quota da ovest o sud-ovest sul mediterraneo occidentale (frecce blu) associate a flusso umido al suolo in convergenza (frecce rosse). Una tale disposizione, che si colloca lungo una direttrice sud-ovest/nord-est, ci interessa proprio all’altezza delle nostre regioni nord-occidentali, inglobando liguria ed emilia occidentale. Da cui lo sviluppo di sistemi piovosi e temporaleschi, anche di una certa intensità ed insistenti, lungo detta direttrice stazionaria o che trasla lentamente e con difficoltà. Come detto, tuttavia, il tutto tenderà ad evolvere per le ragioni di forcing euro-atlantici che spingono la geografia meteo e barica verso un contesto settentrionale con aumento della pressione sull’oceano, spinta da nord e conseguente traslazione di tutto il sistema verso est o sud-est. Una dinamica, questa, che non mancherà, con una doppia spinta settentrionale in direzione di iberia e mediterraneo occidentale ed in quadrabile tra fine seconda ed inizio terza decade del mese, di determinare una temporanea fase più fredda con probabile depressione mediterranea…

Cambio meteo in vista…

Il disegno della situazione generale prevista intorno ai giorni 16/17 è perfetto nel confermare quanto visto in precedenza. Esso infatti vede l’affermazione delle componenti settentrionali con una ampia saccatura dei mari del nord in progressione verso sud, con il consolidamento di alta pressione sul nord atlantico, e con l’aggancio del residuo della estesa circolazione ciclonica attualmente presente ad ovest dell’iberia. Una siffatta configurazione rappresenta una sorta di reverse rispetto alla situazione attuale. La situazione attuale, infatti, e per come indicato dalla simbologia delle frecce blu, vede la saccatura delle alte latitudini disporre il suo asse verso sud-ovest a prolungarsi nella circolazione depressionaria ad ovest dell’iberia sopra menzionata, ben ostacolata dal promontorio in mediterraneo. Come si conviene a questo tipo di dinamica la medesima circolazione ciclonica mostra anche una certa tendenza ad isolarsi o ad entrare in opposizione di fase rispetto alla stessa saccatura madre sui mari del nord. I forcing dominanti, però, tendono ad essere quelli che fanno capo a spinte del nord-atlantico, con la conseguenza di un progressivo cedimento del promontorio mediterraneo e con la graduale progressione della saccatura scandinava, associata a rotazione del relativo asse in senso antiorario, per come indicato dalla simbologia delle frecce che, dal colore blu a quello viola, segna la transizione dalla situazione attuale a quella del medio termine. Inevitabile allora, a partire dall’inizio della seconda metà del mese, un cambio meteo, inizialmente caratterizzato da una fase di correnti occidentali umide ed instabili e, tra fine seconda ed inizio terza decade, anche dagli elementi di una vera e propria irruzione con apprezzabili flessioni termiche, per quanto ancora da inquadrare in termini di intensità e di durata…

Autore Pierangelo Perelli

Quali possibili evoluzioni dopo il prossimo promontorio anticiclonico subtropicale


Quali possibili evoluzioni dopo il prossimo promontorio anticiclonico…
L’evoluzione che ci porta verso metà mese vede una prima fase caratterizzata da un deciso affondo meridiano sul vicino atlantico ed a ridosso dell’iberia ed un promontorio mediterraneo frenante. Il relativo contesto stabile, certamente foriero di alcuni giorni nel segno di stabilità e di clima mite, è comunque da interpretare come relativamente precario. E relativamente precario non tanto in virtù di una possibile progressione della ampia saccatura verso levante quanto in virtù di una tendenza generale che vede lo stesso affondo maturare in vortice un pò isolato ad ovest ma che vede, nel contempo, vivacizzarsi un flusso del nord-atlantico associato ad affermazioni anticicloniche islandesi. Il disegno della situazione generale prevista intorno ai giorni 13/14 identifica una mappa euroatlantica a sella in cui si riconoscono quattro componenti in azione. Vi si identificano: il promontorio anticiclonico mediterraneo che frena l’azione della depressione ad ovest; l’ampia depressione ad occidente, frutto dell’affondo meridiano sopra menzionato, e che è andata maturando in vortice parzialmente in opposizione di fase con la saccatura del nord-atlantico o dei mari del nord; la medesima vivace azione della saccatura sui mari del nord; la figura anticiclonica sul nord-atlantico. In tale relativo disegno a sella, come detto foriero, per il mediterraneo, di un momento stabile e con temperature oltre la media, andranno a prevalere, intorno alla metà del mese o nei giorni immediatamente successivi, le due componenti presenti a nord con la possibilità del maturare di un profilo ad ampia saccatura, frutto dell’azione della circolazione depressionaria sui mari del nord e della concomitante azione dell’anticiclone dinamico islandese. Ecco che la circolazione ciclonica ad ovest dell’iberia, destinata a progressivo indebolimento, può finire per essere agganciata e rientrare nella saccatura madre; ed ecco che si possono venire a creare i presupposti per una spinta settentrionale instabile. Da qui a dire, però, che avremo il freddo o una irruzione in grado di determinare un afflusso di aria fredda, ce ne corre parecchio. E ce ne corre parecchio perché, al netto di una possibile moderata e rapida azione settentrionale, attualmente le varie carte di previsione di lungo termine privilegiano un tendenziale orientamento nella direzione di correnti occidentali, ed ovvero di aperture della porta del grande ovest. Nel disegno le frecce blu marcano il profilo della situazione a sella dei giorni 13/14 sopra descritta, mentre le frecce viola identificano la possibile evoluzione successiva, che vede protagonista la discesa della saccatura dei mari del nord, quanto meno destinata a scardinare blocchi anticiclonici e ad introdurre condizioni più instabili, e più o meno settentrionali o occidentali…

Autore Pierangelo Perelli

Tra sub-tropicale e modeste infiltrazioni atlantiche…


Il contesto meteo dominante di fine ottobre sfocia in questi primi di novembre continuano ad identificare un generale corso mobile occidentale ondulato, nel contempo relativamente ostacolato alle basse latitudini. Il mediterraneo viene a trovarsi in una sorta di fascia di transizione, tra la franca azione umida instabile atlantica e la presenza del sub-tropicale. Il medesimo sub-tropicale tenta anche azioni di spinta meridiana proponendo onde di resistenza o di freno in grado di tenere più a nord il medesimo flusso atlantico principale. Ci riesce, però, solo in parte, nel senso che tende comunque a non impedire infiltrazioni secondarie destinate ad evoluzioni in modeste configurazioni chiuse quali insidie per la nostra penisola. In linea generale, però, al netto dei sempre possibili sviluppi di locali aree piovose di una certa consistenza, nulla di che. Di fronte ad una situazione del genere, al suo clima mite, ed al relativo associato protagonismo del sub-tropicale, non possiamo, ancora una volta, non marcare come le stesse sortite mediterranee del medesimo sub-tropicale siano diventate da anni o decenni una regola ed una regola che ha sempre di più, sia in inverno che in estate, reso il clima mediterraneo più caldo e meno influenzato dai flussi del nord-atlantico o dell’est europeo. Senza contare la intrinseca insidia della possibilità dello sviluppo di situazioni piovose stazionarie qualora gli stessi muri anticiclonici riescano a frenare le perturbazioni solo in parte ed a renderne persistente il corrispondente flusso umido meridionale. La disegnata situazione generale prevista intorno ai giorni 5/6 segna il quadro descritto, indicando l’ennesima azione oceanica che, ostacolata da un promontorio dinamico, assume profilo meridiano affondando solo in parte verso sud o sud-est e finendo per divaricarsi e sganciare una infiltrazione secondaria destinata a cut-off ed a modesta falla in quota sul mediterraneo centro-occidentale. Una evoluzione questa che non può che riproporre il persistente tema degli ultimi tempi, ed ovvero quello di un contesto mite, fatto di alternanza di momenti stabili e di momenti con maggiori effetti ciclonici variamente distribuiti, in questo caso, ad es., a partire da ovest e segnatamente sul centro-sud…

Autore Pierangelo Perelli

Esame della evoluzione meteo in mediterraneo delle prossime ore…


Certe evoluzioni meteo meritano di essere commentate anche per come presentano elementi dal valore didattico. In questo caso, anche a conferma di quanto già esaminato in precedenza, siamo di fronte ad una situazione tipicamente occidentale atlantica, certamente foriera di condizioni umide ed instabili ma anche un pò ostacolata da una certa presenza del sub-tropicale. Di fatto, senza riuscirci, almeno per ora, in pieno, le onde negative collegate alla fascia depressionaria oceanica muovono da ovest ad est trovando, al livello delle latitudini mediterranee, condizioni non troppo favorevoli ad un affondo franco e marcato dal punto di vista barico e della ciclogenesi. Ed è anche per questo che dette ondulazioni possono finire per impantanarsi ed isolarsi dalla corrente zonale principale. Con valori barici non così bassi l’affondo si verifica; ma si verifica ostacolato e costretto a scivolare verso sud, e per ragioni di dinamica, a diventare una circolazione chiusa. I cut-off, sia ciclonici che anticiclonici, fanno parte della normale fisiologia degli scambi termici atmosferici e rappresentano uno degli scambi più significativi e marcati. I cut-off ciclonici, poi, rappresentano, non infrequentemente, una insidia meteo non indifferente giacché capaci di produrre maltempo persistente sulle stesse aree. In certi casi, tuttavia, detto isolamento evolve nell’ambito di situazioni tali da indebolirne l’azione ed anche da favorirne un certo spostamento. Il tempo variabile o anche perturbato delle prossime 24/48 ore è da ascrivere proprio ad una evoluzione del genere. La debole saccatura andrà sempre più assumendo la connotazione di semplice e modesta diramazione, affondando in mediterraneo centro-occidentale e, quindi, isolandosi dalla corrente principale, assumendo le caratteristiche di cut-off o goccia fredda in lento spostamento verso sud o sud-est. E tutto questo anche in un contesto sfavorevole capace di indebolirne gradualmente gli effetti. La metafora del torrente che incontra condizioni favorevoli al dilatarsi in un’ansa che poi, successivamente, si isola formando una pozzanghera staccata dal corso dello stesso torrente rende abbastanza, seppur grossolanamente, l’idea del fenomeno. E d’altra parte sempre di fluidi che obbediscono alle stesse regole di dinamica, pur con lo dovute ed anche notevoli differenze, si tratta. Il disegno mostra la situazione generale di questa mattina e mostra, con le frecce, la transizione sopra esaminata, ed ovvero quella della modesta saccatura (frecce blu) che evolve in cut-off (frecce viola)…

Autore Pierangelo Perelli

Nuovo cambiamento del tempo nei prossimi giorni sull’Italia.


Correnti umide, ma miti, dall’atlantico causeranno dal pomeriggio-sera di oggi delle piogge deboli tra Piemonte Orientale e Lombardia Occidentale.
Piogge più intense riguarderanno la Liguria, l’Emilia occidentale e le zone settentrionali di Piemonte e Lombardia. Tempo in peggioramento anche sulla Toscana settentrionale e gradualmente anche sul resto della regione e su tutte le regioni settentrionali.
Nella giornata di domani sono previste piogge abbondanti in Liguria, sulla Toscana settentrionale e sul Friuli Venezia Giulia.
Tempo nuvoloso domani sul resto del centro con piogge che gradualmente interesseranno il Lazio e l’Umbria, più asciutto altrove e sulle regioni meridionali.
Temperature in aumento al centro sud per aria mite meridionale e in calo al nord nelle zone sotto le piogge.

Autore Dott. Centra Massimo
Notizie meteo Italia

Tra correnti umide atlantiche e moderata influenza del sub-tropicale…


Tra fine mese ed inizio novembre la configurazione euro-atlantica inquadrerà un disegno prettamente occidentale, fatto sia di ovvie correnti umide e relativamente instabili che di una componente sub-tropicale in loro ostacolo. La transizione dalla situazione attuale, sempre oceanica ma tipicamente di nord-ovest, e quella di fine mese, è dettata dal respiro anticiclonico di un modesto promontorio mobile. Ma, come detto, il subentro successivo delle correnti occidentali mosse dalla grande fascia depressionaria atlantica non sarà così franco o incisivo. Lo sarà, almeno in parte, proprio nei giorni di fine mese, ma, forse, tenderà ad esserlo di meno a seguire. E questo per effetto di una fascia sub-tropicale tendenzialmente più intrusiva e persino in grado di disegnare un promontorio, seppur forse temporaneo, frenante. Non siamo ancora nell’ambito di certezze in quanto un siffatto gioco delle parti non è mai di facile interpretazione, nel senso che l’equilibrio può risultare più o meno deviato a favore delle correnti atlantiche o del sub-tropicale. In ogni caso si conferma quanto già intravisto in precedenza, con la possibilità che, però, alla fine ed in base a quanto dicono le carte attuali, il lungo termine possa vedere, piuttosto che rimonte da vero blocco, sfondamenti, più o meno destabilizzanti, da ovest. Il disegno mostra la situazione generale prevista per il finale del mese e che inquadra perfettamente il contesto sopra descritto, mentre la simbologia delle frecce, da blu a viola, intende rappresentare la transizione delle correnti in quota, da quelle attuali nord-occidentali associate a veloci transiti instabili nord-ovest/sud-est, a quelle strettamente da ovest del possibile peggioramento di fine mese e, tendenzialmente, più o meno ostacolate dal sub-tropicale…

Autore Pierangelo Perelli

Tipica fase nord-occidentale…


La fase prettamente nord-occidentale in corso è quella di un tempo variabile associato a periodici impulsi, tendenzialmente sempre più destinati ai settori orientali del mediterraneo. La traslazione graduale della traiettoria di dette correnti in quota dominanti non esenterà la penisola, ancora per qualche giorno, da fasi instabili, stavolta, però, a carattere più sparso e con minori estensioni nuvolose organizzate, soprattutto sulle regioni nord-occidentali. E questo a merito di correnti in quota, appunto meno occidentali, più settentrionali ed associate a disposizione ciclonica in transito da nord-ovest lungo la fascia centrale del mediterraneo e lungo la penisola balcanica. Il progresso nella direzione di una maggiore stabilità culminerà nel disegno di un promontorio anticiclonico, per un verso promettente come barriera rispetto alle correnti umide atlantiche, ma per un altro dalla evoluzione ancora piuttosto incerta. Scontata la suddetta rimonta del sub-tropicale intorno ai giorni 28/29 rimane, infatti, da chiarire quanto la medesima rimonta saprà ergersi a muro stabilizzante e durevole o quanto, invece, corrisponderà ad una sorta di onda pre-frontale. Va detto, anche, che tra le due possibilità non sono da escludere disegni ibridi in cui, in qualche modo, la stessa onda tiene o devia verso nord-est le correnti atlantiche, almeno in parte. E tutto questo non potremo che vederlo più avanti, anche se una influenza oceanica e di correnti sud-occidentali, quanto meno riservata al nord-ovest, appare al momento alquanto probabile. Stiamo parlando, però, dell’estremo fine mese o dei primi di novembre, di un tempo, ovvero, ancora lontano e tutto ancora da scrivere. Il disegno, che mostra la situazione prevista intorno ai giorni 28/29, sottolinea il moderato promontorio stabilizzante del sub-tropicale sopra indicato ma anche la minaccia di affondi in sede iberica che, per come rappresentato dalle frecce indicative dei flussi in quota previsti da alcuni modelli nel corso dei primi giorni di novembre, risultano successivamente spostati, anche se più o meno ostacolati dall’alta pressione, verso levante. In proposito si può notare anche come alcuni di questi modelli detti affondi li considerino più incisivi e come altri, invece, li considerino maggiormente bloccati, frenati e deviati verso nord-est…

Autore Pierangelo Perelli