Fase fredda da lunedì

Ma sarà l’inizio di un vero e lungo periodo invernale o una toccata e fuga?

Passato questo weekend che vedrà comunque più inverno sui settori del medio/basso Adriatico e più mitezza sul nord ovest anche per venti caldi in caduta dalle Alpi, una goccia fredda dalla Scandinavia si affaccerá da nord est per l’elevazione del promontorio anticiclonico verso nord.

Le temperature saranno in forte calo da nord a sud, mentre dall’esatta collocazione di questa discesa potranno formarsi eventuali minimi di pressione a premiare certe zone del Paese piuttosto che altre (escluso quasi certamente dai fenomeni il nord).

Da qui poi si aprirebbe un bivio:la maggior parte dei modelli vedrebbero non reggere il blocco anticiclonico; di conseguenza l’alta pressione tornerebbe a schiacciarsi sull’Italia e a deviare verso est le masse d’aria fredda stazionanti sull’Europa orientale.Il tempo rimarrebbe freddino in condizioni prevalentemente anticicloniche e senza nulla di così importante da segnalare.

Il modello americano vede invece da giorni il perdurare del blocco sul Paesi del nord:blocco che poi ruoterebbe verso est, isolando una cella di alta pressione sulla Scandinavia (regime Scand +).

Così facendo la massa d’aria gelida continentale partirebbe in retrogressione verso ovest (movimento antizonale alla circolazione dell’emisfero nord che avviene prevalentemente da ovest verso est), per poi andare ad interessare direttamente grossa parte del Paese e probabilmente formare minimi di pressione in grado di convogliare umidi correnti da ovest/sud ovest, che porterebbero a nevicate facilmente su quote pianeggianti.

Insomma grosse differenze a distanze nemmeno così eccessive; ma sicuramente di difficile lettura per la complessità e la riuscita della manovra descritta.

Ne sapremo qualcosa in più a breve.

L’unica certezza é per adesso il muro totale alle correnti atlantiche (situazione ovviamente penalizzante per le zone più a secco del nord ovest e Alpi), a meno che appunto non si compia la totale retrogressione e lo smantellamento del pattern delle figure bariche ormai da tempo bloccato e che vede anticicloni sempre molto ingombranti tra ovest Europa e nord ovest italiano.

Seguire passo passo: perché siamo aperti al momento a tutte le soluzioni

A cura di Simone Scarpelli

Please follow and like us:
0
Pin Share

Per il medio-lungo termine può rifarsi vivo il freddo…


L’attualità meteo è ancora dominata dal precario equilibrio tra blocco anticiclonico euro-atlantico ed irruzioni artiche sull’europa orientale.

L’invadenza anticiclonica è quella che ha allontanato la fase fredda dei giorni scorsi e che ha confinato le irruzioni ad est, destinandole alle aree di penisola balcanica, mar nero ed egeo. Ed alla luce delle ultime emissioni c’è da dire che, di fatto, alcuni giorni almeno di tempo senza particolari azioni fredde appaiono confermati.

La questione torna, invece, ad essere incerta, e, in linea generale, non così estranea alla possibilità che possano riprendere fiato sbuffate fredde verso occidente, per il medio-lungo termine. Trattandosi di una faccenda che riguarda il medio-lungo termine c’è molto ancora da verificare e nulla può escludere che, anche a fronte di una qualche irruzione in grado di rodere parzialmente e temporaneamente il fianco orientale del blocco, le irruzioni più consistenti rimangano sostanzialmente destinate a longitudini un pò ad est del mediterraneo.

Alcuni modelli, tuttavia, riaprono le speranze dei freddisti, e persino in pompa magna, con prospettive di configurazioni che vedono veri e propri poli freddi prendere la via est-ovest ed aggredire i nostri mari. Di conseguenza non possiamo che prenderne atto e considerare, inserita in un range di possibilità, anche la possibilità estrema di una prossima settimana dai contorni nettamente invernali, addirittura con minimi di pressione sul tirreno e con significativi poli freddi in azione. Sull’eventualità che possano realizzarsi queste condizioni di freddo c’è, comunque, ancora molto da stare cauti, e per vari motivi.

Uno di questi è, naturalmente, il fatto che stiamo trattando della prossima settimana e di un tempo ancora molto futuro.

Il disegno si riferisce alla situazione generale indicata dal modello europeo per l’inizio della prossima settimana che, nella sostanza, apre all’ipotesi che una certa azione fredda possa guadagnare l’altezza dell’adriatico ed interessarci marginalmente, ma sempre nell’ambito di un flusso settentrionale non così deciso ad impossessarsi, in modo franco, del mediterraneo e della nostra penisola, mentre la simbologia intende mettere a confronto detta ipotesi (colore blu) con quelle (colore viola e linee tratteggiate) che, invece, prevedono che il freddo dell’est, sulla base di un anticiclone in estensione ulteriore verso nord-est, possa incanalarsi in un disegno di flusso retrogrado est-ovest ed estendersi verso ovest, sino ai bacini centro-occidentali del mediterraneo…

Please follow and like us:
0
Pin Share

Più anticiclone che irruzioni fredde.


Più anticiclone che irruzioni fredde…
L’equilibrio tra anticiclone ed irruzioni artiche, indicato in precedenza, tende a spostarsi a favore del primo.

Le ultime emissioni confermano la fisionomia generale di un profilo rossby con promontorio anticiclonico tra oceano ed europa occidentale e con onde secondarie relative in moto da nord a sud sull’europa orientale.

Le corrispondenti irruzioni, in veste di sacche successive, continuano a rappresentare possibili elementi di disturbo per il mediterraneo orientale e, in via estrema, per adriatico e centro-sud, ma, tendenzialmente e per la nostra penisola, con un grado che appare assai sfumato o di margine.

Di fatto i vari modelli danno l’indicazione di un blocco anticiclonico invadente che tende a mantenere piuttosto a levante il flusso settentrionale e le stesse irruzioni, ed ovvero all’altezza di penisola balcanica ed egeo.

Nulla vieta che, da qui a fine prima decade di febbraio, si possano determinare le condizioni di una maggiore influenza dello stesso flusso verso ovest e di relative retrogressioni, ma sempre nell’ambito di una situazione di margine o di confine ed in cui l’anticiclone mostra solidità e scarsa tendenza a cedimenti significativi.

Ecco che l’irruzione dei giorni 3/4, segnalata nei giorni scorsi come possibile causa di un episodio freddo per sud ed adriatico, perde di consistenza; ed ecco che perdono di consistenza, in tal senso, anche le irruzioni successive.

E, come detto, per quanto eventuali sbuffate fredde in grado di coinvolgerci, continuino a risultare possibili, è assai probabile che, al netto di una qualche irruzione in grado di rodere l’anticiclone, la configurazione generale tende ad escludere episodi freddi consistenti o degni di tale nome.

E semmai tende a considerare la possibilità di un periodo abbastanza stabile e non così freddo. Il disegno mostra la situazione prevista in quota intorno ai giorni 4/5, segnala il blocco anticiclonico invadente e segnala le onde secondarie che muovono circoscrivendolo e scivolando rapide all’altezza di balcani, mar nero e mar egeo…

Please follow and like us:
0
Pin Share

I tre giorni della merla

I GIORNI DELLA MERLA

Secondo la tradizione popolare, i giorni della merla sono gli ultimi tre giorni del mese di gennaio, ovvero il 29, 30 e 31, e sarebbero i giorni più freddi dell’anno.
Come ogni leggenda, anche questa ha varie versioni . Quelle più conosciute sono due . La prima dice che a causa del gran freddo , una merla cercò riparo insieme ai suoi piccoli pulcini dentro ad un comignolo, dal quale ne uscirono completamente ricoperti di fuliggine, solo il 1° febbraio e, da quel giorno si racconta che le femmine del merlo , originariamente dal piumaggio nero come i maschi, furono grigie.

L’altra versione, forse un po’ più nota rispetto alla precedente, racconta che gennaio mese molto freddo, si divertisse a far si che ogni volta che la merla usciva dal nido in cerca di cibo, ci fosse sempre gelo.
La merla , stanca di subire tali soprusi, decise di fare provviste per tutto il mese che a differenza di oggi contava 28 giorni.

L’ultimo giorno del mese , il 28 quindi , la merla sicura di essere ormai al riparo dalle angherie di gennaio, uscì dal nido cantando.
Gennaio, sentendosi deriso dalla merla chiese in prestito 3 giorni al mese di febbraio scatenando pioggia , gelo, neve e bufere.
La merla cercò riparo dentro ad un camino e quando ne uscì le sue piume, a causa della fuliggine, non erano più nere ma grigie , e così rimase per sempre.
Altre leggende narrano che la merla avesse le piume bianche e soffici ma a causa dei dispetti di gennaio , si rifugiò in un camino e quando ne uscì le sue piume erano nere.

Secondo la tradizione popolare se i giorni della merla sono freddi la primavera sarà bella, al contrario la primavera tarderà ad arrivare.
Tutte le leggende però nascono da un fondo di verità.
Nel calendario Romano ,( Istituito da Romolo nel 753 a.c ) , il mese di gennaio ( che aveva appena 28 giorni ), venne introdotto solo nel 713 a.c con le modifiche apportate da Numa Pompilio, che introdusse anche il mese di febbraio.
Con le riforme di Numa Pompilio, i mesi originariamente istituiti da Romolo, passarono quindi da 10 a 12.

Gennaio ( Iannuarius ) venne dedicato al Dio Giano ( Ianus) , divinità romana raffigurata con due volti; colui che può guardare il passato e il futuro e quindi perfetto ad apertura e chiusura di un anno.
Da aggiungere inoltre che quella della ” Leggenda della merla” se ne trovano citazioni anche nella Divina Commedia.
Già nel 300 la favola ed il motto erano noti. Ecco perché gli ultimi tre giorni del mese di gennaio erano, e sono , chiamati ” DELLA MERLA ” !

Fonte web

A cura del dott. Centra Massimo

Please follow and like us:
0
Pin Share

Tra anticiclone ed irruzioni artico-continentali…


Si conferma, per i prossimi giorni, tutto quanto esaminato in precedenza ed ovvero il lento esaurirsi della fase depressionaria mediterranea ancora attiva sul centro-sud, quindi la temporanea relativa stabilizzazione a colpi di estensione anticiclonica verso levante e, a seguire, una ulteriore pulsazione meridiana dell’anticiclone atlantico a creare la possibilità di irruzioni, tendenzialmente maggiormente destinate ai settori orientali del mediterraneo.

In questo senso la possibilità di una irruzione artico-continentale degna di tale nome intorno ai giorni 3/4 febbraio guadagna credito ma non risulta ancora caratterizzabile nel suo grado di influenza per la nostra penisola.

La medesima sembra presentarsi, in ogni caso, come la classica sferzata artica in veloce transito ed a rapida evoluzione, associata ad un forcing nord-sud che, almeno al momento, non appare destinato a configurare una persistente azione fredda orientale. Il range delle possibilità relative alla traiettoria della medesima ampia saccatura permane, tuttavia, ampio e tale da non escludere un coinvolgimento della penisola, quanto meno parziale ed inclusivo di adriatico e centro-sud.

Tra una situazione nella quale la disposizione di flussi e centri barici tiene l’irruzione confinata ad est e quella nella quale si aprono spazi tali da accogliere la medesima irruzione più verso ovest corre la differenza che distingue un episodio breve con diminuzioni termiche moderate da un episodio di maggiore durata e con diminuzioni termiche di un certo rilievo.

Ed è evidente che quanto più la sacca artica avrà modo di transitare sulla nostra penisola e di coinvolgerci con ciclogenesi sul basso mediterraneo centrale o centro-orientale e tanto più avremo alcuni giorni nel segno dell’artico-continentale e nel segno del freddo.

Vedremo. Il disegno mostra la situazione generale prevista proprio intorno ai giorni 3/4 e descrive l’affondo nord-est/sud-ovest, quale indicazione perfetta di una rapida irruzione artico-continentale con obiettivo tendenziale la penisola balcanica ed il mediterraneo orientale.

Nel medesimo si può anche apprezzare la struttura baroclina di un profilo in evoluzione e che vede la depressione al suolo tra mediterraneo orientale e mar nero, ovvero ben a levante rispetto alla depressione in quota e quale segno di una azione che intende agire piuttosto ad oriente o, quanto meno, non in modo così diretto per la nostra penisola. Ma, come detto, è questa la prospettiva al momento maggiormente indicata dai vari modelli, tra i quali sussistono, però, anche prospettive ben più favorevoli ad una azione fredda più diretta…

Please follow and like us:
0
Pin Share

Alta pressione delle Azzorre in arrivo sull’Europa occidentale e sul mediterraneo centro occidentale nella prossima settimana.

Grazie all’indice teleconnettivo Nao che sta diventando positivo, l’alta pressione delle Azzorre diventerà più invadente verso l’Europa occidentale.


L’alta pressione sarà in grado di deviare verso i Balcani, la Grecia e la Turchia le prossime irruzioni fredde che solo marginalmente interesseranno il versante adriatico centrale e il sud.


Tempo decisamente più secco al nord e lungo le zone occidentali.

A cura del dott. Centra Massimo

Please follow and like us:
0
Pin Share

Graduale aumento termico e tempo più stabile sull’Italia dalla prossima settimana a partire dalle regioni occidentali.

Gradualmente un campo di alta pressione si andrà impossessando dell’Europa occidentale e poi anche dell’Italia ad iniziare dai primi giorni di Febbraio.


Inizialmente si potrebbero verificare delle infiltrazioni fredde sul versante adriatico e al sud.


Tutto ciò sarà dovuto ad un rinforzo della zonalita’ sul nostro continente.
Le temperature sono destinate ad aumentare a partire dalle regioni occidentali nel corso della prima settimana dell’ultimo mese invernale.


In seguito potrebbero arrivare delle perturbazioni atlantiche sul mediterraneo centrale.
Gli indici teleconnettivi AO e NAO tenderanno ad essere positivi, quindi dovrebbe essere la corrente zonale, poco fredda la protagonista in Europa.

A cura del dott. Centra Massimo

Please follow and like us:
0
Pin Share

Il classico tempo da moderate irruzioni fredde


Con il futuro di fine mese e di inizio febbraio ancora da scrivere il medio termine si delinea, invece, relativamente definito e descritto dalla tipica riattivazione ciclonica mediterranea o dalla riapertura alle correnti settentrionali di una circolazione ciclonica matura o invecchiata quale quella che ancora ci interessa.

La medesima circolazione, foriera del tempo perturbato e fresco o freddo di questi giorni, è in fase di ulteriore chiusura e di un graduale lento colmamento che non mancherà, nell’ambito delle prossime 48 ore, di allentare, soprattutto sul centro-nord, lo stesso tempo perturbato e di favorire un certo relativo aumento della pressione.

Non si tratterà, tuttavia, di una sua fuga definitiva perché, per quanto destinata a mantenersi a latitudini generalmente basse, riaprirà a correnti dei mari del nord e subirà una temporanea riattivazione.

Una tale evoluzione è da ascrivere alla persistenza del blocco anticiclonico ad ovest e a sue ulteriori pulsazioni meridiane che favoriscono la genesi di nuovi impulsi o di nuove saccature in progressione da nord a sud, evidentemente attirate dal residuo della depressione mediterranea e in grado, con il corrispondente aggancio, di ridare ad essa vigore. L’evoluzione descritta si inquadra, come detto, nel medio termine e intorno ai giorni 26/28, quando, di conseguenza, andranno maturando nuova destabilizzazione su adriatico e centro-sud in primis e nuova diminuzione termica generale.

E’ possibile, quindi ed a seguire, la classica invadenza anticiclonica che segna la fine della fase ma con tutte le incertezze segnate dal comportamento di un anticiclone che non sembra così propenso ad estendersi verso est ma che sembra, invece, pur nell’ambito di un certo cambio di circolazione e di una certa traslazione dei flussi verso levante, a proporre ulteriori irruzioni. E se è pur vero che dette irruzioni al momento risultano con la veste di rapidi transiti maggiormente destinati alla penisola balcanica il loro grado di influenza sulla nostra penisola è, in verità, ancora tutto da definire. Il disegno mostra la situazione generale prevista a 48 ore e, con il supporto della simbologia (le frecce viola descrittive della situazione in quota attuale e le frecce blu descrittive della situazione prevista in quota a 48 ore), la riapertura della porta delle correnti del nord con la rivitalizzazione della circolazione negativa mediterranea…

Please follow and like us:
0
Pin Share

Il normale inverno


La fase fredda, ma, come detto, non di gelo o di grande freddo, in corso è ascrivibile ad una configurazione depressionaria mediterranea destinata a cut-off e poi a successivo indebolimento con confinamento sul mediterraneo meridionale. Il corrispondente suo riaggancio da parte della figura negativa dell’est si colloca nella dimensione di un anticiclone oceanico che, ben spostato verso nord, tende anche verso levante e verso sud-est secondo un profilo che ostacola ogni possibilità di franche aperture all’aria fredda continentale. Nel complesso tutta questa evoluzione possiamo battezzarla come quella delle tipiche fasi invernali da irruzione, prima artico-marittima e poi continentale, ma, certamente, non come quella delle grandi irruzioni artico-continentali o siberiane. Nel contempo c’è da segnalare che la solidità di un anticiclone oceanico che mostra di non voler abbandonare il campo e di voler continuare a fa blocco può far pensare alla possibilità di nuove future irruzioni che però, al momento, non sembrano voler coinvolgere il mediterraneo in maniera così diretta. A distanza di circa 5/6 giorni da oggi possiamo mettere in conto, infatti, la discesa di una nuova sacca di aria fredda dai mari del nord, certamente minacciosa ma, nel contempo, anche un pò tendente a mantenersi ad est e ad interessarci di striscio o parzialmente. Una tale evoluzione è ancora, comunque, nelle ipotesi di medio-lungo e si inserisce in un ventaglio di possibilità che oscillano tra quelle di una azione più diretta e destinata a coinvolgere quanto meno adriatico e centro-sud e quelle di una azione maggiormente confinata sui balcani. Vedremo. Il disegno mostra la situazione prevista intorno ai giorni 25/26 in cui si nota il profilo della vecchia struttura ciclonica oramai molto a sud ed indebolita mentre la simbologia serve a rappresentare la nuova irruzione possibile sopra descritta ed ascrivibile al contesto di una relativa e persistente struttura meridiana di blocco…

Please follow and like us:
0
Pin Share

Venerdì 20 gennaio ❄️ Neve fino a bassa quota al Centro-Sud, venti forti con raffiche fino a tempesta 🔔🟠 Allerta ARANCIONE in Campania 🔔🟡 Allerta GIALLA in nove regioni. ❄️

Una vasta e profonda saccatura protesa dal Nord Europa verso il Mediterraneo, convoglia sul nostro Paese masse d’aria fredda innescando, nella prossima notte, la formazione di un centro di bassa pressione sui mari occidentali. Il successivo spostamento di tale struttura verso l’Adriatico determinerà un progressivo e marcato peggioramento delle condizioni meteorologiche al Centro-Sud e sulle isole, con intensi venti, precipitazioni da sparse a diffuse e localmente temporalesche, oltre ad una diminuzione delle temperature con conseguenti nevicate fino a bassa quota.

Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le regioni coinvolte – alle quali spetta l’attivazione dei sistemi di protezione civile nei territori interessati – ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse. I fenomeni meteo, impattando sulle diverse aree del Paese, potrebbero determinare delle criticità idrogeologiche e idrauliche che sono riportate, in una sintesi nazionale, nel bollettino nazionale di criticità e di allerta consultabile sul sito del Dipartimento della protezione civile nazionale.

L’avviso prevede dalle prime ore di domani, venerdì 20 gennaio, nevicate da sparse a diffuse a quote al di sopra dei 500-600 metri sulla Sardegna, con apporti al suolo da deboli a moderati; venti forti o di burrasca dai quadranti settentrionali su Liguria ed Emilia-Romagna; venti forti o di burrasca dai quadranti occidentali, con raffiche fino a tempesta, sulla Sardegna, in estensione dalla tarda mattinata a Sicilia e Calabria, specie sui settori montuosi, ed a Basilicata e Campania, specie sui settori tirrenici. Mareggiate lungo le coste esposte.

Dal primo pomeriggio di domani, inoltre, l’avviso prevede venti forti o di burrasca meridionali, con raffiche di burrasca forte sulla Puglia; nevicate sparse, tendenti a diffuse in serata, al di sopra dei 400-600 metri su Abruzzo, Molise e Lazio meridionale, localmente in abbassamento fino ai 200-300 metri sulle zone vallive interne del Lazio meridionale, con apporti al suolo da deboli a moderati, fino ad abbondanti su Abruzzo e Molise; nevicate sparse, tendenti a diffuse in serata, al di sopra dei 600-800 metri sulla Campania, in abbassamento fino ai 400-600 metri sulle zone interne settentrionali, con apporti al suolo da deboli a moderati; precipitazioni da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale, su Lazio meridionale, Campania, Basilicata e Calabria, specie settori tirrenici. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica, possibili grandinate e forti raffiche di vento.

Sulla base dei fenomeni previsti è stata valutata per la giornata di domani, venerdì 20 gennaio, allerta arancione per rischio idrogeologico su gran parte della Campania e allerta gialla sui restanti settori. Valutata inoltre allerta gialla su parte di Lazio, Puglia, Calabria, Sicilia e sull’intero territorio di Abruzzo, Molise, Basilicata e Sardegna.

Fonte: dipartimento di protezione civile nazionale.

Please follow and like us:
0
Pin Share

Anatomia della fase invernale in atto…


Una delle più classiche evoluzioni degli affondi artico-marittimi segnati da una ampia ed attiva saccatura ci porta all’altrettanto classica circolazione ciclonica mediterranea, tendenzialmente orientata a concentrarsi sul centro-sud. In tali casi la medesima evoluzione, segnata da forcing meridiani e da quelli della vorticità ciclonica, non può certamente essere rapida tant’è che la fase di maltempo e di instabilità non potrà non avere uno strascico più o meno lungo ed in graduale transito da nord-ovest a sud-est o da nord a sud.

Complessivamente il medesimo graduale sviluppo è, per ovvii motivi, da associare anche al contesto di una circolazione assi fredda in quota e di una circolazione che richiama aria fredda continentale nei bassi strati, le quali caratterizzano una tipica fase invernale.

Siamo o saremo per qualche giorno in una fase fredda ma, tuttavia, non siamo e, forse, non saremo, in una configurazione da grande freddo o di gelo, giacché il profilo dei flussi e dei centri barici, pur aprendo e consentendo un certo richiamo dai quadranti orientali, non si configura proprio come quello delle forti spinte artico-continentali o siberiane durature.

Se, nel mio disegno, osserviamo la situazione generale prevista intorno ai giorni 23/24, ed ovvero quando il sistema ha raggiunto il massimo grado di maturazione, possiamo individuare la disposizione dell’ampio vortice freddo in quota che abbraccia buona parte dell’area mediterranea, la mappa dei flussi dei bassi strati (frecce piccole) attinente al richiamo freddo suddetto che interessa le latitudini del centro europa e del mediterraneo settentrionale, e, nel contempo, una disposizione dei centri barici e dei medesimi flussi più da cut-off mediterraneo o da circolazione isolata che da saccatura artico-marittima o da dipolo aperto ad aria siberiana.

E’ pur vero che la stessa circolazione ciclonica, nei giorni successivi, è destinata ad entrare in fase con impulsi freddi da nord o nord-ovest in moto sull’europa orientale, ma nell’ambito di un suo progressivo confinamento verso sud-est e, a seguire, nell’ambito di un suo rientro nella grande circolazione e di un suo trasferimento verso levante (vedi frecce viola in sovraimpressione).

Tutto questo è anche da ascrivere a quanto gli ultimi run ci indicano per il lungo termine, associabile ad ulteriori rialzi barici meridiani in oceano ed a conseguenti spinte fredde meridiane sull’est europeo, ancora da interpretare se più o meno influenti anche per la nostra penisola o se tenute a distanza e ad oriente da un blocco anticiclonico più invadente…

Please follow and like us:
0
Pin Share

Venti fino a burrasca forte, mareggiate, temporali al Centro e al Sud e neve a quote collinari al Centro. 🟠🔔Allerta ARANCIONE, mercoledì 18 gennaio, su Campania, Calabria, Molise e Basilicata. 🟡🔔 Allerta GIALLA in 8 regioni.

La vasta e profonda saccatura di origine nord-atlantica, con apporto di aria fredda, continua a determinare condizioni di tempo perturbato in Italia, con precipitazioni anche temporalesche su gran parte del Centro-Sud, associate a venti di forte intensità. Inoltre, con l’ingresso dell’aria fredda, si avranno nevicate in calo sino a quote alto-collinari sulle regioni del Centro.

I fenomeni meteo, impattando sulle diverse aree del Paese, potrebbero determinare delle criticità idrogeologiche e idrauliche che sono riportate, in una sintesi nazionale, nel bollettino nazionale di criticità e di allerta consultabile sul sito del Dipartimento della protezione civile nazionale.

Sulla base dei fenomeni meteo previsti e in atto è stata valutata per mercoledì 18 gennaio, allerta arancione su Campania e su parte di Calabria, Molise e Basilicata. È stata inoltre valutata allerta gialla su Toscana, Umbria, Marche e parte di Lazio, Sardegna, Molise, Basilicata e Calabria.

Fonte: dipartimento protezione civile nazionale

Please follow and like us:
0
Pin Share

🔔🟠 Allerta ARANCIONE, martedì 17 gennaio, in Campania, Calabria, Molise e Basilicata. 🔔🟡 Allerta GIALLA in dieci regioni. ⛈️💨🌨️ Maltempo su gran parte dell’Italia, venti fino a burrasca e neve al Nord fino a quote di collina.

Diffuso maltempo su tutto il Paese, venti fino a burrasca e neve al Nord. Avviso meteo del 16 gennaio

Maltempo sull’Italia nei prossimi giorni per gli effetti di una vasta area di bassa pressione di origine nord-atlantica, già responsabile di un generale peggioramento delle condizioni meteorologiche, con precipitazioni anche temporalesche su gran parte del Centro-Sud, associate ad intensa ventilazione e locali nevicate sino a quote collinari sulle regioni del Nord.

Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le regioni coinvolte –  alle quali spetta l’attivazione dei sistemi di protezione civile nei territori interessati – ha emesso un ulteriore avviso di condizioni meteorologiche avverse che integra ed estende quello diffuso ieri. I fenomeni meteo, impattando sulle diverse aree del Paese, potrebbero determinare delle criticità idrogeologiche e idrauliche che sono riportate, in una sintesi nazionale, nel bollettino nazionale di criticità e di allerta consultabile sul sito del Dipartimento della protezione civile nazionale.

L’avviso prevede dalla sera di oggi, lunedì 16 gennaio, precipitazioni sparse, a prevalente carattere di rovescio o temporale, su Sardegna, Toscana, Umbria, Lazio, settori centro-occidentali di Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, su Campania e Basilicata e sulla Calabria, specialmente sui settori settentrionali. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica e forti raffiche di vento.

Si segnala, inoltre, il persistere di venti da forti a burrasca, dai quadranti occidentali, su Sardegna, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia, con rinforzi fino a burrasca forte lungo i rilievi montuosi e localmente sui settori litoranei e forti mareggiate lungo le coste esposte.

Dal mattino di domani, martedì 17 gennaio, infine, si prevedono nevicate a quote al di sopra dei 300-500 metri, su Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna occidentale, con locali sconfinamenti fino a quote di pianura e con apporti al suolo generalmente deboli, localmente moderati a quote superiori.

Sulla base dei fenomeni meteo previsti e in atto è stata valutata per domani, martedì 17 gennaio, allerta arancione in Campania, Calabria nord-occidentale, buona parte del Molise e Basilicata sud-occidentale. Allerta gialla su Toscana, Umbria, Lazio, Sardegna occidentale, e settori di Calabria, Abruzzo, Basilicata, Marche, Molise e Puglia.

Fonte: dipartimento protezione civile nazionale

Please follow and like us:
0
Pin Share

Ecco la prima vera fase invernale della stagione❄️❄️


Esaminare il primo vero episodio freddo o invernale della stagione a fine seconda decade di gennaio fa un certo effetto e, di sicuro, per gli amanti di una troposfera e di un tempo invernale nella norma, tutt’altro che consolante.

Questo è un primo motivo che costringe chi non deve, per ragioni di ricerca di seguito, solleticare o eccitare masse di popolo, a non consideralo quel chissà che cosa; siamo infatti di fronte ad una normalissima irruzione che, in un inverno normale, dovrebbe presentarsi più volte o con una certa frequenza.

Il secondo motivo per il quale, da amante del freddo , ritengo che non ci si debba esaltare troppo è che, nel complesso, ma questo è da confermare, lo stesso episodio potrebbe risultare, dal punto di vista di un durevole significativo afflusso freddo, non così straordinario. Se osserviamo, ad es., l’evoluzione che ci propone l’accreditato modello europeo, notiamo certamente un bell’affondo artico-marittimo nelle vesti di una notevole saccatura, ma notiamo anche che, in prospettiva, la stessa saccatura tende a configurarsi come una sorta di semi-cut-off, non così aperto a sbuffate siberiane o artico-continentali.

E’ certamente vero che un tale affondo, esemplare nei modi assai canonici di evolvere, non potrà mancare di apportare una fase di deciso maltempo generalizzato seguito da un certo strascico di tempo instabile e da decise diminuzioni termiche; ma è ancora tutta da vedere la sua tendenza ad aprire al freddo continentale in modo franco e persistente.

Che avremo una fase invernale, ed anche con alcuni giorni probabilmente caratterizzati da temperature moderatamente sotto la norma, è comunque scontato. Che avremo, invece, il grande freddo od il gelo è molto più incerto se non improbabile.

E questo considerando un forecast di medio termine o di medio-lungo e che arriva ad esaminare il tempo di circa 5-7 giorni. Sempre se ci limitiamo ad osservare quanto ci racconta il modello europeo, che comunque nel medio termine non si discosta così tanto da vari altri modelli, osserviamo che intorno ai giorni 21/22 la sacca artico-marittima, nel disegno rappresentata dalle frecce grandi in sovraimpressione tratteggiate, ha prodotto, in base ad una delle più classiche evoluzioni delle irruzioni di questo tipo, un vero e proprio vortice mediterraneo nelle vesti di una circolazione quasi chiusa che è andata concentrandosi sul centro-sud e che muove aria fredda balcanica e dal nord-est europeo.

Un disegno, questo, che nel complesso racconta di una situazione prettamente invernale, e d’altra parte siamo in pieno inverno, promossa da una circolazione fredda ciclonica, capace di attirare, con modi che, però, non appaiono, almeno temporaneamente, così drastici, l’aria fredda continentale. Naturalmente stiamo sempre trattando di evoluzioni possibili, senza escludere, come sempre è corretto fare, variazioni al tema, in un senso o in un altro…

Please follow and like us:
0
Pin Share

Un pò di normale inverno verso fine decade?…


Se scrivessi che intorno a fine decade arriva una bomba fredda o si verifica il grande ribaltone mi adeguerei a vari scrittori di meteo che vivono l’ansia di attirare consensi e pubblico. Ma da semplice appassionato che guarda le carte e che esamina l’andamento del tempo in modo oggettivo, senza nessuno scopo di attirare attenzioni e con l’unico scopo di divertirmi con la meteo così come mi diverto da diverse decine d’anni, mi tocca di dire più semplicemente che, forse, e lo si potrà verificare meglio nei prossimi giorni, intorno a fine decade l’inverno potrebbe assumere, almeno per un tempo alquanto limitato, le sembianze che gli competono o che fanno parte fisiologica del periodo. Nulla di più. Al momento, infatti, i vari istituti denotano, più o meno, quanto ho già scritto in precedenza, ovvero la possibilità, e dico possibilità, che tra il 17 ed il 20 il quadro mobile che trasporta sacche atlantiche possa incrementare l’ampiezza del profilo ondulato del jet stream e possa, con un consolidamento azzorriano in atlantico, rifornirci di una ventata artico-marittima. Un episodio di freddo artico-marittimo in rapido transito può, per qualcuno, in tempi di temperature persistentemente sopra la media e con un inverno che a metà gennaio ci ha alquanto trascurato mostrando le sembianze dell’autunno, certamente fare notizia, ma, sinceramente, non vedo a quale grande notizia possa davvero corrispondere. Altrettanto doverosamente e sempre in base a quanto al momento le carte ci mostrano, inoltre, vanno ammesse due cose: che l’episodio è ancora da confermare o è ancora da confermare quanto meno nella sua intensità e nella sua evoluzione precisa; che la tendenza generale ascritta al forcing dettato dal jet stream non appare come quelle che determinano afflussi freddi duraturi e relative continentalizzazioni, ed appare, al contrario, come quelle che mantengono un corso mobile ovest-est. Naturalmente stiamo descrivendo probabilità evolutive ed ipotesi, sempre, per come sappiamo e quando trattiamo di previsioni a medio-lunga scadenza, suscettibili di cambiamenti futuri anche drastici. Ma se, finalmente e per i freddisti, qualcosa si muove alimentando le speranze di una seconda metà del mese più appassionante, va detto che, allo stato attuale delle cose, quel che si nota o si intravede è soltanto un episodio da irruzione associato al transito rapido di una discreta o ampia saccatura alimentata da aria artico-marittima, tutta ancora da decifrare nella sua intensità, nei suoi modi di affondare e nella sua tendenza a salutarci molto in fretta oppure a favorire un certa successiva moderata onfigurazione favorevole al richiamo di correnti fresche o fredde dai quadranti orientali. Il disegno mostra la situazione generale prevista intorno ai giorni 16/17 in cui è apprezzabile il discreto affondo che raggiunge il mediterraneo e che è ascrivibile alla classica sacca che apporta un episodio freddo. Le frecce, a loro volta, intendono rappresentare una delle ipotesi evolutive, e attualmente la più accreditata, che guarda a fine seconda decade e ad inizio terza decade, e che sostiene il quadro mobile di un forcing nord-ovest/sud-est o ovest/est, certamente tutt’altro che favorevole a consistenti e duraturi afflussi freddi continentali…

Please follow and like us:
0
Pin Share

Ecco la prima vera fase invernale della stagione❄️


Esaminare il primo vero episodio freddo o invernale della stagione a fine seconda decade di gennaio fa un certo effetto e, di sicuro, per gli amanti di una troposfera e di un tempo invernale nella norma, tutt’altro che consolante. Questo è un primo motivo che costringe chi non deve, per ragioni di ricerca di seguito, solleticare o eccitare masse di popolo, a non consideralo quel chissà che cosa; siamo infatti di fronte ad una normalissima irruzione che, in un inverno normale, dovrebbe presentarsi più volte o con una certa frequenza. Il secondo motivo per il quale, da freddista, ritengo che non ci si debba esaltare troppo è che, nel complesso, ma questo è da confermare, lo stesso episodio potrebbe risultare, dal punto di vista di un durevole significativo afflusso freddo, non così straordinario. Se osserviamo, ad es., l’evoluzione che ci propone l’accreditato modello europeo, notiamo certamente un bell’affondo artico-marittimo nelle vesti di una notevole saccatura, ma notiamo anche che, in prospettiva, la stessa saccatura tende a configurarsi come una sorta di semi-cut-off, non così aperto a sbuffate siberiane o artico-continentali. E’ certamente vero che un tale affondo, esemplare nei modi assai canonici di evolvere, non potrà mancare di apportare una fase di deciso maltempo generalizzato seguito da un certo strascico di tempo instabile e da decise diminuzioni termiche; ma è ancora tutta da vedere la sua tendenza ad aprire al freddo continentale in modo franco e persistente. Che avremo una fase invernale, ed anche con alcuni giorni probabilmente caratterizzati da temperature moderatamente sotto la norma, è comunque scontato. Che avremo, invece, il grande freddo od il gelo è molto più incerto se non improbabile. E questo considerando un forecast di medio termine o di medio-lungo e che arriva ad esaminare il tempo di circa 5-7 giorni. Sempre se ci limitiamo ad osservare quanto ci racconta il modello europeo, che comunque nel medio termine non si discosta così tanto da vari altri modelli, osserviamo che intorno ai giorni 21/22 la sacca artico-marittima, nel disegno rappresentata dalle frecce grandi in sovraimpressione tratteggiate, ha prodotto, in base ad una delle più classiche evoluzioni delle irruzioni di questo tipo, un vero e proprio vortice mediterraneo nelle vesti di una circolazione quasi chiusa che è andata concentrandosi sul centro-sud e che muove aria fredda balcanica e dal nord-est europeo. Un disegno, questo, che nel complesso racconta di una situazione prettamente invernale, e d’altra parte siamo in pieno inverno, promossa da una circolazione fredda ciclonica, capace di attirare, con modi che, però, non appaiono, almeno temporaneamente, così drastici, l’aria fredda continentale. Naturalmente stiamo sempre trattando di evoluzioni possibili, senza escludere, come sempre è corretto fare, variazioni al tema, in un senso o in un altro…

Please follow and like us:
0
Pin Share

Arrivano conferme: settimana prossima l’inverno bussa anche in Italia

Vista la complessità del territorio, difficilmente tutte le regioni/zone geografiche potranno essere interessate da precipitazioni abbondanti o dai massimi effetti della massa fredda in arrivo.

Si comincia tra domenica sera e lunedì: una prima perturbazione con direttrice ovest est che porterà essenzialmente fenomeni su alta Toscana, nord est (più pianeggiante che alpino visto lo scarso contributo delle correnti meridionali a favore di quelle occidentali).

Poi un’elevazione dell’anticiclone delle Azzorre in Atlantico veicolerà aria artico marittima su grossa parte d’Europa e anche da noi. Sarebbero da attendersi più fenomeni al centro sud piuttosto che al nord nel caso che gli impulsi (probabilmente 2/3 in successione) scendano con direttrice meridiana contro il baluardo alpino; più diffusi e con nevicate su le zone centro orientali alpine del nord dovessero formarsi minimi sull’alto Tirreno.

Abbondantemente preso l’Appennino con quota neve difficilmente sotto gli 800/1000m, ma entrassero rovesci concomitanti con l’aria fredda, in Toscana si potrebbe occasionalmente scendere sotto tali quote con anche manifestazioni di graupel.

Quote ancora più basse in alcune zone del settentrione ad oggi poco chiare

Ancora una volta potrebbe rimanere quasi del tutto fuori dai giochi quella parte del nord ovest compresa tra le pianure piemontesi e la Liguria di ponente.

Seguiranno aggiornamenti via via che impulsi e traiettorie degli stessi saranno meglio compresi dai modelli

A cura di Simone Scarpelli

Please follow and like us:
0
Pin Share

Fa capolino l’inverno…

Quanto e per quanto tempo l’ampiamente descritta irruzione artico-marittima di fine decade farà fare all’inverno la voce grossa non è dato ancora di saperlo.

Troppe volte emissioni di medio-lungo termine hanno mostrato configurazioni assai invernali che poi sono completamente sfumate. Di fatto, poi, quando le stesse emissioni oscillano molto, come in questo caso, da un run all’altro, è buona regola attendere e dare loro una fiducia con riserva.

Detto questo e, come sempre, prendendo atto di quanto gli istituti meteo principali e più accreditati mostrano nel momento, c’è comunque da dire che le ultime emissioni spostano l’equilibrio meno nella direzione di un tratto molto moderato ed episodico e maggiormente in quello di un episodio invernale di un certo peso.

Il che non significa chissà quale inverno ma, certamente, la possibilità di una fase più fredda, in sintonia con il periodo e la possibilità di una di quelle fasi fredde che un normale inverno ed un normale gennaio forniscono.

Tuttavia l’incertezza riguardo all’intensità ed alla durata di una tale fase sussiste e sussiste in quanto ancorata ad un ventaglio di prospettive tutte meritevoli di un minimo di valore probabilistico e, più in sintesi, contestualizzabili nell’ambito di due sostanziali linee evolutive ben differenti tra loro.

A distanza di solo 24 ore, ad es., un prestigioso modello globale come quello europeo, rimescola le carte ed offre l’indicazione di una di quelle tipiche evoluzioni nelle quali il profilo generale assume quello simil rex-blocking e del jet stream che, almeno temporaneamente, devia il suo corso verso nord-est imprimendo al sistema delle onde la classica rotazione in senso orario e l’attivazione di forcing retrogradi alle medio-basse latitudini.

C’è però ancora chi associa alla medesima irruzione la connotazione di evento assai episodico ed associato ad un forcing occidentale molto meno in sintonia con la possibilità di strascichi freddi continentali e, al contrario, in sintonia piuttosto con un quadro più o meno mobile di ondulazioni che muovono da ovest e che non marcano sostanziali spinte meridiane.

I prossimi giorni sapranno, sicuramente, sciogliere la prognosi, dirci molto di più e con maggiori certezze. Il mio disegno si riferisce alla situazione prevista in quota intorno ai giorni 18/19 che conferma l’affondo artico -marittimo sostenuto da una discreta configurazione a pattern wave2 da rimonta in atlantico, mentre la simbologia vuole rappresentare, con la traccia dell’andamento di una isoipsa di riferimento, come la medesima isoipsa di quei giorni può evolvere, senza escludere ulteriori possibilità e situazioni intermedie, nelle due alternative direzioni sopra descritte…

Please follow and like us:
0
Pin Share

FINALMENTE CEDE L’ALTA PRESSIONE E TORNANO LE PIOGGE, ANCHE INTENSE E A SFONDO TEMPORALESCO 🌧️⛈️

A cura di Lorenzo Arrotini

Eccoci qua con un altro aggiornamento meteo dopo tanto tempo, più che altro tanti sono i giorni di alta pressione afro mediterranea che la nostra penisola ha dovuto sopportare, praticamente tutto il mese di dicembre 2022 e tutta questa prima decade di gennaio 2023.
Finalmente però all’orizzonte si vede un grande cambiamento del tempo con le piogge, in alcuni casi intense e a sfondo temporalesco, che da nord ovest invaderanno la nostra penisola. Le regioni più colpite saranno appunto quelle di nord ovest e le regioni centrali tirreniche. Oltre che alla pioggia, sono attese anche nevicate sulle Alpi e appennini fino a bassa quota, intorno ai 1300 -1400 metri circa sull’appennino centrale, localmente a quote basse.
Previsto anche un vistoso calo termico, sia nei valori massimi che minimi.

Raccomandiamo la massima attenzione soprattutto alle strade che potrebbero essere scivolose a causa della polvere accumulata in questi giorni di assenza di precipitazioni, mischiandosi poi appunto con la pioggia in arrivo.

Per fine mese circa (18 -20 gennaio ) arrivano aggiornamenti di una possibile irruzione di aria fredda con nevicate a bassa quota, attendibilità al quanto bassa se non nulla…però tutti noi lo speriamo perché stiamo assistendo per l’ennesima volta ad un inverno mite…

Buona domenica dallo staff NotizieMeteoItalia 🙂

Please follow and like us:
0
Pin Share

Il freddo dell’immaginario


Il freddo che sarà o che farà, con tanto di date, è nella immaginazione di qualcuno o di qualche sito che ama scrivere cose che sembrano più ascrivibili al mondo delle fiabe che a quello della meteo seria. Nel bel mezzo della serie c’è anche chi scrive che il freddo più freddo della storia deve ancora arrivare. Beh, da qui a un tremila anni non possiamo escluderlo. Venendo a trattare della troposfera che potrebbe essere da qui a un 5-7 giorni e della spicciola e pragmatica previsione ancorata a fin dove si può arrivare per fornire forecast che godono di un minimo di credibilità il freddo che farà o che sarà possiamo tranquillamente escluderlo. Un minimo di maggiore dinamicità ed il transito, in un contesto mobile occidentale, di sacche che pescano in aria del nord-atlantico, sostanzialmente polare marittima, non possono corrispondere a scenari di freddo. Noto, ad es. che da qui al 20 gennaio, la previsione della temperatura max giornaliera collinare dei 150 mt sul centro-nord della toscana, indicata da molti riferimenti meteo, fornisce valori che oscillano tra 12 e 16 °C. Se questo si chiama freddo in gennaio allora temo di non aver capito cosa si intende per freddo. Se tutto quanto sto scrivendo non significa affatto che le analisi fornite dai vari istituti seri non possano cambiare anche da un giorno all’altro è altrettanto vero che quanto emesso al momento non regala, ai freddisti ed almeno da qui a metà mese, nessuna speranza. In dirittura di fine decade alcuni forecast fanno intravedere un affondo maggiormente degno di nota ed associabile a un rialzo meridiano barico in atlantico di maggiore peso che potrebbe significare una moderata ventata di artico marittimo ma da confermare e che sarà da verificare nei prossimi giorni. Il transito perturbato in atto, tuttavia, segna, quanto meno, quel certo cambiamento già descritto in precedenza e che vede un maggior dinamismo, una minore influenza del sub-tropicale e la possibilità di un maggiore affondo da parte di sacche atlantiche, destinate, evidentemente, a determinare una maggiore possibilità di precipitazioni e ad allineare le temperature su valori, se pur ancora generalmente appena sopra la media, appena più consoni al periodo. Il disegno corrisponde alla situazione prevista in quota a metà mese ed è assai chiaro nel configurare ancora un profilo ovest-est mobile e moderatamente ondulato, mentre la simbologia (dalle frecce grandi a quelle piccole), sulla base del movimento della sacca ancora a largo e destinata a muovere verso est o sud-est, serve a rappresentare la possibilità dell’affondo più incisivo e più freddo menzionato ed inquadrabile intorno ai giorni 17-19…

Please follow and like us:
0
Pin Share

Un pò più di atlantico e di variabilità all’orizzonte, ma sempre con poco freddo.


La stagione continuerà a fare poco l’inverno e ad insistere su un contesto di matrice occidentale.

Con nessuna configurazione di correnti fredde all’orizzonte, almeno sino a metà mese ma anche oltre, l’unica variazione al tema che avremo nel corso del prossimo futuro sarà una minore influenza del sub-tropicale ed un certo modesto abbassamento in latitudine del fronte polare.

Davvero un pò poco, anche se quanto basta per passare da un tempo mite, nebbioso e relativamente stabile, ad un altro appena appena meno mite ed un pò più variabile e precipitativo.

Si consoliderà, dunque, l’azione di uno zonale relativamente teso o associato a moderate ondulazioni, capace, quanto meno, di fornire qualche elemento di dinamicità in più e con alternanza di fasi stabili e fasi moderatamente perturbate.

Il cambiamento menzionato, per la verità, non può proprio essere considerato così inapparente giacché sarà capace di fornire un tempo un pò meno mostruosamente mite e da sub-tropicale, nonché di fornire la neve in montagna e un pò di benefiche precipitazioni, ma non può neanche essere ascritto a quel sapore invernale che, seppur non così frequentemente, nel corso del mese di gennaio dovrebbe ogni tanto far capolino o presentarsi.

Del resto, e la faccenda è pertinente con quanto detto, l’analisi a livello emisferico mostra il medio ed il lungo termine di un vortice polare tutt’altro che disturbato, ed anzi, piuttosto in salute ed assai geloso della propria riserva fredda.

Il disegno si riferisce all’attuale situazione in quota nella quale spicca il promontorio foriero del tempo relativamente stabile e mite mentre la simbologia, a supporto di quanto sopra descritto, serve a mettere a confronto l’andamento attuale e quello previsto a metà mese, di una isoipsa di riferimento…

Please follow and like us:
0
Pin Share

INVERNO INESISTENTE FINO A DATA DA DETERMINARE .

INVERNO INESISTENTE FINO A DATA DA DETERMINARE .

Stiamo assistendo ad una stagione fredda solo sulla carta.


Fino ad ora abbiamo registrato sul territorio nazionale temperature prevalentemente sopra la media, inizialmente a causa di correnti miti e piovose atlantiche, e poi dalla seconda decade di Dicembre da una persistente alta pressione sub-tropicale.


Tra le cause di questo clima così mite specie sull’Europa è da attribuire al forte vortice polare, che impedisce le discese fredde sulle medie latitudini e amplifica la corrente zonale mite da ovest verso est.


Il vortice polare stratosferico dovrebbe restare forte per tutto questo mese di Gennaio, causando poco freddo degno di nota sull’Europa e correnti prevalentemente atlantiche da ovest o da nord ovest.


Quindi per le prossime settimane è molto improbabile un importante riscaldamento della stratosfera, cioè il cosiddetto SSW.


C’è da dire che si potrebbe verificare un altro caso di ‘allungamento’ del vortice polare, lungo un asse che parte dall’Asia fino al Nord America.


Questo tipo di evento favorisce essenzialmente il Nord America con delle ondate di freddo.

A cura del dott. Centra Massimo

Please follow and like us:
0
Pin Share

INVERNO CHE SI FARÀ ATTENDERE ANCORA PER MOLTI GIORNI.

Dal finire della prima decade di questo mese di Gennaio dovrebbero arrivare sull’Italia delle correnti dall’oceano atlantico umide ma poco fredde.

Dopo più di tre settimane di stabilità atmosferica causata dalla forte presenza dell’alta pressione sub-tropicale, si andrà instaurando un tempo più dinamico con alcune piogge specie al nord e lungo il versante tirrenico e neve sulle Alpi da quote medie.


Le temperature saranno in calo seppur solo di qualche grado e resteranno nel complesso sopra la media di riferimento.


Per assistere ad un tempo più invernale dovremmo attendere la seconda metà del mese.


Ed intanto ieri è stata una giornata molto calda per un mese di Gennaio in Europa. 🌡️

A cura del dott. Centra Massimo

Please follow and like us:
0
Pin Share

GLI AMICI DEL FREDDO E DELLA NEVE POSSONO ANCORA SPERARE .

GLI AMICI DEL FREDDO E DELLA NEVE POSSONO ANCORA SPERARE .

Statisticamente i mesi più freddi dell’anno in Italia sono Gennaio e Febbraio.

Dalla fine della prima decade del nuovo mese delle intense depressioni atlantiche in transito verso l’Europa centrale potrebbero interessare anche l’Italia riportando delle precipitazioni, anche se in un contesto climatico nel complesso con poco freddo.
In seguito si potrebbe aprire la strada per qualche irruzione fredda.

A cura del dott. Centra Massimo

Please follow and like us:
0
Pin Share

Un esame del vortice polare stratosferico…


Nel contesto di un vortice polare che si dimostra in netta salute e che promette un discreto livello di compattazione sino almeno ai primi di gennaio la speranza di vedere arrivare l’inverno, ovvero i termini di una stagione più consona al periodo, per alcuni si affida alla osservazione dell’andamento previsto di indici teleconvettivi, di vari parametri climatologici e di quanto avviene in stratosfera.

Al netto del fatto che certi grossi fatti stratosferici non è affatto detto che incidano in troposfera o che incidano sul tempo dell’europa e del mediterraneo guardare l’andamento del vortice polare stratosferico non è certo un peccato.

La storia ci insegna, al riguardo, ad essere, però, sempre molto cauti, perché ci ricorda di tanti promettenti major stratwarming che non ci hanno considerato di striscio; ma ci ricorda anche che, in qualche caso, gli stessi major sono quelli che hanno determinato eventi freddi come quello del gennaio 1985, o anche, in anni molto più recenti, la breve fase siberiana del fine febbraio 2018. E se è vero che certi andamenti stratosferici possono far sperare in qualcosa che somigli, non tanto al sopraggiungere di eventi freddi del genere ma, quanto meno, al sopraggiungere di fasi da considerare come invernali, va detto che l’attuale osservazione di quanto, nel merito, ci propongono prestigiose analisi come la NCEP/GFS, di spunti di interesse ne offre davvero pochi.

Come il VPT anche il signor VPS mostra di risultare alquanto solido per molto giorni, anche se con la possibilità di un suo disturbo apprezzabile per un processo di moderato graduale riscaldamento in sede pacifico/asiatica a partire dai giorni 4/5 gennaio. Per le speranze dei freddisti che si appellano ai major stratwarming davvero troppo poco. Ciò detto non bisogna neanche considerare che le fasi fredde siano per forza legate ai riscaldamenti stratosferici; tutt’altro. Il più spesso, infatti, le medesime si svolgono senza trovare alcun riscontro stratosferico.

Nel frattempo, dulcis in fundo, le ultime emissioni dei modelli fanno sparire, o quasi, dai radar, quella minima possibilità di un cambio stagionale in senso invernale che, alcuni di essi, avevano ipotizzato a partire dai giorni 5/6 gennaio, rimandando ulteriormente la faccenda a chissà quando. Ho disegnato quanto, in termini di isoterme (dal rosso dei -30 al blu dei -80) del VPS di 10hPa, NCEP/GFS prevede da qui a 240 ore, fissando il trend in tre step ed a schematizzare quanto sopra descritto…

Please follow and like us:
0
Pin Share

Cnr, il 2022 è stato in Italia l’anno più caldo dal 1800

Il 2022 si sta per confermare come l’anno più caldo dal 1800 per l’Italia.

Le temperature di dicembre sono infatti in linea con la tendenza dei primi 11 mesi dell’anno, già evidenziata dall’istituto per le Scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle Ricerche (Cnr-Isac). Lo ha detto all’ANSA il climatologo Bernardo Gozzini, direttore del Consorzio Lamma, che riunisce Regione Toscana e Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) , aggiugendo che il primato del 2022 riguarda sia le temperature massime che quelle medie.

Per le minime, invece, l’anno record è stato il 2018 che è il secondo anno più caldo di sempre dopo il 2022. Il 2016 è stato invece l’anno più caldo a livello mondiale, seguto dal 2020 e dal 2019.

Fonte: ANSA

Please follow and like us:
0
Pin Share

Uno sguardo al lungo termine dei primi di gennaio


Guardare le carte che prevedono a 7-8 giorni od oltre, lo sappiamo, significa guardare ad ipotesi che, statisticamente, godono di un livello di probabilità abbastanza scarso.

Tuttavia, in certi casi, le medesime offrono, più che in altre situazioni, elementi di interesse. Ed in questo caso per il fatto che, prima o poi, questa persistenza di correnti occidentali o sud-occidentali ad invadenza sub-tropicale, dovrà pur terminare.

E se il percorso che le medesime mappe offrono indica che, difficilmente, le cose cambieranno da qui a 5-6 giorni, non può essere così casuale che, nel contempo, diano qualche indicazione di cambiamento per i giorni intorno all’epifania.

Stiamo parlando di un certo cambiamento, ovvero di un certo cambio di configurazione, che non significa necessariamente chissà quali rivoluzioni. Più o meno in tutti i modelli, infatti, si intravede, per quei giorni, un profilo del getto che, tra il vicino atlantico e l’europa occidentale, tende a deviare verso nord-est proponendo, di conseguenza, la possibilità di un più o meno ampio e di un più o meno invadente promontorio sul continente.

Ed ecco che, al netto del concretizzarsi di una tale evoluzione, si possono valutare tutte le varie ipotesi previsionali verso le quali un tale trend può sfociare, tra l’eventualità di ulteriori e più consistenti affermazioni anticicloniche (vedi frecce rosse piccole) e l’eventualità che, invece, la spinta anticiclonica si sviluppi in maniera tale da regalare un profilo simil rex-blocking, più o meno temporaneo, in cui prendono forza, alle nostre latitudini, componenti anti-zonali e flussi freddi da est o nord-est continentali.

Una tale possibilità è quella che ci mostra il disegno e che ci mostrano le frecce più grandi, riferito alla situazione generale prevista da ECMWF intorno ai giorni 5/6 gennaio…

Please follow and like us:
0
Pin Share

Situazione bloccata: inverno assente o quasi per tutte le Festività

Il grafico (spaghetti media del modello americano gfs per i prossimi 15 giorni centrati in questo caso su Firenze) ci mostra concordanza anche su distanze previsionali meno attendibili (linee piuttosto chiuse sulle temperature con totale assenza o quasi di precipitazioni).

Già in questi giorni gli unici segnali invernali arrivano da quelle zone pianeggianti, conche o vallate chiuse al primo mattino, dove i termometri in caso di cieli sereni riescono a scendere meglio, anche con nebbie in molti casi
Sull’arco alpino molte località tra gli 800 e i 1500m vedono minime sottozero, ma anche ieri nella giornata di Natale lo zero termico si è assestato intorno ai 3000m con valori positivi tra i 2000m e i 3000m per larga parte della giornata.

Situazione ancora peggiore sull’Appennino, dove dalla Liguria alla Sicilia non c’è un filo di neve se non su quote molto elevate; nel caso del tosco-emiliano abbiamo avuto in questi giorni valori fino a 6° sopra lo zero a 1800/2000m, oltre i 10° sui 1000m e specialmente in Toscana, dove i cieli risultano nuvolosi o coperti per larga parte della giornata dallo scorso martedì, si sono registrati valori termici da fine ottobre/primi di novembre in assenza di fasi fredde: minime spesso pari o sopra i 10° con punte di 13° a Firenze e massime che nonostante lo scarso soleggiamento hanno raggiunto i 17/18 gradi.

Una lieve flessione in quota dovrebbe avvenire tra domani e il 30 dicembre con anche la possibilità di qualche scroscio di pioggia tra giovedì e venerdì nell’angolo nord occidentale toscano, la Liguria di levante e debolissime nevicate sparse sulle Alpi specie centrali a quote sicuramente sopra i 1500m (ma si tratterà in ogni caso di risibili episodi).

Tra la fine dell’anno e i primissimi giorni del 2023 l’anticiclone a contributo sub tropicale si rinforzerà nuovamente portando isoterme ancora anomale in quota.

Tralasciando tecnicismi e analisi approfondite sull’argomento, sembra che a breve possa verificarsi un Ese (evento stratosferico estremo) di tipo cold (cioè raffreddamento della stratosfera). Questi eventi a differenza di quelli warm tendono ad accorpare il vortice polare (serbatoio del freddo e motore delle perturbazioni) e quindi dovrebbero essere scarse le ondulazioni perturbate verso sud, con al massimo brevi onde corte ricucite dall’alta pressione e un dominio anticiclonico prevalente su buona parte del continente europeo.

Tutto questo ovviamente se dovesse avvenire propagazione e comunicazione tra strato e troposfera (quest’ultima la fascia atmosferica dove si svolgono gli eventi meteorologici che ci riguardano): anche in situazioni da condizionamento non si possono escludere comunque brevi e fugaci onde fredde, lisciate e quant’altro possa portare a brevi episodi invernali, ma da letteratura appunto i condizionamenti sono spesso e volentieri associati a lunghe fasi di stanca e assenza di condizioni perturbate invernali.

Sperando non sia così, perchè se è vero che il nord Italia, la Toscana e numerose altre zone hanno in gran parte rimesso a posto il lungo deficit idrico, non è comunque da auspicare un nuovo lungo stop (anche le nevicate alpine sono state poche e non avvenute in autunno (fase più propizia ai grandi accumuli sulle quote medio/alte e glaciali) che alla lunga si rivelerebbe nuovamente deleterio e porterebbe ai problemi dello scorso anno.

Proprio le varie fasi stanno rassomigliando moltissimo a quelle di fine 2021 e inizio 2022: una fase dinamica/perturbata tra novembre e dicembre e poi una prima parte invernale totalmente anonima, mite e senza precipitazioni.

Ovviamente si spera che dall’Epifania in poi le cose vadano in modo molto diverse dallo scorso anno, ma “un piccolo campanello d’allarme sta tornando a suonare”…

A cura di Simone Scarpelli

Please follow and like us:
0
Pin Share

Il grande e profondo vortice USA 🥶


Osservare quanto, meteorologicamente, sta accadendo negli USA, fornisce una ragione di interesse a tutti gli appassionati meteo costretti a non trovare altrettanti motivi di interesse presso il mediterraneo e zone limitrofe. Di fatto, per quanto irruzioni rilevanti nell’est USA non siano infrequenti, quella in atto è sicuramente una delle più intense degli ultimi anni se non degli ultimi decenni.

Non avrà una vita particolarmente lunga ma farà, per un paio di giorni almeno, il suo con gli interessi.

Irruzioni in quelle zone non sono infrequenti per ragioni di dinamica meteo e di orografia, che, in casi come questo, in cui una discreta ondulazione aleutinica dinamica fa il paio con un’area anticiclonica termica a nord sul glaciale artico, possono risultare particolarmente favorevoli.

Nel disegno si possono apprezzare, appunto: la ampia fascia anticiclonica estesa dallo stesso mar glaciale artico al pacifico del centro america, tagliata da una debole fascia depressionaria e da un annesso fronte stazionario in dissolvimento; la profonda azione vorticosa ad est in cui le disposizioni ancora moderatamente disallineate del vortice in quota e del vortice al suolo denunciano l’essenza di una circolazione ancora ben attiva che richiama, con venti molto forti, aria freddissima dell’artico.

La stessa circolazione, nelle prossime ore, andrà, comunque, progressivamente maturando, procedendo in un ulteriore approfondimento, ma evolvendo verso lo stadio vitale delle depressioni in cui l’asse della circolazione lungo l’altitudine assume una disposizione perfettamente verticale che prelude ad un progressivo indebolimento del vortice.

Quindi seguirà uno dei tipici corsi dei vortici invecchiati che, muovendo verso nord-est, rientrano nella grande circolazione ovest-est, e, in questo caso, tra l’altro, nell’ambito di un vortice polare che tende a ricompattarsi…

Please follow and like us:
0
Pin Share

Freddo USA e clima mediterraneo a confronto…


Da qui a fine mese, e probabilmente anche oltre, relativamente ai nostri destini meteo cambierà davvero poco.

L’evento USA molto freddo in atto rientra nel quadro di quanto, sulla base di un profilo barico e di un pattern che coinvolge l’aleutino, può accadere in quelle aree e di quanto, seppur in forma più moderata, in quelle aree avviene con una certa frequenza.

Il medesimo evento freddo, dal valore storico, non sarà comunque di lunga durata ed andrà evolvendo velocemente in concomitanza di un vortice polare destinato a ricompattarsi e, nel caso delle nostre zone, a mantenere, se non ad acuire, il contesto di un corso sud-occidentale ancorato persino ad invadenti azioni sub-tropicali.

Questa mia elaborazione della attuale situazione isoipsica atlantica dei 500 hPa chiarisce bene la fisionomia indicata nella quale fa spicco la differenza di latitudine tra gli USA ed il continente europeo della distribuzione di certi valori di geopotenziale che nel disegno indico marcando in blu due isoipse di riferimento.

Tra la loro collocazione in USA e in scandinavia si può tracciare una linea immaginaria, interpretabile anche come una sorta di regressione lineare dell’andamento isoipsico lungo la longitudine ovest-est, che risulta ben inclinata e disposta da sud-ovest a nord-est in un modo assai significativo e che risulta una perfetta indicazione di una configurazione che privilegia indici teleconvettivi tutti spostati a favore di decisa curvatura negativa in oceano e di conseguenti ritornanti sud-occidentali sul mediterraneo.

Nulla di più favorevole, in tal senso, a qualcosa, per quanto ci riguarda, che poco somiglia al vero inverno e che ci rifornisce di un clima monotono, nebbioso, umido e relativamente mite. Sul quanto potrà durare una tale situazione è naturalmente meglio non sbilanciarsi, ma se sbirciamo le analisi di lungo termine, per quanto di scarsa affidabilità, non mi sembra che anche l’inizio del nuovo anno abbia una particolare intenzione di cambiare la tendenza…

Please follow and like us:
0
Pin Share

Inizia l’inverno astronomico: d’ora in poi le giornate si allungano di nuovo☀️

Il solstizio d’inverno segna l’inizio calendariale e astronomico dell’inverno.

 Il sole è direttamente sopra il tropico meridionale. Esattamente il 21 dicembre alle 22:48 (CET).

 Da questo momento, il sole si sposta di nuovo verso nord e si troverà quindi verticalmente sopra l’equatore all’inizio della primavera a fine del mese di marzo.

Le giornate si allungano di nuovo dopo il solstizio d’inverno, ma in un modo non omogeneo.

Rimane buio un po’ più a lungo la mattina, ma diventa più luminosa la sera, solo da Gennaio il sole sorgerà prima.

A cura del dott. Centra Massimo

Please follow and like us:
0
Pin Share

Il mediterraneo degli inverni poco inverni…


La storia si ripete e non sorprende. Si ripete nei suoi modi, abbastanza frequenti, di mostrare affondi invernali degni di nota sull’est degli USA e contemporanee rimonte sub-tropicali o correnti sud-occidentali sul nostro mediterraneo.

Ai fini di una valutazione degli effetti del global warming e della evoluzione del clima nel corso degli ultimi tempi un tale confronto può anche avere un senso ma, verosimilmente, ha più senso la considerazione di quanto, e da parecchio tempo, sta accadendo all’area euro-atlantica, dove, molto di più che in passato, il ramo atlantico del vortice polare affonda a largo e verso sud o sud-ovest tenendo distante dal mediterraneo la corrente fredda groenlandese e dando respiro, al contrario, a rimonte del sub-tropicale.

E non è affatto inverosimile l’ipotesi secondo la quale tutto questo potrebbe essere legato ad una condizione di temperature più alte che in passato dell’oceano. L’esame degli indici teleconvettivi come NAO, AO, EA ecc., da questo punto di vista e come suggeritore, ai climatologici da una mano e la da offrendo un panorama, ahimé, poco allettante.

Essere di parte, ovvero parteggiare per la stragrande maggioranza dei climatologi che denunciano il global warming antropico o di una minoranza di ciarlatani che sposano la tesi secondo cui l’effetto dell’uomo sul clima è ininfluente, in questo caso non ha nessuna logica.

La scienza ha ben poco a che vedere con sogni, visioni fantastiche, palle di vetro, sensazioni personali, idee personali, simpatie pesonali. Ed impietosamente ci racconta, dati alla mano nonché ipotesi con i piedi ben saldi nel concreto scientifico, che l’effetto serra da gas prodotti dalle attività umane esiste eccome, e che sconfessarlo è come sconfessare che la terra è sferica o che il cielo è azzurro. Che poi esista chi ci racconta che l’effetto serra non esiste o che se esiste è compensato da controeffetti ambientali/astronomici non può meravigliare.

Chi crede a cretinate totali come l’oroscopo, cartomanzia, magia, e similari esisterà sempre. Ma, per fortuna, il mondo e la scienza sono andati avanti comunque, e non certo per merito di chi ci racconta come sarà il nostro 2023 nel lavoro, in salute ed in amore (robe da rigurgito e ribrezzo senza fine). Il mio disegno fissa la situazione prevista in quota (a 500hPa) intorno ai giorni 23/24 ed indentifica molto bene quanto sopra descritto.

Risulta evidente un cospicuo affondo, nelle vesti di un vortice molto profondo, sull’est USA (ne sentiremo parlare, certamente, in chiave di bufere di neve di tutto rispetto), e risulta evidente, ai fini di qualcosa che ci interessa più direttamente, la grande sacca groenlandese del VP che punta latitudini molto basse a largo in oceano con un asse di saccatura (vedi linea continua) orientato da nord a sud o da nord/est a sud/ovest, e con un asse di saccatura orientato ben diversamente da quell’orientamento nord/ovest-sud/est (vedi linea tratteggiata) che corrisponderebbe ad un corrente fredda in quota che scivola verso il mediterraneo e che ostacola le anomale rimonte del sub-tropicale…

Please follow and like us:
0
Pin Share

In arrivo il bianco, si fa per dire, natale🌡️🌡️


Chi si rallegra del fatto che viviamo un clima tutt’altro che classicamente natalizio ed invernale perché si sta meglio, non si soffre il freddo, si può viaggiare e passeggiare con più libertà e si risparmia per il riscaldamento, deve rallegrarsi anche per il fatto che la temperatura del mediterraneo continua ad aumentare, che il limite in latitudine della siccità si sta alzando e che la troposfera ha a disposizione maggiore energia da dissipare così da poter o dover scatenare fenomeni intensi come le alluvioni lampo, i tornado, e cose del genere.

Altrimenti significa che usa il cervello a metà, o che, del cervello, senza offesa, la natura si è dimenticata di fornirgli l’altra metà, ovvero quella superiore che serve al ragionamento ed alla riflessione. Non che anche decenni e decenni fa non accadessero fasi meteo miti in inverno; accadevano, ma accadeva anche quello che normalmente in inverno deve accadere.

La prevalenza, da un pò di tempo, di inverni in cui dominano quadri come quello di questa fase o della fase che va maturando, devono essere ascritti ad un clima malato ed inquinato, tutt’altro che benefico.

Se qualcuno ha voglia di andare ad ispezionare le situazioni prevalenti di periodi corrispondenti a questo, degli anni ’30, ’40, ’50, ’60, ed anche più recenti dei ’70 e degli ’80, ed ovvero quanto ci offrono archivi ed estrapolazioni tecniche varie, scoprirà che una configurazione meteo come quella di questa fase risulta poco frequente, mentre risultano molto più frequenti situazioni in cui la compartecipazione di deviazioni del getto atlantico verso nord o nord-est e del susseguente richiamo retrogrado di un solido russo-siberiano fa il suo per regalare un clima che rende ragione di un natale ancora rappresentato da paesaggi innevati.

Fino a quando il natale sarà rappresentato da paesaggi innevati e candidi fiocchi non lo so. So che da tempo gli scienziati, salvo qualcuno che si spaccia per scienziato ma che scienziato non è e qualche ciarlatano che parla con la bocca ma non con la testa, richiamano al problema e, sulla base di dati tecnici incontrovertibili, indicano i rischi futuri.

Dopodiché ci si può anche rallegrare perché a natale abbiamo 18 gradi di massima, 10 di minima, un bel sole ed una stagione che sembra primavera. Che, però, è un pò come continuare a far festa sul titanic che affonda.

Il disegno della situazione generale prevista intorno ai giorni 22/23 inquadra perfettamente il contesto di un affondo in oceano con ritornante sud-occidentale e salita del sub-tropicale in mediterraneo; si può notare come tutto concorra nella direzione di correnti, sia in quota (frecce blu e rosse) che al suolo (frecce bianche) orientate da sud-ovest a nord-est, ed anche in modo marcato.

Ben diverse sono alcune situazioni relativamente frequenti in passato e molto meno frequenti da alcuni decenni che ho disegnato nella cartina in alto a sinistra dove le varie frecce segnalano situazioni in cui il getto propone andamenti opposti, anche di forti risalite verso nord ed in cui, vedi frecce piccole a destra, un apprezzabile russo-siberiano, termico o ibrido, guadagna territori verso occidente…

Please follow and like us:
0
Pin Share

Venerdì 16 dicembre 🔔🟠 Allerta ARANCIONE su Emilia-Romagna e Toscana 🔔🟡allerta GIALLA in otto regioni.

Precipitazioni: 

– da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale, su Friuli Venezia Giulia, Toscana, Umbria, Lazio, Sardegna occidentale e settori appenninici di Romagna, Marche, Abruzzo e Molise, con quantitativi cumulati generalmente moderati, puntualmente elevati sulla Toscana orientale;

– sparse, anche a carattere di rovescio o breve temporale, su resto del Triveneto ed Emilia Romagna, Liguria, Lombardia orientale, resto del Centro, Campania, sui settori tirrenici di Basilicata e Calabria settentrionale e sulla Puglia meridionale, con quantitativi cumulati generalmente deboli.

Nevicate: al di sopra dei 1000-1200 metri sui settori alpini, in calo fino a 700 m, con accumuli al suolo moderati.

Visibilità: nessun fenomeno significativo.

Temperature: massime in sensibile rialzo, localmente marcato sulle regioni centrali.  

Venti: forti sud-occidentali sulla Sardegna e localmente sulle regioni centrali, specie sui settori costieri ed appenninici, e sui settori ionici, con locali rinforzi di burrasca su Sardegna e Puglia.

Mari: molto mossi tutti i bacini, localmente agitati l’Adriatico meridionali ed il Mare e Canale di Sardegna.

Please follow and like us:
0
Pin Share

Giovedì 15 dicembre ❄️In arrivo neve a basse quote su Liguria e Piemonte. 🔔🟡 Allerta GIALLA in Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio e Campania.

Nella giornata di domani, un’area di bassa pressione in arrivo dalla Francia verso il Mar Ligure, porterà, sull’Italia nord-occidentale, aria fredda nei bassi strati, insieme a precipitazioni diffuse su parte del centro-nord, che assumeranno, quindi, carattere nevoso fino a bassa quota sulle regioni di nord-ovest.

Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le regioni coinvolte – alle quali spetta l’attivazione dei sistemi di protezione civile nei territori interessati – ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse. I fenomeni meteo, impattando sulle diverse aree del Paese, potrebbero determinare delle criticità idrogeologiche e idrauliche che sono riportate,in una sintesi nazionale, nel bollettino nazionale di criticità e di allerta consultabile sul sito del Dipartimento della protezione civile.

L’avviso prevede, dalla tarda mattina di domani, giovedì 15 dicembre, nevicate intorno ai 300-500 metri su Liguria e Piemonte, temporaneamente a quote più basse sul Piemonte meridionale, con apporti al suolo da deboli a moderati.

Sulla base dei fenomeni previsti e in atto è stata valutata per la giornata di domani, giovedì 15 dicembre, allerta gialla su gran parte dell’Emilia-Romagna e su Toscana, Umbria, Lazio e Campania.

Fonte:dipartimento protezione civile nazionale

Please follow and like us:
0
Pin Share

Prospettive poco invernali per un bianco Natale


Premesso che le prospettive meteo natalizie non depongono affatto a favore di un bianco natale è certamente vero che su quanto accadrà effettivamente a distanza di una decina di giorni c’è ancora molto da scrivere.

In ogni caso la possibilità che nel corso del proseguimento del mese che ci conduce a fine seconda o ad inizio terza decade la situazione euro-atlantica evolva nella direzione di una non invitante configurazione simil WR3 o simil EA+, è tangibile. Tutto questo tradotto significa affondi a largo sul medio atlantico e rimonte in sede euro-mediterranea, e, in altre parole, disposizioni generali sud-occidentali, più o meno anticicloniche.

Non è affatto detto che la faccenda si concretizzi con modi marcati e duraturi; ma è certamente vero che in un contesto evolutivo del genere il freddo e l’inverno autentico tendono ad allontanarsi. E se attualmente il quadro generale, che non è quello di veri afflussi freddi, è quello di un flusso occidentale a fronte polare relativamente basso di latitudine che produce un tempo moderatamente invernale o autunno/invernale, nel medio e medio-lungo termine una tale contesto potrebbe sfumare a favore di un rialzo in latitudine dello stesso fronte polare e/o di un suo orientamento da sud-ovest a nord-est.

Il che vorrebbe anche dire passare da questa situazione moderatamente invernale o autunno-invernale a qualcosa che ricorda più un autunno che l’inverno, con temperature più alte e con tempo più stabile. E questo in rapporto, apparentemente in modo paradossale, ad un possibile stato di split o di elevato disturbo del vortice polare, sempre augurabile da parte dei freddisti ma, ahimé, non necessariamente, come in questo caso, orientato nei modi che spingono lo stesso vortice polare in meridiana verso il mediterraneo.

Se, infatti, come sembra poter accadere nel prossimo futuro, la spinta si muove molto a largo e in pieno atlantico il risultato è che la corrente canadese ci saluta, che il freddo scivola in quelle zone e, nel contempo, che al mediterraneo tocca l’opposto. In ogni caso vedremo, anche perché i rialzi eventuali del sub-tropicale comportano un clima mediterraneo che può risultare molto diverso a seconda di come effettivamente tali rialzi si distribuiscono.

Il disegno identifica la situazione prevista a 500 hPa a fine seconda o ad inizio terza decade in cui appare evidente il profilo di un ambizioso sub-tropicale, mentre la simbologia intende mettere a confronto il profilo del jet stream dei 300 hPa attuale (colore viola) con quello possibile di quei giorni (colore blu).

Provando grossolanamente e visivamente ad immaginare una regressione lineare dell’andamento latitudine su longitudine verso est del profilo del jet stream si può dedurre come, nelle prospettive attuali, lo stesso profilo tenda a salire ed a ruotare in senso antiorario, e tenda a regalarci non proprio augurabili correnti in quota sud-occidentali…

Please follow and like us:
0
Pin Share

Mercoledì 14 dicembre 🔔🟠 Allerta ARANCIONE su settori della Calabria 🔔🟡 Allerta GIALLA in undici regioni 🌧Piogge e temporali al Centro-Sud.

Un nuovo impulso perturbato, in arrivo nella notte dalle Baleari verso le regioni tirreniche centro-meridionali del nostro Paese, porterà precipitazioni sparse che, dal mattino di domani, si accentueranno, assumendo anche carattere temporalesco, su Campania, Basilicata e Calabria, specie sui settori costieri.

Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le regioni coinvolte – alle quali spetta l’attivazione dei sistemi di protezione civile nei territori interessati – ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse.

I fenomeni meteo, impattando sulle diverse aree del Paese, potrebbero determinare delle criticità idrogeologiche e idrauliche che sono riportate, in una sintesi nazionale, nel bollettino nazionale di criticità e di allerta consultabile sul sito del Dipartimento della protezione civile nazionale.

L’avviso prevede, dalla mattina di domani, mercoledì 14 dicembre, precipitazioni da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale, su Campania, Basilicata e Calabria, specie i settori tirrenici. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, attività elettrica e forti raffiche di vento.

Sulla base dei fenomeni previsti e in atto è stata valutata per la giornata di domani, mercoledì 14 dicembre, allerta arancione sulle zone tirreniche centro-settentrionali della Calabria, allerta gialla sui restanti settori della Calabria, su Basilicata, Puglia, Campania, Molise e Lazio, su parte di Abruzzo, Umbria, Toscana, Sardegna e Sicilia.

Fonte:dipartimento protezione civile nazionale

Please follow and like us:
0
Pin Share

MEDIO -LUNGO TERMINE SENZA FREDDO SULL’ITALIA


A dispetto di notiziari, e persino di servizi meteo, che parlano di un afflusso freddo, in verità non sussiste nessun particolare vero afflusso freddo.

Come segnalato in precedenza la fisionomia generale euro-atlantica continua e continuerà a privilegiare le correnti in quota da occidente, riservando al freddo dell’est o del nord-est solo qualche modesta e molto fugace sbuffatina legata, per lo più, ad azioni che si espletano nei bassi strati e, nel contempo, anche in assenza di una vera propulsione legata a campi anticiclonici termici continentali.

La disposizione dei flussi e dei centri barici al passaggio delle ondulazioni negative rende possibile un richiamo temporaneo e modesto di aria più fredda dai quadranti orientali, ma nulla di più. Tutto, infatti, concorre tutt’altro che nella direzione del freddo e dei suoi afflussi. Concorre e tende ulteriormente a concorrere, invece, in una direzione ben diversa. Il freddino che sta affluendo a tergo della depressione appena transitata non mancherà di regalare un paio di giorni con temperature in linea con il periodo o leggermente sotto-media. Il nord potrà mantenere temperature bassine più a lungo ma ai fini di capire cosa significa un afflusso di aria fredda di un certo valore e di una certa durata non va certamente considerato cosa accade al nord, dove la conca padana il freddo affluito tende a conservarlo più che altrove, soprattutto per ragioni orografiche.

Ma il freddo così conservato altro non è che freddo statico, e per nulla il risultato di un afflusso in atto. Altrettanto non è da considerare freddo da avvezione quello che si crea nelle ore notturne, nelle piane e nelle valli, quale risultato dell’eventuale irraggiamento. Se osserviamo quanto ci propongono i principali modelli da qui a fine decade si possono dedurre una prima fase con un tempo variabile e a tratti perturbato, con segni autunno-invernali, ed una seconda fase in cui si intravedono rialzi sub-tropicali tutti ancora da decifrare ma, certamente, più in linea con stabilizzazioni e mitizzazioni che con irruzioni e tempo invernale. Il mio disegno fissa la situazione generale prevista intorno ai giorni 17/18, mostra un profilo ondulato in quota segnatamente orientato da ovest ad est e, con l’aiuto della simbologia (frecce continue), fornisce l’indicazione di quello che potrebbe accadere tra fine seconda decade ed inizio terza decade, quando la rimonta di un promontorio dinamico all’altezza di gibilterra ed in estensione verso est o nord-est potrebbe deprimere ulteriormente le speranze dei freddisti.

Senza escludere che una tale azione dinamica si riveli meno intensa del previsto e senza escludere neanche che possa maturare in modo più meridiano e più ad ovest (frecce tratteggiate) evitandoci la pena di regressi stagionali e regalandoci al contrario avvicinamenti freddi , vedremo…

Please follow and like us:
0
Pin Share

Maltempo: allerta arancione in Calabria

Piogge e venti forti al Centro-Sud. Allerta gialla in dieci regioni.

L’area perturbata presente sul nostro Paese continuerà a determinare, per le prossime ore, condizioni di diffuso maltempo, specie sulle regioni tirreniche meridionali, con persistenza di precipitazioni, anche temporalesche, e un rinforzo della ventilazione occidentale.

Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le regioni coinvolte – alle quali spetta l’attivazione dei sistemi di protezione civile nei territori interessati – ha emesso un ulteriore avviso di condizioni meteorologiche avverse che integra ed estende il precedente. I fenomeni meteo, impattando sulle diverse aree del Paese, potrebbero determinare delle criticità idrogeologiche e idrauliche che sono riportate, in una sintesi nazionale, nel bollettino nazionale di criticità e di allerta consultabile sul sito del Dipartimento della protezione civile nazionale.

L’avviso prevede dal pomeriggio-sera di oggi, sabato 10 dicembre, venti di burrasca occidentali o nord-occidentali su Sicilia e Calabria, in estensione, dalle prime ore di domani, domenica 11 dicembre, ai settori tirrenici di Lazio centro-meridionale, Campania e Basilicata. Mareggiate lungo le coste esposte. Dal pomeriggio-sera di oggi, inoltre, si prevedono precipitazioni sparse, anche a carattere di rovescio o temporale sulla Sicilia, specie settori settentrionali.

Dalla serata di oggi, infine, l’avviso prevede il persistere di precipitazioni da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale, su Campania, specie settori centro-meridionali e su Basilicata e Calabria, specie settori tirrenici. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, attività elettrica e forti raffiche di vento.

Sulla base dei fenomeni previsti e in atto è stata valutata per la giornata di domani, domenica 11 dicembre, allerta arancione sul versante tirrenico della Calabria e allerta gialla sui restanti settori. Valutata inoltre allerta gialla sull’intero territorio di Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Puglia e su parte di Emilia-Romagna, Campania, Basilicata e Sicilia.

Fonte :dipartimento protezione civile nazionale

Please follow and like us:
0
Pin Share

Le correnti occidentali più che quelle settentrionali od orientali…


L’esame della evoluzione del profilo del vortice polare della media troposfera continua a fornire l’indicazione di una transizione verso una graduale affermazione di correnti mediamente occidentali.

Gli osservati speciali degli ultimi giorni, costituiti dal rialzo barico in sede groenlandese e dal travaso del lobo asiatico del VP verso ovest e sud-ovest sul continente secondo una fisionomia da VP split, sono tuttora in azione e non mancano di rifornire le aree centro-settentrionali europee di aria molto fredda a tutte le quote.

Una azione combinata, questa, che non mancherà di continuare ad agire in tal senso anche nei prossimi giorni, persino con una ulteriore discesa in latitudine dello stesso freddo a rendersi marcato ancora sul nord-europeo ma anche sui settori continentali centrali e, soprattutto, centro-orientali.

La grande sacca, con asse orientato più lungo i paralleli che lungo i meridiani, non riuscirà, però, ad interessare il mediterraneo, limitandosi e lambirne la parte estrema settentrionale con l’azione di un asse di saccatura secondario in transito da ovest ad est nel breve-medio termine.

In questo modo la naturale conseguenza di un tale transito, costituita da un certo richiamo freddo da est e da nord-est al suolo, è da intendersi come una irruzione ed una breve fase più fredda ma, certamente, non come un affondo di freddo a carattere dinamico e duraturo.

Come detto, infatti, la segnalata grande azione fredda dinamica sul continente del VP non solo presenta le caratteristiche delle saccature che guardano poco alle basse latitudini, ma si inquadra anche in un contesto evolutivo che, lo stesso VP, tende a ricomporlo o, quanto meno, a ridargli un profilo atlantico ovest-est.

In questo modo il nostro mediterraneo, guardando al medio-lungo termine ed in base a quanto, al momento, segnalano i principali modelli, dovrebbe, almeno fino ad inizio seconda metà del mese, rimanere sostanzialmente estraneo ad ogni azione fredda degna di tale nome e dovrebbe, semmai, risultare influenzato da quanto propone il grande flusso occidentale.

Il disegno con le frecce blu, riferito alla situazione generale prevista a metà mese circa, fornisce l’idea di un VP relativamente compatto o il quadro di un grande flusso atlantico riorientato mediamente lungo i paralleli, secondo un profilo ben diverso da quello attuale simboleggiato dalle frecce viola ed espressione di un VP assai disturbato e che si distribuisce in un marcato lobo asiatico sull’europa settentrionale…

Please follow and like us:
0
Pin Share