Freddo anche nella prima decade di dicembre ❄️

In queste ultime ore si va esaurendo la prima irruzione fredda stagionale.

La circolazione atmosferica sull’Europa almeno fino al 10 di dicembre, dovrebbe essere ancora caratterizzata da alcune irruzioni fredde sia di matrice polare marittima e sia artica marittima, dirette anche verso l’Italia.

Le temperature dovrebbero restare nel complesso sotto la media su tutta l’Italia nel corso dei prossimi 8/10 giorni.

Da evidenziare il gelo che sarà presente sulla Penisola Scandinava.

Nella prima settimana di dicembre le precipitazioni dovrebbero essere più frequenti sulle regioni centrali e meridionali.

A cura del dott. Centra Massimo

BUONGIORNO CARO INVERNO❄️

🥶BUONGIORNO CARO INVERNO🌬
È arrivato l’inverno con le precipitazioni nevose a quote basse al nord e in queste ultime ore anche al centro. Quota neve in ulteriore calo soprattutto dal pomeriggio su versante Adriatico e meridione.


OGGI
Al nord giornata fredda ma con tempo stabile.
Brutto tempo invece sulle regioni centro-meridionali, esclusa la Toscana, con piogge temporali e nevicate progressivamente a quote più basse per un raffreddamento generale che avverrà nelle prossime ore.
Nevicate intorno i 300/500 metri sulle aree orientali di Marche, Abruzzo e Molise,
500-600 metri su Lazio e interno Sardegna, 700-800 metri sull’Appennino meridionale e 900-1000 metri sui monti Siciliani in particolar modo dalla serata. Naturalmente piogge e rovesci bagneranno tutte le pianure del centro-sud in particolar modo Campania, Calabria e Sicilia.⛈⛈

Venti moderati dai quadranti settentrionali.
Le temperature saranno in ulteriore calo al centro-sud.

In figura la carta Radar delle precipitazioni attuali e delle temperature a 1500metri riferite a questa sera/notte.

Tempo da moderate e veloci irruzioni


L’evoluzione ed il nuovo disegno meteo euro-atlantico descritti da giorni vanno configurando questo finale del mese e configureranno l’inizio di dicembre. Il relativo quadro si presta a pochi dubbi e si presta, al contrario, alla chiara e netta definizione della classica situazione mobile caratterizzata da successive moderate e rapide irruzioni polari o artico-marittime.

Tanto poco a che vedere con quanto desiderano veramente i freddisti quanto, tuttavia, in sintonia con i primi assaggi di inverno. Perché è evidente che una successione di irruzioni di questo tipo non può che determinare il classico tempo molto variabile, di segno settentrionale, ed associato ad un contesto termico abbastanza in linea con il periodo. Le medesime irruzioni possono corrispondere variamente a sfuriate di venti occidentali in rapida rotazione a settentrionali, ad una certa distribuzione di precipitazioni anche nevose a quote relativamente basse al nord e segnatamente sui settori orientali, a fasi significativamente instabili soprattutto sul centro-sud e a diminuzioni termiche corrispondenti. In questi casi, essendo principalmente il mediterraneo centrale il bersaglio di detti impulsi, succede che gli effetti ciclogenetici corrispondenti non sono, in genere, così significativi, che i settori nord-occidentali risultano meno esposti e che tutto si risolve in sacche in affondo ma anche in rapido trasferimento verso levante. Il disegno mostra la situazione prevista in quota nell’immediato inizio di dicembre e, con il supporto della simbologia costituita dalle frecce indicative delle saccature e dei relativi loro movimenti, fornisce bene l’idea delle successive onde negative mobili alimentate dall’aria fredda dell’oceano settentrionale ed in movimento mediamente da nord-ovest a sud-est. La saccatura attualmente in azione è quella che nel disegno ritroviamo sul mar nero, mentre la successiva disposta sulle isole britanniche è quella destinata a coinvolgerci intorno ai giorni 2/3.

Osservando il lungo termine si può pensare anche che un tale contesto di alternanza tra irruzioni ed intervalli possa prolungarsi anche oltre i giorni 5/6, ma qui le certezze sfumano parecchio soprattutto perché quanto l’eventuale irruzione dei giorni 5/6 possa costituire l’ennesimo episodio depressionario di una catena destinata a proseguire oppure possa corrispondere ad un episodio di chiusura preludio di una nuova fase, rimane assai da verificare. I freddisti, evidentemente, nell’episodio di chiusura associato ad una rimonta più stabile e consistente dell’anticiclone atlantico e tale da configurare un bel rex-blocking, possono anche sperarci. E possono anche sperarci perché alcuni modelli, effettivamente, per quei giorni indicano proprio il profilo che nel disegno è simboleggiato dalle frecce più grandi in semi-trasparenza. Tuttavia, prima di accogliere detto disegno con entusiasmo, aspetterei…

Primissimi e flebili segni di inverno…


Primissimi e flebili segni di inverno…
I modelli sciolgono le riserve dei giorni scorsi e delineano, in un modo abbastanza chiaro, quanto ci attende da qui a fine mese. Nulla a che vedere con certezze assolute, ma, certamente, con qualcosa di ben più probabile rispetto alle alterne vicende descritte negli ultimi 3-4 giorni. Ed in proposito diciamo subito che, a fronte di un quadro meglio orientato nella direzione di segni invernali, non risultano segni di freddo sostanziale o di vero inverno. Le aspettative dei freddisti corrispondono a qualcosa di ben diverso e, generalmente, a contesti in cui un blocco anticiclonico atlantico stabile ed esteso in meridiana sino alle alte latitudini stabilisce una disposizione a saccatura, ad asse nord-est/sud-ovest, di matrice artico-continentale in affondo sino sul mediterraneo.

Non è questa la sola disposizione in grado di caratterizzare fasi molto invernali; ma, per quanto concerne i disegni in quota, è, in tal senso, la situazione principe. Ebbene, la configurazione dei prossimi 5-7 giorni non avrà molto a che vedere con un tale disegno, ed avrà molto più a che vedere con qualcosa di ben più mobile e determinato da una ondulazione significativa ma non così pronunciata. Sbilanciarsi troppo nel fare certe affermazioni non è il caso perché, lo sappiamo, il tempo sa regalare sorprese, per cui è sempre bene considerare quanto ci raccontano i modelli come qualcosa di associato ad un certo valore probabilistico. Tuttavia non possiamo neanche far finta di non riconoscere che tutti gli stessi modelli, nel corso delle ultime 24-36 ore, hanno raggiunto uno schema comune ed assai credibile.

Il cambiamento generale della configurazione euro-atlantica, ampiamente trattato da giorni e giorni e di inizio terza decade, è in avvio ed è destinato, con un apprezzabile rialzo barico sin sul nord-atlantico, a stabilire il quadro di infiltrazioni di aria fredda ed instabile su mediterraneo occidentale ed iberia. Ne consegue una sorta di “reverse” dai toni moderati che vede penisola e mari adiacenti destinati ad entrare nel dominio di un’area depressionaria, non così profonda, ma, certamente, in grado di disegnare un tempo generalmente più tardo-autunnale, più fresco, più instabile ed associato alla maturazione di corpi nuvolosi in moto da ovest ad est alla nostra latitudine. La permanenza di un profilo ad onda anticiclonica ben disposta sino alle alte latitudini oceaniche ma anche relativamente sensibile al flusso zonale, dovrebbe, poi, mantenere la possibilità di impulsi successivi artico-marittimi e/o polari-marittimi, e tali da pilotare tendenzialmente sia un certo affondo freddo più compatto e consistente e sia una maggiore mobilità del contesto generale, identificabile nel transito di una sacca fredda di tutto rispetto verso fine mese (vedi disegno della situazione prevista in quota intorno ai giorni 27/28).

Dire transito significa anche parlare di una configurazione che vede una disposizione rossby euro-atlantica ben netta (vedi simbologia) ma, nel contempo, non così drasticamente meridiana e, quindi, piuttosto associata ad onde secondarie mobili in moto da nord-ovest a sud-est. Un disegno questo che, per la parte finale del mese, può regalare, alla fine ed in sintesi, un tempo che si confà con il più classico tardo-autunno non disdegnando di mostrare i primissimi segni di inverno…

Verso una situazione più invernale, tra dubbi e conferme


Nella fisionomia generale della situazione prevista in quota per metà decade, illustrata dal disegno, si può facilmente cogliere l’atteggiamento di un tempo che, un pò in sintonia con il quadro delle depressioni strettamente mediterranee dei giorni scorsi, tende a privilegiare il corso di un fronte polare poco forzato a scendere di latitudine.

Questo aspetto fa riflettere, e fa riflettere perché se il grande flusso ovest-est tende a correre ben oltre le alpi e trascura le basse latitudini rifornendole solo di infiltrazioni destinate poi a fare storia a sé in veste di vortici indipendenti e di cut-off, significa che sussiste una eccessiva ingerenza del sub-tropicale. Il risultato, ahimé, finisce per essere quello dei disastri meteo che abbiamo visto, proprio a causa delle grandi rimonte di aria calda ed umida fornitrici di energia. La modifica della configurazione euro-atlantica, già ampiamente menzionata e che si profila per la prossima settimana, può effettivamente dare un senso a qualcosa che sconfessa detto atteggiamento, ma, come abbiamo detto e sulla base di quanto si può cogliere proprio nella situazione di metà decade, fino ad un certo punto. In proposito, negli ultimi giorni, la modellistica, assai inquieta, ha cercato, con difficoltà, di mettere a fuoco detta tendenza, proponendo, seppur a fasi alterne, anche spinte fredde di un certo rilievo, collegate alla confermata significativa rimonta islandese/groenlandese dell’anticiclone atlantico.

Ma, e per come abbiamo ugualmente e precedentemente visto, non dandone una conferma convincente, e indicandole come una delle ipotesi tra le ipotesi. E la cautela, che è sempre d’obbligo quando si valutano carte di medio-lungo termine, mi ha indotto sia ad attendere eventuali conferme e sia a considerare, nella espressione di tale alternanza, un possibile grado di non eccessiva penetrazione verso sud di tali spinte fredde, una possibile relativa disposizione spostata ad ovest e/o retrograda e un possibile forcing zonale in rapida ripresa ed attenuante nel merito. Ebbene, alla luce delle ultime emissioni, per quanto non si possano ancora escludere situazioni ben orientate al freddo, si può si ammettere che risulta confermata la rimonta in atlantico di inizio decade e che risulta confermato anche l’innesco di azioni settentrionali capaci di guadagnare di latitudine, ma si deve anche ammettere che le stesse azioni si delineano non così energiche, un pò perché tendenzialmente non così incisive di per sé dal punto di vista barico, un pò perché, in una prima fase almeno, portate a muovere verso sud-ovest e verso l’iberia, ed un pò perché, e questo in una fase più avanzata, sollecitate negativamente da un forcing zonale in rapida ripresa.

Il risultato di una tale evoluzione che, e mi ripeto, si prospetta ma rimane una ipotesi, può allora essere quello di una prima fase più instabile che fredda ed associata a moderata circolazione depressionaria iberico-mediterranea, e di una seconda fase caratterizzata dalla compattazione di una ben più definita ed acuta sacca fredda, sia in affondo che in transito verso est. Nel disegno della situazione di metà decade si nota la menzionata configurazione depressionaria che ingloba europa occidentale e mediterraneo, a struttura multipla, espressione degli affondi di aria instabile del nord-atlantico e che, per come rappresentato dalla simbologia, tende a richiamare ulteriori affondi settentrionali destinati ad un processo generale di fasatura, compattazione e maggiore incisività dell’aria fredda del nord a fine mese…

Piogge forti sulle regioni meridionali e sul medio versante adriatico e sulla Sardegna meridionale nelle prossime 36 ore. 🌩️

Un centro di bassa pressione posizionato tra il mediterraneo centrale e quello occidentale, farà affluire correnti molto umide di scirocco sulle nostre regioni centrali e meridionali.

Tutto ciò determinerà nelle prossime 36 ore sulle regioni meridionali, sul medio versante adriatico e sulle due isole maggiori, condizioni meteo avverse a causa di forti piogge anche a carattere di nubifragio e di temporale.


Piogge invece in attenuazione sulle regioni nord occidentali.

A cura del dott. Centra Massimo

Il grande nord possibile protagonista di terza decade


Il grande nord possibile protagonista di terza decade…
La fisionomia di una terza decade di novembre improntata ad irruzioni non è cosa di tutti gli anni e merita una certa considerazione. Da freddista le irruzioni le preferisco in dicembre, in gennaio ed in febbraio, anche in virtù del fatto che il miglior clima è sempre quello che si conforma al disegno più classico delle stagioni. Tuttavia stiamo trattando della terza decade di novembre e, pertanto, di un periodo che, senza meravigliarsi troppo, può certamente assumere connotazioni invernali.

Questa introduzione sembrerebbe indicare che le prospettive di tale terza decade sono quelle di chissà quali freddi e di chissà quali camionate di neve. Ma niente di tutto questo. Intanto mancano ancora parecchi giorni alle irruzioni previste, e molto, per come non sarebbe certo la prima volta, può ancora essere rivisto. E poi quanto un pò tutti i modelli stanno effettivamente segnalando è un periodo di spinte più o meno artico/marittime o anche artico/continentali, a rapida evoluzione e, nella forma, non così straordinarie per il periodo. Tutto dovrebbe scattare intorno ai giorni 22/23, con una prima discesa che nella direzione è ancora da definire e che potrebbe, in un primo tempo, non risultare ad azione particolarmente diretta. Potrebbe, ovvero, presentare quella traiettoria un pò retrograda che la porta inizialmente sulla spagna e che l’arrivo del freddo sull’italia eventuale lo rimanda di un paio di giorni.

Successivamente l’insistenza di un blocco in oceano dovrebbe comunque pilotare successive spinte settentrionali atte ad agganciare la stessa circolazione e a produrre episodi freddi a seguire, stavolta e probabilmente, ad azione più diretta. Per quanto si vede sulle mappe di previsione stiamo parlando di sfuriate a rapida evoluzione e destinate a generare anche possibili temporanee fasi depressionarie sui nostri mari. Ovvio di come, con irruzione di aria dei mari del nord o del nord-europa e con sviluppo di instabilità, si possano avere precipitazioni di tipo invernale sul centro-nord anche a bassa quota. Qui, però, il discorso si fa davvero complicato, giacché in casi del genere le situazioni che si generano nel dettaglio vanno viste bene e nel momento in cui si generano, giacché la distribuzione dei fenomeni associati allo sviluppo di una depressione alimentata da aria fredda può cambiare anche drasticamente in virtù di solo piccole variazioni di posizione della medesima depressione.

Per cui quanto si può dire con una certa dose di credibilità al momento è solo che tra l’inizio e la fine di terza decade i modelli inquadrano una fase di matrice settentrionale caratterizzata da impulsi successivi di aria fredda, verosimilmente anche instabile, nell’ambito della classica configurazione con alta pressione oceanica estesa sino alle latitudini dell’islanda. Niente di più e niente di meno. Titoloni, annunci megafonici, isterismi, meteoromanzi surreali e meteomercatini li lascio volentieri ad altri. Il disegno illustra la situazione prevista in quota intorno ai giorni 22/23 ed indica, con l’aiuto della simbologia, il primo affondo in forma di vortice sopra descritto e destinato a scivolare in mediterraneo con una traiettoria più o meno diretta…

Le ipotesi settentrionali di terza decade ❄️


Le ipotesi settentrionali di terza decade…
Quello che non è riuscito e che non riuscirà a combinare, in termini di clima più invernale che autunnale, il polo freddo attualmente in azione tra francia, italia settentrionale e area ligure-tirrenica, potrebbero produrlo impulsi ulteriori e successivi ad inizio terza decade. Il sistema attuale corrisponde ad una circolazione ciclonica ben strutturata in quota che tende a sfondare ma anche a scivolare in senso semi-retrogrado verso baleari e mediterraneo sud-occidentale.

Nel complesso detta azione si configura con il disegno delle depressioni mediterranee incastonate e, pertanto, poco aperte al freddo del nord-est o dell’est, nonché con il disegno di un contesto generale solo temporaneamente meridiano. Tant’è vero che la stessa circolazione sarà gradualmente sostituita, verso fine decade, da un classico cuneo anticiclonico oceanico ristabilizzante (vedi freccia rossa tratteggiata in trasparenza). La stessa azione stabilizzante potrebbe, tuttavia, essere di breve durata sulla base di un repentino rialzo barico meridiano in atlantico, tutto da verificare nei suoi non impossibili risvolti freddi per i nostri mari. L’esperienza ci insegna che assumere per certe o per molto probabili proiezioni di medio-lungo è sempre assai azzardato, per cui, e come sempre dico, è bene renderle oggetto di osservazione ed analisi ma anche considerarle come ipotesi tra le ipotesi. Ma va anche detto che non è da oggi che i modelli, a fasi alterne, vedono consolidamenti barici di segno meridiano in oceano, più o meno inquadrabili nell’arco della seconda metà del mese. Non vedono per niente aperture franche alle perturbazioni che arrivano da occidente, ma vedono, appunto, sbarramenti e chiusure, di certo potenzialmente non estranee alla possibilità di irruzioni su europa e su mediterraneo.

Da qui a dire che ad inizio terza decade avremo sicuramente un cambio generale della fisionomia a favore di dette irruzioni ce ne corre; ma non possiamo neanche nascondere che un pò tutti i vari modelli vedono, per quei giorni, spinte anticicloniche verso l’islanda e conseguenti spinte fredde settentrionali in sede continentale, magari disposte a longitudini conformi a discese fredde anche sull’italia. E parlo di longitudini conformi giacché, in questi casi, si tratta sempre di vedere quanto l’eventuale rimonta barica non si struttura troppo anche verso est, così da aprire alle correnti fredde con modi più generosi. Il disegno, con il supporto di tutto il resto della simbologia, mostra la situazione prevista in quota intorno ai giorni 20/21, ed è eloquente nel segnalare la rimonta di un blocco in oceano e la conseguente discesa fredda dai mari del nord, potenzialmente in grado di spingersi, magari con una diramazione, sino sul mediterraneo…

ALLA FINE PIÙ AUTUNNO CHE INVERNO

ALLA FINE PIÙ AUTUNNO CHE INVERNO

Alla fine la nostra troposfera ha deciso che per l’inverno c’è ancora tempo. La domanda sul motivo per cui, non così infrequentemente, i modelli 7-10 giorni prima prospettano configurazioni invernali che alla fine non vengono confermate può essere un motivo di analisi e di studio, e può esserlo magari in relazione al come la medesima atmosfera, a causa della nota influenza antropica, finisce per offrire evoluzioni più imprevedibili o che in parte sfuggono ai calcoli fisico-matematici. Per quanto non sia un climatologo mi sento di affermare che questa ipotesi potrebbe non essere del tutto infondata. Non dobbiamo però cadere nel banale errore di considerare i calcoli fisico-matematici non veritieri.

Fino a 3-4 giorni lo sono generalmente in modo quasi assoluto; e fino a 5-7 giorni in un modo meno assoluto ma sempre accettabile. Dopodiché esistono anche i ribaltoni, ma che, come tali, si presentano quando le mappe di previsione non le si osservano in continuo. Osservando le medesime degli ultimi giorni in continuo si è potuto dedurre progressivamente nel tempo la loro correzione graduale nella direzione di qualcosa di ben più autunnale che dell’invernale precedentemente prospettato. E questo in virtù di una prospettiva che ha visto gradualmente ridursi le possibilità di un rex-blocking a favore di un corso molto più zonale e molto più influenzato dal sub-tropicale in senso lato.

In verità se osserviamo la situazione prevista in quota nel fine settimana notiamo, dal punto di vista delle correnti settentrionali, un promettente nocciolo freddo che scende dai mari del nord in meridiana verso il mediterraneo. E notiamo, più in generale, una configurazione che, potenzialmente, può sfociare in un afflusso freddo. Ma è altrettanto vero che questo può non accadere, per vari motivi. Se ad es. la medesima discesa si estende in senso retrogrado e va verso la spagna piuttosto che correnti fredde sull’italia arrivano correnti meridionali o sciroccali. Oppure se ad es. allo stesso affondo non corrisponde una adeguata affermazione anticiclonica sul nord europa si disegna un contesto che annulla eventuali corridoi aperti al grande nord. Ecco che quello che sta per succedere mi sembra possa essere ascritto un pò all’una e un pò all’altra possibilità, perché appare, appunto, che la spinta settentrionale tenda a raggiungere i nostri mari settentrionali per poi scivolare significativamente verso sud-ovest (freccia grande) e in un quadro generale di contemporaneo subentrante forcing zonale alle latitudini della media europa. Per cui il tutto può finire per risolversi nello sviluppo dell’ennesima circolazione ciclonica mediterranea, associata a richiamo sciroccale alle basse latitudini e a richiamo da est alle latitudini più settentrionali.

Il richiamo da est, di per sé, può suggerire un richiamo di aria fredda continentale, ma va anche detto che con la porta dell’est non così aperta e parzialmente chiusa dall’azione dinamica del sub-tropicale lo stesso vento orientale può non presentarsi così freddo. Il disegno mostra la situazione generale prevista a metà mese, caratterizzata dalla vorticità mediterranea quale esito dell’affondo settentrionale descritto ed enfatizza, con le frecce grandi dei flussi in quota e con le frecce piccole dei flussi al suolo la possibile fisionomia termica e barica corrispondente. Per l’immediato dopo metà mese, sulla base di quanto detto, si può certamente prospettare un quadro di temporaneo ripristino anticiclonico ovest-est ma l’incertezza sul medio-lungo termine e sulla possibilità, peraltro assai futura, di nuove spinte settentrionali, è tale da imporre di limitarci a guardare non oltre i prossimi 3-4 giorni…

Goccia fredda in discesa da nord per il weekend

Una goccia fredda atlantica staccata dalla circolazione principale si appoggerà alla catena alpina entro il weekend, per poi iniziare in parte a superarla dalla porta occidentale.

Nessun calo termico deciso nè aria particolarmente fredda, ma la possibilità che arrivino precipitazioni a tratti abbondanti su alcun regioni del nord ovest italiano.

In primis tra Lombardia, Liguria e Piemonte centro meridionale (area questa in forte deficit idrico).

Un’altra zona che potrebbe venire interessata dai fenomeni piovosi è la Toscana; anche questa regione presenta nella fascia centrale e sud orientale quantitativi di pioggia caduti bassissimi da inizio anno.

I modelli fino a ieri ci indicavano un’entrata rapida della goccia sul nord Tirreno, ma anche una rapida fuga verso sud ovest, che relegava le uniche precipitazioni alle zone toscane costiere e in mare aperto.

Stamani sia l’americano gfs (di cui mostriamo qui la previsione), sia l’europeo ecmwf vedrebbero un’entrata più orientale in grado di coinvolgere nella prima parte anche le aree da troppo tempo all’asciutto

Non resta che attendere gli ulteriori aggiornamenti, ricordando come sempre che questo tipo di circolazione staccata dalla corrente principale genera spesso problemi nella corretta lettura da parte degli elaboratori.

A cura di Simone Scarpelli