I temporali

Nella tarda primavera e in estate, spesso si sente parlare di temporali. Ma come mai si sviluppano proprio in questo periodo? Solitamente il periodo in questione è il più caldo dell’anno. Il sole alto sull’orizzonte riscalda per bene i terreni, mentre le superfici marine tendono a riscaldarsi più lentamente; infatti, le zone a clima continentale sono le più calde rispetto a quelle costiere e quelle costiere poi sono le ultime a uscire dal clima estivo. Comunque, per far sì che ci sia lo sviluppo di temporali non basta solo il sole alto, serve sopratutto l’aria instabile; con essa si formeranno i famosi temporali pomeridiani serali estivi. Questi poi si suddividono in varie categorie: temporali di calore, che colpiscono solo le aree montuose, temporali da sfondamento, dove oltre alla aree montuose, possono propagarsi alle vicine aree di pianura e anche costiere, temporali marini, che sono molto rari; avvengono sopratutto quando è in corso un’irruzione fresca o una perturbazione e avvengono spesso di notte ma anche nelle ore diurne. Poi abbiamo anche fasi di orario diverse. Per esempio al sud Italia, il sole sorge intorno le 5, quindi in caso di atmosfera instabile, i temporali si formano spesso intorno le 12-13, per poi disspiarsi spesso intorno le 17-18, mentre al nord Italia, e nel resto d’Europa, il sole sorgendo più tardi, ci mette “più tempo” per riscaldare l’aria, i terreni, ed ecco che spesso i temporali in queste zone tendono a essere più nel tardo pomeriggio – sera, e in alcuni casi anche sconfinare nelle ore notturne. C’è da dire però, che col riscaldamento climatico in atto, I fenomeni di qualsiasi tipo, tendono ad assumere una componente di estremizzazione; quindi temporali sempre più forti, ondate di calore sempre più forti e prolungate, alluvioni lampo sempre più frequenti e perché no, anche le ondate di gelo invernali, dove colpiscono possono essere intense, stile era glaciale. Troppi gas e troppa energia in atmosfera e negli oceani devono pur essere smaltiti in qualche modo 😕😒

A cura di Francesco Loparco

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