Le difficoltà dell’atlantico…

31 agosto 2024
Le difficoltà dell’atlantico…
Nell’estate che non mostra ancora particolari segni di cedimento è riuscito a rialzare la testa anche, in questo estremo finale di mese, il promontorio africano. Non se ne sentiva la mancanza. Si tratterà di una puntata molto temporanea, destinata a rientrare sin da inizio settimana, ma sempre in un contesto che tenderà a mantenere le infiltrazioni atlantiche a distanza. Quando si parla di anticiclone africano è bene sempre chiarire. Intanto è giusto parlarne quando c’è, come in queste ultime ore, e non anche quando non c’è; e non c’è stato sino, appunto, a queste ultime ore. E poi bisogna sempre distinguere o specificare, giacché quando se ne parla si fa sempre riferimento alle quote superiori e al fantomatico ramo africano del sub-tropicale, identificato su base isoipsica, e non certamente ad anticicloni isobarici dei bassi strati, che, in pratica non sussistono. Tornando alla situazione c’è che, in verità, l’atlantico un minimo di affondo lo tenterà, muovendo una discreta saccatura lungo le isole britanniche e verso la francia; e potrebbe, in questa azione, persino arrivare a coinvolgere parzialmente, o a lambire, aree italiche occidentali o nord-occidentali. Da cui la possibilità di una certa destabilizzazione di inizio settimana su certe zone. Ma è anche assai probabile che la medesima sacca non riesca ad affondare più di tanto, ostacolata da un campo barico mediterraneo poco arrendevole, e, di conseguenza, indirizzata a stagnazione, vorticizzazione, ed isolamento, se non retrogressione, a largo lungo l’europa occidentale. Saremo, a qual punto, oltre metà prima decade del mese, e nell’ambito di una situazione tutt’altro che ben decifrabile, nel bel mezzo di una evoluzione che tra le varie relative sue ipotesi indica il consolidamento dell’alta pressione con nuovo africano, oppure l’affermazione di una dinamica di azione retrograda favorevole ad aperture a sacche continentali, o ancora, e finalmente, qualcosa di attinente ad affondi atlantici. Il disegno fa riferimento alla situazione generale prevista intorno ai giorni 4/5 settembre ed è eloquente, con il supporto della simbologia, nell’indicare l’affondo sull’europa nord-occidentale che punta, inizialmente, la francia ed il nostro nord-ovest, per poi evolvere in esteso cut-off, defilandosi verso sud-ovest…

Autore Pierangelo Perelli

Le difficoltà dell’atlantico…


Il motivo per il quale certe pagine o servizi meteo debbano scrivere dell’uragano daniel, del medicane che minaccia il sud italia, del ciclone tropicale che colpisce la libia andrebbe chiesto a chi scrive.

In alcuni casi dopo aver scritto nel titolo dell’uragano daniel in mediterraneo si corregge il tiro nell’articolo scrivendo che uragano potrebbe diventarlo, mentre in altri non si corregge nessun tiro e si continua imperterriti a parlare di uragano o medicane.

Un talk ieri sera, ospite giuliacci, ha fatto emergere molto bene il guaio di questo modo di fare informazione meteo, tra giornalisti che amano far propri i titoli meteo più eclatanti letti su tali pagine senza preoccuparsi di distinguere fra cose corrette e cose meno corrette, ed una meteorologia che, invece, cerca di dire le cose per come stanno. E giuliacci le ha dette.

Nel senso che ha detto che la depressione daniel, che dalla grecia si è spostata sulla libia, mai è stata un uragano, un medicane o un ciclone tropicale, descrivendo cos’è un ciclone tropicale. Pertanto coloro che scrivono certi titoli o certi articoli o non sanno cos’è un medicane oppure lo sanno ma scrivono comunque cose del genere per motivi che solo loro conoscono. Bravi e complimenti.

Venendo alla evoluzione dei prossimi giorni possiamo inquadrarla in tre step successivi. Il primo è quello in atto di un promontorio anticiclonico in fase di moderato ritiro ad aprire ad un minimo di infiltrazioni atlantiche sulle regioni settentrionali; il secondo è quello di un affondo, inizialmente promettente come fonte di un possibile peggioramento ma, dalle ultime emissioni, in tal senso un pò ridimensionato giacché ostacolato o frenato nel suo moto verso levante e costretto ad affondare, in una prima fase, sull’atlantico iberico/marocchino; il terzo è quello di una mobilizzazione ovest-est destinata a far muovere detto affondo verso est ma con molti dubbi riguardo alle effettive possibilità di un relativo cambio meteo radicale in senso autunnale.

Saremo, a quel punto, verso fine decade, ed in un contesto tendente ad una decisa occidentalizzazione, tutta però da vedere, appunto, sul piano della maggiore o minore influenza della fascia anticiclonica o del corso depressionario delle latitudini centro-settentrionali europee. Il disegno, riferito alla situazione di metà mese mostra la saccatura indicata che affonda, in un primo momento e per come rappresentato dalla freccia 1, verso sud, mentre la freccia 2 vuole rappresentare la mobilizzazione successiva e di fine decade in base alla quale tutto prende a muoversi da ovest ad est con la depressione che, di conseguenza, può aprire ad un corso un pò più oceanico…

Autore Pierangelo Perelli