Niente freddo per ora, ed almeno, forse, sino a circa metà terza decade…


Le carte di medio ed anche di lungo confermano, al momento, quanto già visto in precedenza, ed ovvero un quadro in cui l’incalzare da ovest dell’atlantico risulta, almeno in parte, ostacolato da una configurazione anticiclonica simil-omega che costringe lo stesso atlantico a strutturarsi in una saccatura a sviluppo meridiano in sedi iberiche. Lo stesso sviluppo procederà ulteriormente in senso meridiano estendendosi al nord-africa. Ma c’è, tuttavia, da considerare l’ipotesi che, alla fine, l’anticiclone possa cedere, almeno al livello di mediterraneo, fino a delineare una fase ciclonica e più perturbata, e, più o meno, ad inizio terza decade. Nell’ambito di tale possibile evoluzione, caratterizzata da una spinta oceanica umida ed instabile alle basse latitudini, si può, poi e senz’altro, valutare l’influenza e l’interazione di tutto un contesto orientale, all’inizio più di sbarramento e più foriero di correnti sciroccali piuttosto che di correnti fredde, ma poi, in una progressione evolutiva che raggiunge metà decade, non da escludere come possibilità che, per un ridisegno delle figure bariche, possa, l’aria fredda continentale, abbassarla di latitudine ed avvicinarla, quanto meno al mediterraneo settentrionale. Siamo, naturalmente, nel campo delle ipotesi ed il sogno, dei freddisti, di vedere realizzata la classica situazione in cui, in una depressione mediterranea, interagiscono aria umida da sud-est e aria molto fredda promossa da un anticiclone termico, e magari anche dinamico, sul nord-europa, sogno, al momento, rimane. La distanza temporale non può consentire ancora di scrivere certezze. E poi l’esperienza insegna che, il più delle volte, l’aria fredda che corre in senso antizonale coinvolge latitudini più settentrionali mentre in mediterraneo prevalgono le correnti meridionali. Tuttavia il disegno prospettico, per quei giorni ed al momento, di una situazione depressionaria alle basse latitudini e di una figura anticiclonica sull’europa nord-orientale che muove aria fredda continentale verso ovest, è una delle semplici ipotesi sul piatto che, come tale, consideriamo. Il disegno, con il supporto della simbologia (frecce medie della situazione in quota, frecce piccole dei flussi nei bassi strati e frecce grandi della evoluzione) mostra la situazione generale prevista intorno ai giorni 17/18 ed indica il blocco ad omega che ostacola la depressione atlantica e che disegna la tipica situazione con alta pressione a levante che tende poi a cedere alle basse latitudini…

Autore Pierangelo Perelli

Inverno si, ma, per ora, senza veri acuti…


Qualcuno risponde, con “vai a zappare ignorante” al mio modo di criticare santoni, maghi e gente che parla di un futuro meteo scritto nella luna, di arrivo dell’era glaciale, e che, alcuni giorni fa, facendo previsioni su internet, ha indicato questo breve e normale afflusso freddo come un afflusso freddo storico inizio di un grande periodo di decenni più freddo. Sempre questo qualcuno non può, pertanto, aver gradito certi miei consigli su chi leggere se si vuole imparare la climatologia, avendo io segnalato alcuni grandi scienziati di fama mondiale, fisici e fisici dell’atmosfera, anche premi nobel, come James Hansen, Syukuro Manabe, Keywan Riahi, Klaus Hasselmann ecc. Evidentemente questo qualcuno non considera scienza certi premi nobel mentre considera scienza chi ha visto in questo afflussino freddo di 2-3 giorni un afflusso freddo storico e duraturo, inizio di un pluridecennale periodo più freddo. Che dire? Beh, le solite cose. E, per quanto mi riguarda, ad es. il fatto, e mi tocca ribadirlo, che uno dei grandi mali di questo mondo è rappresentato da chi, credendo metaforicamente nella terra piatta, chiama ignorante chi ritiene che la terra non sia piatta. Pazienza. Mi si scuserà per queste mie divagazioni, ma da persona che ha studiato scienza, nutro una sorta di avversione viscerale nei confronti di tutto ciò che, senza naturalmente e per senso di educazione e rispetto, fare riferimento a qualcosa o qualcuno in particolare, verità non è, è della fuffa pura, e trova comunque il modo di salire sul palco e di essere considerata, seguita ed incorniciata, a causa di chi crede nella terra piatta. Sperando che il tempo finisca sempre per dar ragione a chi la ragione la merita. Il grande evento di freddo storico, preambolo del prossimo arrivo dell’era glaciale, è in corso e corrisponde ad un normalissimo, per il periodo, evento freddo dovuto ad una moderata discesa fredda dai mari del nord in un contesto depressionario. Non solo; il medesimo grande e duraturo afflusso freddo tenderà a sfumare entro 48 ore, assumendo la sostanza di una fase, certamente sempre invernale, ma meno assimilabile a discese artico-marittime ed assimilabile, piuttosto, a flussi di matrice polare, più da nord-atlantico. Il prossimo impulso, segnalato nel disegno della situazione prevista intorno al giorno 10, si presenta, infatti, come il perfetto impulso nord-oceanico, associato ad una relativa ricompattazione del VP che, in sede euro-atlantica, orienta i forcing o i grandi flussi da nord-ovest a sud-est. Ed il grande freddo? Beh, vedremo. C’è sempre la speranza, da parte di noi freddisti che questo inverno qualche bella sorpresa la riservi. Se si osserva il medio-lungo, tuttavia, non si scopre più di un quadro climatico che presenta fasi un pò più fredde e fasi un pò più miti; e di certo, almeno sino a metà mese, nulla che possa essere descritto come un vero afflusso freddo, di quelli significativi, duraturi e specialmente dettati dall’artico-continentale…

Autore Pierangelo Perelli

Fase invernale in linea con il periodo, senza estremi…


Esemplare l’evoluzione in corso e che ci attende per i prossimi giorni, ancorata ad uno schema certamente invernale, che, si consideri bene, non è di gelo e né di particolari o marcati afflussi freddi artico-continentali, ma è, di sicuro, abbastanza in linea con il momento stagionale. Peraltro, a fronte di una situazione invernale ma non di gelo, e perfettamente normale per il periodo, mi domando cosa scriverebbero pagine e siti vari al posto degli attuali roboanti titoli su cicloni di neve e di freddo se tornassero gli inverni di una volta, e quelli in cui certe fasi ben più fredde dell’attuale erano la norma. Va beh. Dunque l’evoluzione in corso e che ci attende è, come detto, esemplare rispetto ad uno schema classico e di un certo tipo, ed è anche perfettamente in linea con quanto indicato ed argomentato in precedenza. La fuga dell’aria fredda verso occidente ad agganciare una falla in oceano riporta verso l’alto le temperature perché la stessa aria fredda viene ad essere sostituita da correnti occidentali. Da cui il rialzo termico e il contesto più perturbato. Tuttavia la persistenza, a seguire, del blocco in atlantico, può finire per rendere la medesima depressione, che si muove lenta da ovest alle latitudini del mediterraneo, una depressione che richiama aria da nord-est più fredda, in un quadro in cui tutta la dinamica, sia dei bassi strati che in quota, finisce per disegnarsi o ridisegnarsi come una sistema di segno settentrionale. Da cui la classica situazione con saccatura in quota disposta dai mari del nord al mediterraneo e con depressione sul mediterraneo centro-occidentale. Detto contesto ce lo racconta il disegno della situazione prevista da ECMWF intorno ai giorni 5/6 (colori della situazione in quota e linee bianche isobariche della situazione nei bassi strati). Si tratta di una situazione figlia dell’aggancio della depressione atlantica, trascinata verso la nostra penisola. E si tratta della classica evoluzione in cui sussiste un peggioramento, inizialmente con rialzi termici e correnti occidentali, seguito da una fase generalmente più fredda o in cui si rifà strada il freddo assaggiato in precedenza. Tant’è che se osserviamo la simbologia indicativa della situazione di 48 ore dopo possiamo apprezzare la struttura di una estensione della saccatura in quota verso sud a costituire un vero e proprio nucleo freddo in quota (frecce blu) e la struttura della menzionata depressione al suolo (linee viola) ancora presente per quanto disposta più a nord o più verso nord-est. E’ il momento in cui la suddetta fase invernale, anche variabile e perturbata a tratti durante i giorni intorno all’epifania, in termini di basse temperature potrebbe raggiungere il suo apice, anche se una previsione dettagliata delle temperature e della distribuzione della instabilità sulla penisola è sempre, in casi come questo, assai difficile…

Autore Pierangelo Perelli