Pressione in aumento: due distinte fasi

Dopo un weekend molto instabile specie al centro sud (si sono verificati anche diversi fenomeni di forte intensità e allagamenti), la pressione è in graduale aumento su tutto il Paese.

Fino a metà settimana l’anticiclone sarà con i suoi massimi a interessare Spagna e Francia sud occidentale, dove le temperature saranno molto calde (locali picchi di 38° gradi in Spagna). In Italia si avrà un tipo di caldo nella norma per la terza decade di luglio; valori più alti al nord e settori centro meridionali occidentali, mentre qualche grado in meno all’estremo sud est italico.

Tutto questo perchè appunto il posizionamento dell’alta pressione lascerà in parte leggermente scoperto il fianco orientale a qualche infiltrazione instabile (molto debole e localizzata), impedendo tra l’altro una risalita termica sopra le righe.

Da giovedì il parziale avanzamento e stazionamento della goccia fredda atlantica, causerà un ulteriore aumento della pressione in Italia con il cuore del promontorio maggiormente centrato su di noi: si potranno quindi osservare picchi termici pomeridiani intorno o superiori ai 35° , maggiormente probabili su est padano, pianure interne toscane e del centro Italia e successivamente sulla Puglia.

Come avvenuto molto spesso in questa stagione estiva, la fase di caldo sopra le righe potrebbe non avere caratteri di persistenza, in quanto la depressione responsabile della rimonta calda avrebbe facilmente spazio per avanzare verso est: così facendo entro il successivo weekend si potrebbero verificare un netto ridimensionamento termico e anche nuovi fenomeni temporaleschi (con la visione modellistica attuale solamente al nord).

Seguiranno aggiornamenti

A cura di Simone Scarpelli

Varie ondulazione in est Atlantico e fasi di caldo africano sull’Italia

Buongiorno a tutti

Potrebbe essere questo lo scenario (solo come mera indicazione di massima, vista l’incertezza modellistica e il calo dell’affidabilità entrando nel medio/lungo termine) per la prima decade di luglio e forse anche qualcosa in più.

Le depressioni atlantiche pilotate dalla bassa pressione quasi permanente tra Uk e est oceano tornerebbero ad affondare tra Spagna e Portogallo; il tutto comporterebbe risposte di aria calda sub tropicale diretta verso il nostro Paese a più riprese, con maggiori effetti al centro sud e nord est (anche se tutta Italia sperimenterebbe caldo importante e sopra le medie del periodo).

Questi affondi stando alle analisi modellistiche odierne potrebbero però evolvere spesso verso est, forzando l’opposizione anticiclonica e quindi portando anche alcune passate temporalesche soprattutto al nord , ma con ricambio d’aria avvertibile anche nel resto della penisola.

Ovviamente i modelli calcoleranno meglio nei prossimi giorni l’eventuale veridicità di queste tendenze e non escludiamo già da adesso una maggiore resistenza anticiclonica con rischio di persistenza.

Intanto a più breve termine si confermano altri 4 giorni di estate mediterranea nella norma, con un po’ di caldo eccessivo residuo solo al sud.

Tra domenica sera e lunedì un’ondulazione non troppo pronunciata e poco propensa ad affondare verso sud rinnoverà forte instabilità sulle alte pianure del nord e Alpi e forse tra Emilia Romagna e alta Toscana.

A cura di Simone Scarpelli

Progressiva rimonta anticiclonica

Da venerdì l’isolamento di una goccia fredda atlantica a ovest della Penisola iberica favorirà la risalita e avanzata di un promontorio stabilizzante da ovest, con parziale componente sub tropicale.

Una seconda area depressionaria interesserà Grecia e zone limitrofe, dando così luogo alla formazione di una classica figura detta “a Omega” (risalita dell’alta pressione tra due zone di bassa).I massimi di questa figura stabilizzante sembrano ad oggi collocarsi tra Francia, nord ovest italiano e zona alpina centro occidentale.

Le isoterme più alte dovrebbero in un primo tempo prendere queste zone con termometri ovunque diffusamente intorno ai 30°.

In particolari zone soggette a picchi più alti si potrebbero raggiungere anche punte di 32° (vedi ad esempio Toscana interna con particolare riferimento al fiorentino), questo anche per eventuali brezze di caduta dall’Appennino con condizioni di colonna d’aria piuttosto secca.

Una forte risalita dei termomentri interesserà anche le Alpi, con zero termico diffusamente sopra i 3500m e locali punte di 4000m.

In un primo tempo infatti il sud Italia vedrà valori non certo eclatanti specie sul settore adriatico, in parte “rinfrescato” da venti da nord est, al confine tra l’aria di alta e quella di bassa pressione.

L’area instabile sull’est potrebbe interferire minando la stabilità e la strutturazione della figura stabilizzante.

Se però la goccia fredda portoghese dovesse iniziare a mantenersi statica, tutto ciò non farebbe altro che acuire il pompaggio di aria dal nord Africa verso di noi, con conseguente rinforzo della struttura di blocco e aumento termico generalizzato su quasi tutto Il Paese.

Una terza ipotesi prevede lo spostamento progressivo della lacuna barica occidentale verso est, con diminuzione termica, aumento dell’afa, ma fine dell’onda calda al traslare dell’aria temperata atlantica.

Come sempre accade, nei prossimi giorni i modelli calcoleranno con nuovi dati gli scenari possibili.

Diciamo che questo potrebbe essere il primo step verso un rinforzo del caldo e una virata più netta verso condizioni pienamente estive, ma  la distanza previsionale, la propagazione degli errori di calcolo e quindi i futuri nuovi dati che arriveranno ai modelli, ci diranno tra qualche giorno se sarà solo una parentesi o l’inizio di una fase calda duratura.

A cura di Simone Scarpelli

Configurazione invernale alle soglie dell’estate

Buongiorno e ben ritrovati

Quella che prenderà forma da sabato sarà una manovra barica più tipica dei mesi invernali e non certo così comune a fine primavera.

Martedì 1 giugno inizia l’estate per convenzione meteorologica, ma è sempre più probabile che l’assetto termico si possa presentare decisamente più fresco della norma su buona parte del Paese.

Ovviamente solo i movimenti e la posizione delle figure in gioco ci ricorderanno la stagione fredda; come è facile capire ad un passo da giugno non potranno che esserci altre temperature, ma comunque sotto le medie del periodo (in dei casi anche nettamente e soprattutto in quota e versanti orientali della penisola).

L’alta pressione punterà la Scandinavia, favorendo così lo scorrimento sul suo bordo orientale di una massa d’aria fresca/fredda per il periodo, che si metterà in moto retrogrado da nord est. Proprio quest’ultimo fattore (il movimento anti zonale rispetto al classico schema della corrente a getto da ovest verso est nell’emisfero nord)darà ancora per qualche giorno “grattacapi” ai modelli matematici.

Ad oggi infatti solo il modello europeo ecmwf, che qui propongo con le sue carte di geopotenziale a 500hPa, vedrebbe un interessamento diretto del nostro Paese, con crollo termico e numerosi fenomeni da instabilità (a tratti temporaleschi) in veloce movimento da nord est verso sud ovest nella giornata di domenica.

Più cauti l’americano gfs, il canadese gem, piuttosto che il tedesco Icon

A prescindere dall’esatta collocazione e direzione di questa azione prevista tra la sera del 29 e la mattina del 30 maggio, anche per i giorni successivi potremmo essere marginalmente interessati da una goccia fredda stazionaria sui Balcani, che di fatto manterrebbe lontano il vero caldo estivo e rinnoverebbe a tratti condizioni instabili specie sui versanti adriatici e localmente sui rilievi appenninici del centro sud.

Il versante meridionale orientale potrebbe vivere alcune giornate di fresco fuori stagione.

Da segnalare invece che sui versanti tirrenici e in particolare sulla Toscana interna, in mancanza di fenomeni le temperature massime potrebbero comunque essere piuttosto tiepide e sopra i 25°; questo per un certo effetto di compressione e riscaldamento dei venti orientali che devono scavalcare la catena appenninica.

A cura di Simone Scarpelli

Nuova perturbazione tra venerdì e sabato

Dopo gli strascichi instabili lasciati dalla perturbazione ormai in allontanamento, un nuovo impulso instabile si inserirà dalla Francia nella giornata di venerdì 14 maggio e velocemente si porterà a sud est in quella di sabato 15, permettendo così un rapido miglioramento delle condizioni meteo.

L’alta pressione sulla vicina Francia spingerà infatti verso est, causando uno scarso approfondimento del sistema perturbato e la sua veloce lisi.

Ad oggi sono oggetto di aggiustamento le analisi modellistiche sulle aree colpite e gli effetti (in termine di mm di piogga che potranno cadere) di questa perturbazione.

Ad una prima veloce analisi sembrerebbero presi grossa parte del centro sud peninsulare con massimi di precipitazione tra Toscana e Lazio e in parte il nord est con le relative Alpi.

Al momento in cui scrivo il modello americano gfs aumenterebbe gli effetti anche su buona parte della Toscana centro orientale.

Le mappe invece qui allegate, a cura del modello europe ecmwf, indicano l’evoluzione dell’impulso instabile.

Sicuramente si tratterà di una saccatura molto meno organizzata,meno strutturata e poco ampia rispetto a quella che ci ha interessati nella giornata di ieri, ma su alcune aree i quantitativi pluviometrici (su cui torneremo in sede previsionale a breve termine) potrebbero comunque essere significativi.

A cura di Simone Scarpelli

La settimana in pillole

Ci attendono almeno 6/7 giorni con pressione medio alta e scarsi fenomeni (sporadici al nord, Appennino e soprattutto nelle ore pomeridiane sui settori alpini specie orientali).Una condizione di staticità e rovesci a sviluppo pomeridiano confinati a quelle che sono le zone tipiche di un’ instabilità a evoluzione diurna e quindi più tipica dell’estate che della primavera; primavera che ha portato veramente pochissime perturbazioni strutturate su nord e Toscana. Qualche precipitazione invece interesserà da stasera i settori tra Sardegna e sud peninsulare ma senza accumuli di rilievo

Non sarà però estate dal punto di vista termico: per altri 5 giorni le temperature oscilleranno intorno alle medie del periodo, con sicuramente pomeriggi miti ma non sconfinanti nel caldo eccessivo. Assaggio di caldo che invece potrebbe farsi più deciso da sabato a lunedì prossimi per il “consueto” affondo di una saccatura atlantica sull’ovest del continente e conseguente richiamo africano sul nostro Paese. La perturbazione potrebbe però traslare in tempo ragionevoli, facendo si che la scaldata assuma solo caratteri di prefrontale caldo e non di una vera e propria figura anticiclonica perdurante.

Vedremo nei prossimi giorni se l’idea dello spostamento verso est verrà confermata e se così fosse potrebbero tornare, sempre non prima dei tempi descritti, nuove piogge al centro nord.

A cura di Simone Scarpelli

Possibilità di un reset barico a fine aprile?

Quando la Primavera risulta troppo secca non è mai una buona notizia in vista della stagione estiva. Quest’anno lo è risultata particolarmente su Toscana e nord Italia, dove praticamente dai primi di marzo abbiamo assistito al transito di un’unica vera perturbazione atlantica (tra il 9 e 12 aprile).Ci sono state localmente zone con qualche manifestazione piovosa in più (alture, rilievi liguri centro orientali e al confine tra alta Toscana ed Emilia durante brevi fasi instabili).Al centro sud invece le piogge sono state più frequenti, a tratti intense (grandinate ad esempio ieri sulla zona di Roma) e lo saranno ancora nei prossimi giorni. Questo quadro è stato fondamentalmente deciso da un assetto barico che ha visto quasi sempre un anticiclone azzorriano molto invadente ad ovest, con propensione a spingersi sulla Francia; di fatto le uniche forzature sono venute da nord o nord est e così appunto hanno lasciato sottovento alle precipitazioni le aree già menzionate.

Di contro con configurazioni di questo tipo la prima metà primaverile ha visto spesso temperature anche più fresche del normale (talvolta addirittura fredde), senza dimenticare però un intermezzo quasi estivo negli ultimi giorni di marzo con punte di 25°/28° in alcune zone del nord e centro. Un possibile cambio di passo (per adesso solo come mera linea di tendenza e con probabilità di realizzazione al momento non superiori al 15/20%), potremmo averlo negli ultimi giorni del mese o addirittura con l’inizio di maggio. Non ci sarebbe certo da stupirsi visto che l’ultimo mese primaverile ha medie pluviometriche di tutto rispetto al centro/nord e ha presentato in alcuni anni fasi d’instabilità unite a vere e proprie perturbazioni.

Questa ipotesi nasce appunto come linea di tendenza analizzando il lungo termine delle determinazioni modellistiche e soprattutto la media del prestigioso modello europeo ecmwf. Il vortice polare stratosferico potrebbe arrivare al “canto del cigno” tra la fine del mese in corso e gli inizi del prossimo, subendo quello che in gergo si chiama “final warming”: da lì ne nascerebbe un disturbo propagabile anche alla troposfera (fascia in cui avvengono i fenomeni meteo che ci riguardano), che potrebbe dislocare i centri di azione delle figure in gioco, con propensione dell’anticiclone a piazzarsi molto più a ovest e forse anche spingersi verso latitudini settentrionali. Si aprirebbe in tal modo una corsia preferenziale alle discese perturbate più occidentali e così arriverebbero anche fenomeni più significativi sulle aree che per ora sono state quasi sempre a guardare.

Mi fermo qui con la consapevolezza che solo la Natura ci darà nei prossimi 7/10 giorni il responso, avvalorando o confutando questa ipotesi. Ad oggi comunque sembra abbastanza deciso lo scenario fino al 25 aprile: prima questa fase instabile al sud e in modo minore altrove, poi un rialzo pressorio un po’ ovunque e i primi tentativi di cambiamento dal 26 in poi

A cura di Simone Scarpelli

Sempre più probabile l’arrivo delle piogge su Toscana e nord Italia

Sono ormai quasi due mesi che non transita su queste zone una vera perturbazione atlantica.

Dalla metà di febbraio ad oggi abbiamo avuto varie fasi con temperature invernali intervallate da pause anticicloniche più miti; l’ultima con una forte risalita termica (valori da fine maggio/inizio giugno una settimana fa), mentre tutt’ora stiamo vivendo un ulteriore “colpo di coda” della stagione fredda.

Tutte queste situazioni hanno visto intervenire quasi sempre correnti dai quadranti settentrionali o in parte orientali; situazione che per quasi tutto il nord Italia e la Toscana porta raramente a piogge significative e di fatto anche in questo caso da 10 febbraio siamo andati avanti con vento, secco e isolati rovesci di tanto in tanto nelle zone esposte ad alcuni temporali.

Sembra però che qualcosa stia per cambiare

Un nuovo affondo nord atlantico (stavolta a componente polare marittima) riuscirà a farsi strada piuttosto a ovest con ingresso tra Francia e Spagna, per poi traslare lentamente verso est. Tra sabato e domenica si attendono quindi le prime precipitazioni su Toscana e parte del nord (meno colpito il settore occidentale che al momento sarebbe anche quello più bisognoso di piogge).

Le precipitazioni andranno certamente considerate meglio nei prossimi giorni, ma con gli aggiornamenti attuali potrebbero risultare copiose su buona parte della Toscana e tutti i settori centro orientali del nord entro lunedì.

Tornerebbe a cadere anche la neve sui versanti meridionali alpini a quote più alte rispetto all’ultimo peggioramento (che ha comunque visto solo risibili spolverate): verosimilmente dai 1500/1800m in su (con possibili zone in cui la quota partirebbe più bassa), per poi tornare a calare fin sui 1000m nel caso in cui l’aria fredda riuscisse nuovamente a traboccare in parte verso la chiusura dell’evento perturbato, che è attesa per martedì mattina.

Riguardo alla situazione delle aree pianeggianti piemontesi alcuni modelli vedono ad oggi un “buco precipitativo” sottovento alle correnti, che assumerebbero quasi sempre curvatura ciclonica da sud ovest attivando libeccio, mentre per quelle zone è lo scirocco (quindi sud est) il vento umido più proficuo.

Ma ci sarà appunto da riaggiornarsi e valutare l’esatta entrata della saccatura, correnti definitive ed eventuali minimi sul Tirreno, che potrebbero far aumentare gli accumuli su alcune aree o diminuirli su altre.

Un saluto da Simone Scarpelli

Stamani la neve ha raggiunto quote molto basse in Romagna e nelle vicine aree dell’Appennino

Questa la situazione a 500m s.l.d.m nella Repubblica di San marino, ma sono stati segnalati fiocchi con attecchimento fino sui 200m nel forlivese e cesenate.

Una volta tanto possiamo dire che la fase con temperature sotto la media avrà una durata significativa (forse superiore ai 6/7 giorni a cominciare da ieri).

Altresì (come già analizzato) perdurerà la lunga fase asciutta sul nord Italia e Toscana (salvo isolati rovesci dovuti ai contrasti per l’aria fredda in ingresso) che va avanti ormai dalla prima metà di febbraio. Rovesci che appunto oggi potrebbero manifestarsi tra Appennino tosco emiliano romagnolo e le adiacenti zone interne toscane con neve a quote piuttosto basse, oltre alla fascia nord occidentale al confine con la Liguria.

Un temporale di neve/graupel ha interessato mezz’ora fa il genovese

E’ vero che l’inverno appena passato ha portato tanta pioggia sulle zone ora all’asciutto, ma non sarebbe certo da augurarsi una Primavera totalmente secca (quello mai in vista dell’estate).Per ora trascorriamo questa fase invernale ormai fuori stagione: poi vedremo se la fine del mese o addirittura aprile riporteranno un po’ della classica instabilità primaverile atlantica.

Una buona giornata a tutti voi da Simone Scarpelli

Dopo circa un mese con assenza di vere perturbazioni su nord Italia e Toscana, tra venerdì e sabato una breve fase instabile con effetti non molto significativi

Dai primi di dicembre ai primi di febbraio abbiamo assistito al transito di numerose perturbazioni atlantiche sul nostro Paese: perturbazioni che hanno sanato il deficit idrico del 2020 su alcune aree toscane, riempito di neve le montagne dalle Alpi all’Appennino, ma di fatto anche cancellato le velleità di avere fasi invernali più crude e molto fredde, visto che quasi sempre l’aria atlantica è più temperata; a questo (almeno qui in Toscana) si è aggiunta la copertura nuvolosa spesso presente, con minime che ne hanno risentito verso l’alto e quindi permettendo raramente gelate di primo mattino.

Neve che in montagna (specie sulle quote medie) è nel frattempo molto diminuita in spessore, specie nei versanti esposti a sud a causa della lunga fase mite avuta nella seconda metà di febbraio.

Venerdì una discesa d’aria fredda diretta con la sua parte più attiva sull’Europa nord orientale ci sfiorerà e attiverà per poche ore un blando richiamo umido da ovest: questo darà luogo a debolissime precipitazioni sui versanti sud alpini (che di fatto dopo i record di innevamento non vedono una vera nevicata ormai dal 10 febbraio) e qualcosa di leggermente più significativo sulle prealpi trentine/venete, oltre ai rilievi lombardi, piemontesi e valdostani (ma sempre nell’ordine di pochi mm).

Più importanti gli effetti sul versante estero che come sempre in questi casi farà da sbarramento alla massa d’aria, che per valicare le Alpi si caricherà di umidità e poi si seccherà sotto vento ai crinali con condizioni di foehn sulle nostre regioni, dispensando poi qualche rovescio anche tra basso Veneto, coste dell’Alto Adriatico, Emilia e Liguria.

Nella sua discesa molto sbilenca verso sud  l’aria fredda genererà anche deboli precipitazioni sull’Appennino ligure e tosco emiliano, ma difficilmente saranno bagnate le zone di pianura interne toscane (per lo stesso motivo del blocco montuoso in questo caso dovuto agli Appennini).Alcune precipitazioni interesseranno invece il sud tra isole maggiori e basso Tirreno e in questa seconda fase i versanti orientali del centro sud esposti al flusso da nord est.

Le temperature torneranno ad oscillare intorno alle medie di riferimento

Resta per il momento da valutare il transito di una perturbazione pilotata da correnti a componente occidentale /nord occidentale con l’inizio della settimana successiva.

Il  vortice polare  dopo il raffreddamento avvenuto in questi giorni in stratosfera sembrerebbe avere attitudine a chiudersi e sfogarsi su alte latitudini, con poca propensione a scambi meridiani e rilassamenti della corrente a getto (per intendersi sullo stile del surreale inverno 2020).

L’allentamento della tensione zonale e quindi la possibilità di scambi meridiani (tipici della stagione di transizione primaverile) potrebbe quindi essere rimandato più in là nel tempo e chissà… magari influenzare il tempo di aprile e maggio con più piogge e aria fresca. Ma queste sono al momento sono solo vaghe ipotesi e più che altro idee suffragate dai ricordi passati; uno molto recente quello della Primavera 2019 con un marzo molto mite e totalmente asciutto a cui seguirono un aprile molto instabile/piovoso e un maggio di stampo novembrino.

Anche se comunque in una situazione di vortice polare chiuso e compatto sono sempre da mettere in conto possibili veloci ondulazioni della corrente a getto.

Aspettando i prossimi aggiornamenti nella carta i possibili accumuli di pioggia attesi entro sabato secondo il modello europeo ecmwf

A cura di Simone Scarpelli