Il vero atlantico assente, o quasi…


Il cammino verso qualcosa che abbia un pò di sapore autunnale continua ad essere complicato, ed anzi, si complica ulteriormente. Si complica ulteriormente perché le buone promesse di un certo guasto generalizzato o, quanto meno, esteso sul centro-nord e di metà mese, si sono andate indebolendo. Nulla vieta che un certo peggioramento ci possa essere, ma la strada riferita dalle ultime proiezioni risulta davvero tortuosa. Il bisogno di piogge di segno autunnale, ovvero di quelle benefiche piogge che nulla hanno a che vedere con le bordate d’acqua brevi e concentrate di multicelle o supercelle come quelle delle ultime ore sul sud-italia, comincia ad essere significativo.

E questo settembre, ancorato ad un profilo che vede le perturbazioni atlantiche, ovvero quelle benefiche, piuttosto ostacolate a progredire verso il mediterraneo, nel volere mantenere configurazioni di segno estivo, appare davvero ostinato. Il disegno, che con la simbologia mostra l’andamento del flusso e dei forcing dominanti alle alte quote, si riferisce alla situazione prevista a 500 hPa intorno ai giorni 16/17 ed è eloquente nell’identificare la difficoltà con cui la saccatura iberica cerca di progredire verso occidente. Non solo; la medesima saccatura altro non è, del grande movimento perturbato oceanico e per come si vede, che una derivazione, oltremodo non associata a valori barici così bassi e, verosimilmente, tendenzialmente portata ad indebolirsi ulteriormente o a ristagnare in cut-off. Risulta complicato, ovvero, quel suo aggancio, da parte del grande flusso atlantico che corre ben più a nord, che la alimenterebbe e la spingerebbe verso levante. In quella posizione, peraltro, non è detto che, a dispetto del promontorio anticiclonico protettivo e ben strutturato, risulti completamente ininfluente. In qualche modo la dinamica del flusso sud-occidentale associato, lambente il nord-italia, potrebbe certamente non essere così estranea al generarsi, sul settentrione appunto, di motivi di instabilità. Ma sono da verificare varie possibilità evolutive, tra quelle che vedono la falla andare ad indebolirsi ulteriormente, a ristagnare, oppure a mantenere un certo vigore e a sfondare, quanto meno sul nord. Una delle ipotesi più accreditate è che la medesima saccatura, a partire da metà mese ed entro fine decade, tenda con fatica a muovere verso nord-est, così da determinare, come detto limitatamente ai settori italici più settentrionali, il transito di una certa ondulazione negativa destinata poi alla penisola balcanica.

A seguire e tra fine seconda ed inizio terza decade, poi, ma è tutto ancora da vedere, l’atlantico o le spinte di aria instabile potrebbero ancora riprovarci, anche se di nuovo non sulla base di franche azioni perturbate da ovest, bensì sulla base di azioni settentrionali associate a rialzi barici, evidentemente stavolta disposti sull’europa occidentale…

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