La corrente del golfo si è indebolita:più ondate di freddo e di caldo, più uragani si potrebbero verificare.

Il cambiamento climatico sta attenuando la Corrente del Golfo.

Un nuovo studio condotto da scienziati provenienti da Irlanda, Gran Bretagna e Germania ha evidenziato che la Corrente del Golfo non è mai stata così debole come in quest’ultimi decenni. 

Questo flusso caldo oceanico che risulta molto importante per il clima europeo, è diventato particolarmente debole in questo XX secolo.

Il collegamento con il cambiamento climatico causato dall’uomo è supportato da vari studi.

Le conseguenze dell’indebolimento della Corrente del Golfo potrebbero risultare molto evidenti per entrambe le sponde dell’Atlantico.

Per l’Europa si potrebbero verificare delle tempeste invernali più violente, delle ondate di caldo più roventi ed una diminuzione delle precipitazioni estive.

Mentre per gli Stati Uniti d’America si potrebbe riscontrare un deciso innalzamento del livello del mare sulla costa orientale e delle maggiori inondazioni.
Un ‘aumento dei cicloni tropicali risulta altresì possibile nel Golfo Messico.

A causa del riscaldamento globale una maggiore quantità di acqua dolce viene fornita all’Atlantico settentrionale sia per merito dell’aumento delle precipitazioni e sia per lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia. 

Di conseguenza, la salinità e quindi la densità dell’acqua diminuiscono lì, il che inibisce l’affondamento e quindi indebolisce il flusso caldo della corrente verso l’Europa occidentale e nord occidentale.

A cura di Centra Massimo

È PRIMAVERA🌸

A cura di Hermann Giannitrapani e Lorenzo Colangelo.
🌸È PRIMAVERA🌸
BUONGIORNO e buon inizio di settimana!
Con oggi inizia ufficialmente la primavera meteorologica, ( quella astronomica il 20 marzo ). Siamo ancora sotto l’influenza dell’alta pressione che ci terrà compagnia almeno fino a giovedì☀️, con ampi spazi di sereno e nuvolosità scarsa.
Le temperature si manterranno su valori miti, oltre le medie del periodo, compresi in genere tra 13/15 gradi con punte di 18°C su limitate zone nelle ore pomeridiane della giornata.

Da venerdì le cose inizieranno a mutare, con il primo attacco all’ alta pressione, che avverrà sia da est che da ovest.
In pratica verranno a interagire aria fredda da est e quella più umida dall’ Atlantico, sviluppando così una blanda zona depressionaria sul Mar Ligure🌀.
Tale configurazione porterà un raffreddamento più evidente sulle regioni settentrionali e del medio alto Adriatico, con anche alcune precipitazioni a carattere nevoso a medie/ basse quote.

Questo primo attacco non basterà per annientare totalmente il promontorio anticiclonico, tant’è che tra lunedì 8 e martedì 9 l’hp sarà ancora presente sul nostro paese tanto da ostacolare l’inserimento di nuovi fronti atlantici spinti dall’instaurarsi delle correnti occidentali.

Il secondo passo probabilmente si avrà da mercoledì 10, quando si riaprirà in maniera più decisa la porta atlantica e arriverà una schiera di perturbazioni, pronte a scaricare alcune pioggie sul Centro nord Italia, in primis le aree occidentali,
Ovviamente su questo vi riaggiorneremo nei prossimi giorni.

Cambiamento in vista


La dominante anticiclonica, caratterizzata da un profilo ad omega distribuito su mediterraneo ed europa centro-settentrionale, prosegue il suo corso. C’è da dire che lo prosegue con la variazione al tema costituita da una ridistribuzione barica che determina un disegno dei flussi più dinamico ed orientale, utile a causare temperature più basse e clima più secco. Ma, comunque, seppur con un piglio meno marcato, lo prosegue. E lo proseguirà ancora per qualche giorno, Poi, come detto in precedenza, da metà settimana, comincerà a cedere il passo ad una configurazione generale quasi di segno opposto assimilabile ad un vero e proprio “reverse”. Se osserviamo il disegno della situazione prevista a 500 hPa nel periodo 3-4 marzo notiamo che l’alta pressione mediterranea, associata alla falla afro-iberica o del mediterraneo sud-occidentale, è ancora ben presente, ma notiamo anche che sussiste, come novità, un rialzo barico meridiano sull’alto atlantico in area islandese ed una corrispondente flessione in progressione verso sud sul continente. Le frecce rosse e la freccia blu stanno ad indicare il corso in atto o vecchio corso che tende a cedere, mentre le frecce rosse e blu sottili stanno ad indicare l’inizio del corso nuovo che andrà maturando. Una evoluzione del genere, in chiave, appunto, di “reverse”, può far pensare anche ed addirittura a ritorni invernali, ma in proposito occorre fare chiarezza.

E’ molto probabile, infatti, che nell’ambito dei giorni del fine settimana possa verificarsi una sorta di regressione stagionale associata a destabilizzazioni e a raffreddamenti anche di una certa consistenza, ma è altrettanto vero che detti raffreddamenti di matrice nord-orientale od orientale non dovrebbero avere vita lunga. Le attuali proiezioni, da confermare, ci raccontano, infatti ed in proposito, di una dominante occidentale o nord-occidentale (vedi freccia grande) che, nel corso della seconda settimana del mese, dovrebbe tendere ad annullare i propositi di blocchi islandesi per imporre la ferrea legge dell’atlantico e, al massimo, flussi polari marittimi piuttosto che artici o continentali…

A cura di Pierangelo Perelli

I ghiacciai del polo si stanno sciogliendo ad una velocità 6 volte maggiore degli anni novanta.

A cura di GIACOMO ROTONDO GATTO.

I ghiacciai del polo si stanno sciogliendo ad una velocità 6 volte maggiore degli anni novanta. Dal 2000 la terra ha una perdita annuale di ghiaccio pari a 475 miliardi di tonnellate, 6 volte maggiore agli 81 miliardi di tonnellate degli anni novanta. Dal 1992 al 2017 i due territori (Antartide e Groenlandia) hanno perso 6.400 miliardi di tonnellate di ghiaccio, il 60% in Groenlandia
Il 2019 è stato l’anno peggiore per lo scioglimento dei ghiacciai da quando esistono le rivelazioni, superando il record del 2010. Entro il 2100 è previsto un innalzamento dei livelli del mare di 53 centimetri, con esso 360 milioni di abitanti di zone costiere sarebbero danneggiate.

Dalla primavera precoce ad ultimi flebili respiri invernali ?…


Dalla primavera precoce ad ultimi flebili respiri invernali ?…
Parteggio per gli afflussi freddi ma non per quelli tardivi e marzolini. Non che siano in piedi prospettive particolarmente marcate di ritorni di freddo tardivi, ma, dopo questa fase di precoci temperature miti, l’eventualità che possano tornare condizioni di minor segno primaverile e di maggior segno invernale non è da escludere. Siamo nel campo delle ipotesi e se sussistono alcuni forecast che, per i giorni 7-8 marzo, denotano una temporanea situazione di matrice continentale o nord-orientale, è pur vero che per avere certezze nel merito è ancora presto. Quello che, invece, sembra essere molto probabile è che l’alta pressione dovrebbe cominciare a cedere nel corso della settimana prossima, a partire dal nord-europa e tendenzialmente verso il mediterraneo. Va altresì detto che già nel corso dei prossimi giorni la medesima configurazione simil omega, che posiziona i suoi massimi proprio in mediterraneo, dovrebbe rilevare un certo indebolimento e l’effetto di deboli infiltrazioni, prevalentemente del nord-atlantico, ma è altrettanto vero che non dovrebbe trattarsi ancora di un vero e proprio cambiamento. L’alta pressione, infatti, seppur indebolita ed associata a temperature meno elevate, proverà a resistere ancora per qualche giorno. Poi, come detto, il passo dovrebbe essere quello di un cambiamento generale, sostenuto da un rialzo barico meridiano, questa volta in atlantico, proiettato verso l’islanda e potenzialmente in grado di far scendere sul centro europa ed ulteriormente verso meridione, le masse d’aria più fredde di una saccatura dei mari del nord e del nord-europa. E se l’effetto di un tale cambiamento potrà essere quello di un certo ritorno di inverno più o meno fugace, oppure quello di una semplice destabilizzazione con diminuzioni termiche contenute, lo vedremo. Il disegno riferisce la situazione a 500 hPa prevista tra il 2 ed il 3 marzo che mostra ancora il disegno della configurazione anticiclonica, meno marcato di quello attuale ma sempre ben delineato in mediterraneo, mentre la simbologia serve a rappresentare il cambiamento possibile, segnalato a partire dal fine settimana della prima settimana del mese, con il profilo di una isoipsa di riferimento che mostra, in modo chiaro, il cedimento barico in mediterraneo ed il corrispondente rialzo sul nord-atlantico (dalla isoipsa color rosso a quella colore viola)…

A cura di Pierangelo Perelli

La primavera dell’africano

24 febbraio 2021
La primavera dell’africano…
Il dominio anticiclonico foriero di una primavera precoce è destinato, pur con qualche variazione al tema e qualche possibile temporaneo e modesto cedimento barico, a persistere. Le ragioni di un quadro di questo tipo e così durevole sono descritte da un corso generale del getto destinato alle alte latitudini ed ovvero deviato, sull’atlantico, verso nord o nord-est, sino ai livelli dei mari del nord. A questo contesto, nel disegno indicato dalle frecce grandi rappresentative dei forcing del jet stream previsti tra fine mese ed inizio marzo, si aggiunge il corso di una corrente infiltrativa derivata che tende verso sud-est e che persiste nel tenere in vita una falla barica iberico-marocchina. Una tale configurazione delinea, pertanto, una estensione anticiclonica che, in veste di promontorio, abbraccia buona parte del continente rivelando, però, una certa sensibilità ad infiltrazioni atlantiche delle basse latitudini sui suoi settori sud-occidentali. Nel corso dei prossimi giorni il disegno dell’alta pressione, attualmente costituito da una solida figura centrata sul mediterraneo settentrionale, tenderà a modificare il suo aspetto in virtù di ulteriori spinte del sub-tropicale più a largo e sul vicino atlantico, ma non si tratterà di un cambiamento sostanziale. Le stesse spinte, infatti, proiettate verso nord-est, saranno tali da alimentare ancora il profilo di un promontorio a campana o ad omega sufficientemente esteso anche in longitudine, nonché sensibile ad infiltrazioni delle basse latitudini e destinate a mantenere attivo il pantano iberico-marocchino. A dispetto di tutto questo, favorevole al mantenimento di un quadro generale altopressorio con rimonta africana sul mediterraneo centro-occidentale e sino sull’europa centrale se non centro-settentrionale, sarà da verificare, nel corso dei giorni, una più o meno remota possibilità che il disegno si disponga in maniera tale da allontanare il flusso meridionale e da avvicinare quello settentrionale della parte orientale del continente, ma di certo non prima di alcuni giorni. E’ altrettanto possibile che un cambio circolatorio vero e proprio, associato ad uno scompaginamento delle alte pressioni e ad infiltrazione settentrionali o nord-occidentali e poi più occidentali in via tendenziale, possa cominciare a manifestarsi a fine prima settimana di marzo. Il disegno, della situazione a 500 hPa prevista tra il 28 febbraio e l’1 marzo, segnala anche, con le frecce più sottili, i grandi flussi di media troposfera associati ai forcing sopramenzionati del getto in alta troposfera, e spiega le dinamiche sopra descritte…

A cura di Pierangelo Perelli

Energico blocco afro-mediterraneo

22 febbraio 2021
Energico blocco afro-mediterraneo…
La caratteristica situazione meteo attuale, tra l’altro in fase di ulteriore consolidamento e certamente non piacevole per i freddisti, merita la considerazione descrittiva che meritano tutte quelle situazioni particolari, associate a disposizioni singolari dei centri barici, delle masse d’aria e dei fronti, e dal valore didattico. Il blocco si configura secondo il profilo di una rimonta afro-mediterranea del sub-tropicale, tale da consolidare una sorta di cut-off anticiclonico proprio sulle nostre aree, e complementare al classico affondo iberico che non ha modo di poter progredire come saccatura verso levante. L’affondo medesimo delinea, invece, il classico sviluppo meridiano in cui la linea perturbata della frontogenesi si dispone e si muove da sud a nord, praticamente bloccata. Lo sviluppo successivo di tale affondo può essere certamente quello della sua chiusura a cut-off ciclonico, destinato a stagnazione, magari anche a retrogressione, e forse a colmamento. Nel frattempo la linea perturbata e le precipitazioni, come si può verificare osservando la foto meteosat, interessano il mediterraneo occidentale, inserite in una corridoio di scorrimento orientato lungo i meridiani, tra il muro anticiclonico della rimonta calda in quota e la discesa fredda in quota che scivola sino su gibilterra e l’entroterra africano. Detta situazione è ben descritta dal disegno della situazione generale meteo, corredato della simbologia che illustra il profilo delle ondulazioni frontali disposte da sud a nord e che da sud a nord si muovono ed evolvono come lungo una parete costrittiva. Caratteristica anche la nuvolosità medio-alta a velo che si vede nella foto scattata verso ovest dalla toscana, e quale propaggine orientale della fascia perturbata sopra menzionata, che scorre rispetto alla foto da sx a dx, ovvero da sud a nord, senza poter progredire verso est…

A cura di Pierangelo Perelli

MASSE D’ARIA di NATURA DIVERSA, OSTACOLI e VANTAGGI NEI LORO MOVIMENTI.🥵

A cura di Lorenzo Colangelo, Davide Casotti, Andri Thana.
MASSE D’ARIA di NATURA DIVERSA, OSTACOLI e VANTAGGI NEI LORO MOVIMENTI.🥵🥶🏔🏞
Perchè quando all’orizzonte si presenta la possibilità di un’avvezione fredda diretta verso il mediterraneo, spesso tutto viene ridotto, spostato più ad est o addirittura cancellato?
Perchè invece quando sussiste, a medio termine, la possibilità di una rimonta anticiclonica la previsione il più delle volte risulta corretta?

Provenienza, orografia, movimento e caratteristiche delle masse d’aria, sono i principali parametri che ostacolano o agevolano un’avvenzione da un luogo ad
un altro.


Un promontorio di alta pressione presente alle alte quote avrà sicuramente meno ostacoli di un campo di bassa pressione che viaggia alle quote più basse. L’attrito radente con la superficie, lo sbarramento orografico ecc, saranno tranquillamente superati da un campo di alta pressione dato che queste strutture, nel mediterraneo, provengono dai quadranti occidentali e meridionali dove non sono presenti particolari ostacoli.

Diversa la faccenda per un’avvenzione di aria fredda meridiana o anti zonale *(movimento opposto a quello naturale della terra) che partendo dalle zone artiche o continentali, incontra lungo il suo tragitto diversi ostacoli orografici come le catene montuose o alcune resistenze di natura barica presenti a ovest che ne impediscono o deviano lo scorrimento verso occidente e mediterraneo.
Detto ciò possiamo tranquillamente dire che per una previsione a medio termine, riferita a situazioni perturbate Atlantiche occidentali, esiste sempre una buona attendibilità, questa è dovuta al naturale movimento zonale della massa d’aria (da ovest verso est) e da la quasi assenza di ostacoli orografici. Diverso il discorso per le masse d’aria gelida che, insieme ai motivi sopra elencati, hanno la caratteristica di essere molto dense, (l’aria fredda è pesante) quindi, per legge fisica, scorrono in prossimità del suolo subendo molti più attriti delle masse d’aria calda meno dense e pesanti le quali viaggiano ad alte quote, lontano da qualsiasi ostacolo.
In sintesi le avvenzioni fredde artiche e continentali sono molto più difficili da inquadrare di quelle atlantiche occidentali e degli anticicloni subtropicali, ragion per cui spesso vengono ritrattate dai modelli.🤷🏼‍♂️

Alta pressione e clima mite ad oltranza…


Alta pressione e clima mite ad oltranza…
Da qui a fine mese corre ancora una settimana abbondante e scrutare il tempo che i modelli prospettano per i giorni 27-28 può anche corrispondere allo scrutare qualcosa di ancora molto indefinito. Ma in questo caso, forse, non più di tanto, giacché stiamo entrando in una fase a dominante anticiclonica e piuttosto bloccata. Il periodo menzionato offrirà, in verità, qualche elemento di cambiamento o di evoluzione, ma più dal punto di vista di valori strettamente tecnici piuttosto che di fenomeni meteo. Ci racconta molto, da questo punto di vista, il nostro caro jet stream, quale componente di determinazione del corso del tempo e quale magnifica sintesi descrittiva del medesimo. In tal senso, oltre a disegnare la situazione meteo di 500 hPa prevista a fine mese, ho rappresentato, con le frecce, il disegno del getto e dei forcing relativi a 24/48 ore (colore viola) e lo stesso disegno previsto per i giorni 27/28 (colore blu). In linea generale notiamo, in entrambe le configurazioni, un getto che, in oceano, devia verso nord-est, delineando una sostanziale roosby positiva sul continente. Non solo. Notiamo anche, sempre in entrambe le situazioni, una sua derivazione che affonda verso sud a ridosso di iberia e marocco e a cui consegue la classica falla barica in veste di estesa goccia fredda stazionaria, certamente non sinonimo di mobilità zonale e, tanto meno, di afflussi freddi. Al contrario, in casi del genere, gli afflussi che coinvolgono il mediterraneo, sono da meridione e, pertanto, piuttosto miti. Va, altresì, detto che tra le due situazioni una certa differenza, in verità, sussiste e consiste principalmente nel fatto che la deviazione del getto verso settentrione di fine mese risulta più spostata a ovest e risulta collegabile ad una ulteriore spinta anticiclonica che trova maggiore correlazione con l’anticiclone atlantico piuttosto che con quello africano. Di per sé una traslazione del genere dei centri barici può anche portare l’alta pressione così a nord-ovest da favorire l’inversione, all’altezza dell’europa centrale e del mediterraneo, dei flussi. Ma, in questo caso, almeno a tutto febbraio, non sembra che la variazione indicata sia tale da operare detta inversione. Al contrario sembra che la rimonta anticiclonica di fine mese, parzialmente temporaneamente sostitutiva di quella afro-mediterranea dei prossimi giorni, maggiormente ancorata all’atlantico e destinata a spingere verso nord-est sin sul nord-ovest europeo, non sia tale da scompaginare la situazione, e sia, invece, tale, da favorirla, con l’ulteriore supporto del pantano iberico-marocchino e con il mantenimento di un quadro anticiclonico tendente ad omega ed esteso dal mediterraneo alla scandinavia. Nulla vieta che poi, oltre febbraio, la medesima situazione possa evolvere nella direzione di affermazioni anticicloniche scandinave con conseguenti richiami continentali freddi, ma oltre 10 giorni prima, chi può dirlo?…

A cura di Pierangelo Perelli

Freddo USA, freddo europeo e global warming


Freddo USA, freddo europeo e global warming…
Qualcuno, tra coloro che teorizzano il “no global warming antropico” e, semmai, un raffreddamento, enfatizza ogni grande afflusso freddo emisferico come il segnale della tendenza verso un raffreddamento. Peraltro, generalmente, gli eventuali grandi afflussi caldi li minimizza. E’ una visione della cosa per nulla scientifica, parziale e, persino, grottesca. Ammesso o non ammesso che il global warming antropico, più o meno, sussista e che sussistano, o meno, i termini di un riscaldamento globale è evidente che non possono essere i singoli episodi a dettare tesi di questo tipo, ancorabili solo ad approfonditi studi del clima su scale di secoli o millenni. Quando, stupidamente, si vuole a tutti i costi utilizzare il freddo di un inverno per sbandierare il “no global warming” accade, ad es., che se un inverno italiano o europeo non risulta particolarmente freddo, ci si appella al freddo USA e canadese. Ma facendo così non si fa altro che ricorrere a qualcosa che, in tal senso, non dimostra proprio niente. Il freddo USA e canadese, come quello di cui si parla in questi giorni, è, infatti, cosa frequente e, da questo punto di vista, non fa testo o ne fa ben poco. In molti si chiedono anche come mai a parità di latitudine (linea e frecce nere) a noi mediterranei toccano inverni spesso miti o poco freddi mentre a canadesi ed americani toccano spesso e volentieri bordate artiche e tempeste di neve. Beh, le ragioni di questa differenza sono parecchie e ben definite. Dovendo riassumere le principali possiamo così elencarle e descriverle: 1) l’alta pressione dinamica aleutinica o del pacifico (freccia rossa grande) è quella che maggiormente infastidisce il vortice polare favorendo discese di saccature artiche proprio sul nord america; il nostro corrispondente è l’alta azzorriana (freccia grande rossa) che non si comporta con modi altrettanto energici; 2) la massa d’aria fredda settentrionale che investe gli USA (frecce blu) quando si alza l’aleutinico è più continentale e dunque più fredda di quella settentrionale che scende sull’europa dai mari del nord; 3) ogni eventuale curvatura ciclonica e l’aria fredda annessa trovano meno ostacoli orografici su USA e canada e arrivano su dette aree in modo più diretto e tendendo ad affondare maggiormente (linea blu); 4) il freddo europeo e mediterraneo è causato maggiormente da afflussi da nord-est (freccia blu) piuttosto che da afflussi da nord (freccette blu), i quali, però, richiedono configurazioni che per ragioni di dinamica atmosferica non sono facili da realizzarsi; 5) il ramo africano del sub-tropicale è cosa che conosce bene il mediterraneo e che non appartiene di sicuro alle dinamiche meteo USA; 6) il clima dell’occidente europeo è mitigato dalla corrente del golfo (frecce rosse sottili). Alla fine della fiera gli sbandieratori del “no global warming” o del raffreddamento, peraltro assolutamente privi di basi e prove scientifiche, li lascino in pace i freddi inverni USA e li cerchino altrove, se riescono a trovarli, i motivi eventuali a sostegno delle loro tesi. E parlo da freddista. Il disegno mostra l’attuale situazione meteo in quota a livello emisferico che calza proprio a pennello al riguardo…

A cura di Pierangelo Perelli